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le sollecitazioni di un fine settimana

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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

altri

ovvero ce ne vorrebbero di weekend così.


il miglior modo per combattere le nostre paure è affrontarle. [àlex ollé y david plana dixit]

ero a teatro. allo smeraldo. per cinque minuti, cinque lunghissimi minuti, sono stata sequestrata dai terroristi. non c’è niente di più reale che credere vero qualcosa.

la fura dels baus sta rappresentando boŕis godunóv di puŝkin, quando all’improvviso irrompono dei terroristi che, imbracciate le armi, intimano di stare seduti e di non muoversi. proprio come è accaduto al teatro dubrovka di mosca nel 2002 -ma lì stavano rappresentando il musical nord-ost- . una ragazza non si sente bene e corre fuori.

in realtà rivivere quei primi momenti per la fura, è solo un espediente per parlare di lotta per il potere, della violenza come metodo per imporre un’idea e della corruzione delle strutture di potere.

boŕis godunóv è estremamente attuale, nonostante sia stato scritto nell’800. mentre ascolti ti convinci che sei anche tu in quella situazione di abuso di potere, e che è vero, bisogna fare qualcosa magari imbracciare le armi. poi in teatro lo fanno davvero. la finzione dentro la realtà e la realtà dentro la finzione. e si chiedono se alla fine sia meglio la politica o la forza delle armi. tirano in ballo macchiavelli –il fine giustifica i mezzi-, clausewitz –la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi-, sun tzu –la politica è la prosecuzione della guerra sotto altre forme, è lo stesso che ha scritto il più grande condottiero è colui che vince senza combattere-.

insomma finisce che partecipi in sala alla lenta agonia dell’attesa. fino a che capisci che se uccidi qualcuno, il tempo si ferma e non sei più lo stesso.

e allora politica o guerra? perché nessuna riesce a darci un mondo migliore?

forse prima di tutto è meglio ascoltare davvero, pensare davvero e parlare davvero.

qu avi lingua passa u mari. [giorgio dixit]

ovvero chi sa parlare attraversa il mare.

contro tutte le tensioni, contro tutte le divisioni e i muri ancora invalicabili, l’ideale è passare un sabato sera a festeggiare il compleanno di mitile ignoto nella casa delle fate mentre si parla in milanese e in siciliano, si cantano le canzoni popolari e i detti degli uni e degli altri, fra cani, gatti, tartarughe e bambini.

ché poi rio mi dice ma nel tuo blog si conoscono tutti! e siccome non è esattamente vero, io mica vi conosco tutti, qualcuno poi l’ho conosciuto nella vita reale dopo averlo conosciuto qui, dico che questa cosa di sentirsi tutti un po’ amici in queste lande è una cosa bellissima.

la vita è un gioco. o vinci o perdi, sei quello che sei. [monty payton dixit]

cosa c’è di meglio del senso della vita dei monty payton per inaugurare la nuova casa di cipi e del suo divano arancione? cipi che pretende di essere un blu -un tecnico tendenzialmente noioso per dirla nel suo modo schietto, anche se il marketing emozionale forse disapproverebbe- è il filosofo della compagnia.

è vero, è tutta una questione di prospettive come per il soldato in battaglia che dice:

meglio che stare in patria, signore, eh? in patria se uccidi qualcuno ti arrestano; qui ti danno un fucile e ti insegnano come usarlo, signore. voglio dire… qui ho ucciso quindici di quei bastardi, signore. laggiù mi impiccherebbero, qui magari avrò una fottuta medaglia.

e siccome la fine ha tante forme, anche quella di una saluto definitivo per vedersi di nuovo, ci siamo salutati su questo dialogo.

la morte: io sono il tristo mietitore!
geoffrey: chi?
la morte: il tristo mietitore! io sono la morte!
angela: chi è caro?
geoffrey: pare che sia il signor la morte, venuto per la mietitura.


il contrario dell’amore non è l’odio, è l’indifferenza. [emily giffin dixit]

ho terminato un libro che non avrei letto. uno di quelli un po’ rosa, un po’ lacrimevoli, un po’ stucchevoli. non che ci sia nulla di male per intenderci, è che a volte sono un po’ snob. di solito preferisco i libri che mi strappano l’anima. insomma mi piace fare delle scelte. ma è successo che una signora di una certa età mi ha messo nelle mani questo libro dicendomi lo legga. e chi sono io per rifiutare? così l’ho letto. è la storia di una che non credeva di essere all’altezza di un tizio che poi si è messo con la sua migliore amica e la stava per sposare se non fosse successo qualcosa per cui i due si sono ritrovati e amati. a volte il destino.

alla fine, la protagonista dice questo:

nei giorni scorsi mi sono detta che la chiave della felicità non dovrebbe essere in un uomo. che una donna forte e indipendente dovrebbe sentirsi completa e appagata da sola. potrebbe essere così. e mi piace pensare che anche senza di lui sarei stata contenta. ma la verità è che con lui mi sento più libera di quanto mi sia mai sentita quando ero single. mi sento più me stessa con lui che senza di lui. forse il vero amore fa questo effetto.

chi ha il coraggio di dire che non è vero? a trovarlo il vero amore. a volerlo riconoscere.

la signora che mi ha costretto a leggere il libro avrà voluto dirmi qualcosa?

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17 commenti

  1. Sammy ha detto:

    perché per 5 minuti?

  2. neru ha detto:

    mmmmm….tu non mi leggi

  3. Sammy ha detto:

    leggo, ma non capisco. sei uscita durante lo spettacolo?

  4. fuliggians ha detto:

    non era la signora a volerti dire qualcosa, era l’universo a volerti sbeffeggiare!!!!!

    ahahahah!!

    Ora, si può dire tutto quello che si vuole dell’amore coi contro cazzi, ma una cosa mi suona proprio male, che in due si possa essere più liberi che da single, più se stessi sì, ma più liberi….

    😛

    ps: grandissimi i furetti dei baustelle!

  5. neru ha detto:

    @sammy: appunto! ti ha detto niente questa mia frase? 😉
    cmq 5 minuti perché nei primi 5 minuti lo pensi davvero reale, pensi che in fondo potrebbe non essere uno spettacolo ma una cosa vera. dove e quando finisce la realtà e inizia la finzione e viceversa. la tua mente come una pallina da flipper viaggia velocissima su questo pensiero. poi riconosci semplicemente la genialità dello spettacolo e la meraviglia della regia.

    guarda mi è spiaciuto non parlare della regia. ma fare 4 post in uno mi è sembrata già un’impresa!

    @fulì: mi sa! 😦
    è quello che dico di solito anch’io ma ammetto pubblicamente -non so se valga solo per alcune o tutte le donne- che quando sono stata davvero innamorata anzi quando stavo con quel qualcuno che amavo mi sono sentita sinceramente così. dico che si sta bene da soli ma si sta meglio in due quando si sta bene. vorrei poter dire che non è vero ma non mi sembra il caso di dire balle! 😀

    però io non capii il p.s. eh?

  6. willyco ha detto:

    quando in due non si sta bene?

  7. neru ha detto:

    quando uno dei due o entrambi sono stronzi. simplement.

  8. willyco ha detto:

    vorrei l’indifferenza come virtù preclara

  9. neru ha detto:

    willy me pari tiziano ferro!

  10. willyco ha detto:

    sò on gatto de ghisa, altro che fero

  11. neru ha detto:

    è che mi pareva stessi scattando una foto alla iron titti!
    “…e voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare / e voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire…”

    insomma un mellifluo duro o che?

  12. willyco ha detto:

    nè mellifluo nè duro, fra poco sarò l’uomo dei picchetti

  13. neru ha detto:

    uh! ou? pecché? vuoi che ti tenga il picchetto? per buona causa è?

  14. willyco ha detto:

    sono io che recinto e traccio confini, il geografo dovevo fare

  15. neru ha detto:

    me parevi uomo di mare oibò! non son meglio le rotte?
    ché ti sei rotto?
    ahahahah

  16. willyco ha detto:

    uomo di mare prestato alla terra: non ci sono più le rotte di una volta.
    ahbahhabah

  17. neru ha detto:

    allora bisogna leccare un dito e sventolarlo al cielo!

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