l'alba dentro l'imbrunire

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Monthly Archives: marzo 2009

goccia su di me

fuori piove dentro piango.  -grazie myskin, il copyright è tuo-

faccio acqua da tutte le parti.

è perché tutti partono e io resto. alcuni vanno a londra, altri a new york. io compro casa.

è probabile che non andrò nemmeno al festival di edimburgo questa estate. non a roma a fine aprile. sì elis, te lo dico qui e così, ché non ho memmeno il coraggio di mandarti un’email. il pretesto è il lavoro.

però ho il biglietto per il concerto dei depeche a roma. il 16 giugno. almeno credo. non si può mai essere sicuri finché non lo si ha in mano.

io odio essere in balia dei sali-scendi ormonali. ma è la cosa che più mi ricorda di essere donna. e poi sto tempo che manco si può chiamare primavera.

non so. c’è troppa acqua.

mi è sempre piacuta l’acqua. me ne farò una ragione.

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quelle due o tre cose che ancora non sapevate di me

uno. la vendetta è un piatto che va servito freddo. ma quale vendetta? chi, io?

io una volta facevo un lavoro che mi piaceva, molto. poi mi misero accanto una ragazza per aiutarmi. quella ragazza diventò l’amante del capo e per me si aprirono periodi scuri e burrascosi. riuscii a mantenere la rotta e il posto. un bel giorno, il capo fu allontanato e si portò dietro pure l’amante. e io dissi ma dai! forse c’è una giustizia divina da qualche parte. fu così che arrivò il nuovo capo, portandosi dietro prima uno poi un secondo raccomandato di merda. allora dissi e sta minchia! due uomini e per di più lecca culo -mi si perdoni il linguaggio fine, grazie, ma fu proprio quello che pensai- no, contro due nun ce la puozzo fa’. me ne andai. cambiai lavoro. più o meno andò così.

e arriviamo a oggi. oggi ho fatto una cosa.

l’amante di cui sopra sta marciando a passo serrato verso una carrierona. però oggi la sua marcia si è esposta all’esterno e io mi sono infilata come un cuneo o meglio come un palo fra le ruote della sua ambizione. credo che la ragazza non dormirà notti serene per almeno due settimane.

ecco, mi ricordo di aver scritto che la vendetta non vale mai la pena. e infatti. sinceramente mica mi sto vendicando. sì, perché l’esimia compirà certamente la sua ascesa a una brillante carriera. tutto quello che sto facendo, lo sto facendo per la poverella -chiaramente!- perché possa dire un giorno che anche lei ha fatto fatica ad arrivare dove è arrivata. però le ginocchiere gliele regalo lo stesso.

due. non dire gatto se non ce l’hai nel sacco.

oggi pomeriggio un tizio che conosco sì e no, così così, mi ha portato una busta bianca chiusa. di quelle che hanno dentro la risposta. di solito ti chiedono vuoi la uno, la due o la tre? questa volta nessuna scelta. me l’ha messa in mano e basta. sulla busta c’è scritto totem della signora (iniziale del mio nome)****. così ho aperto la busta e dentro c’era la foto di un gatto.

inquietante si direbbe. e infatti. però. c’è un però. il signore in questione circa un mesetto fa mi disse che ero diffidente come un gatto. è deciso, aggiunse, lei ha un gatto totem; prima o poi le faccio sapere di quale gatto si tratta.

ed ecco che oggi ho conosciuto il mio gatto totem: il persiano silver tabby dove tabby sta per tigrato.

silverm260

ed ecco le sue caratteristiche

affascinante. dall’aspetto aristocratico è indubbiamente il più ammirato. di indole pacifica, molto tranquillo e affettuosissimo. vive esclusivamente in appartamento e non necessita di grandi spazi, tanto che passa il suo tempo spostandosi con flemma da un morbido cuscino ad un comodo sofà. estremamente adattabile viene considerato il gatto da compagnia ideale. la sua dolcezza trasmette tranquillità, i suoi modi pacati e gentili lo rendono un amico discreto e gradevole, la sua disponibilità al gioco un piacevole compagno: s’addice, quindi, alle persone sole, agli anziani e ai bambini. è capace di passare ore accucciato nel suo angolino preferito, ma stimolato al gioco può diventare un abile ginnasta. ama essere vezzeggiato e accarezzato e accetta ogni tipo di coccola.

lo so lo so cosa state pensando. anch’io.

tre. la differenza fra la genialità e la stupidità è che la genialità ha i suoi limiti. (albert einstein) ovvero -feat. quadrilatero- ti posso dire qualcosa sul genio? sì. pop porno.

oggi è il compleanno di mio fratello.

a parte il fatto che mi sono limitata a fargli una semplice telefonata e manco sono andata a trovarlo, volevo dire che ho sentito per radio chi altri è nato in questo giorno. tutta gente scontrosa e geniale. quasi tutta. perché, vedi fratello, tracy chapman, vincent van gogh, paul verlaine, eric clapton, warren beatty, beh, sono davvero geniali, ma roberto formigoni, caspita. mettiti una mano sulla coscienza. l’hai visto sul palco cantare?

quattro. perché non puoi dir di no al latte delle vacche stracche.

mi piace un sacco lo stracchino. soprattutto sui tuc. no, così. mi andava di dirlo.

il tempo è dalla mia parte

perché in fondo c’è

perché si lascia prendere

perché proprio quando decido di andare a correre, piove.

come d’incastro le parole

io credo che se fossi stato maschio e con l’idea della scrittura, avrei voluto essere gesualdo bufalino.

prima per il nome e soprattutto per l’uso sapiente delle parole.

ché queste non sono buone né cattive, dipende da come le si usa.

bisognerebbe conoscere le parole e l’arte di combinarle come pezzi del lego per poter dare un calcio con un piede quando la costruzione non tiene. perché c’è chi vuol far credere che ci sia una casa quando ha solo costruito una facciata. per non farsi fregare come dei polli d’allevamento. sarebbe meglio essere galline che provano a volare. ma comunque.

non può che essere un genio colui che inizia un suo libro così.

perduta per timidezza l’occasione di morire, uno scrittore infelice decide di curarsi scrivendo un libro felice. ne chiede l’argomento, secondo l’uso, ai cento occhi della memoria e ai solluccheri della gioventù. sennonché, più il racconto va avanti, e si trucca di fiabe, e formicola di luminarie, più lascia varchi fra le righe al soffio del nero presente. non resta allo scrittore che differire sine die la salute, pago d’aver cavato dall’avventura qualche momentanea lusinga ad amare l’inverosimile vita.

partire da questa ipotesi. poi si vedrà che succede.

UPDATE: poi le cose capitano come i massi che rotolano giù da un monte o come le ciliege che una tira l’altra, così mi è capitato di leggere queste parole di virginia woolf

le parole sono oggetti pericolosi, non dimentichiamolo. potrebbe nascere una repubblica da una poesia.

e io, ad essere sincera, avrei tanta voglia di una repubblica. qualcuno ha voglia di scrivere? io la declamo, eh! sono brava.

life on earth 4 people with heart

compenso e rislago.

un x-factor per un gianmaria testa e un mario brunello all’auditorium di milano.

rumore e colore per una poesia e un velo di mussola leggera.

ieri sera.

ho pianto e mi sono alzata in volo fino al soffitto di quella sala. poi insieme, eravamo parecchi, abbiamo squarciato il tetto ed eravamo fra le stelle a guardare il mondo da lassù. ed era bello con le sue miserie da quattro soldi.
avrei voluto darti un bacio con la forza del vento e sussurrare piano il tuo nome come uscendo dal panettiere.

due sere diverse per due immagini distanti che stanno l’una all’altra come baricco sta a calvino. il primo mostra immagini, l’altro le evoca.

ma solo a evocare immagini si può davvero volare come volevi tu. e come le fate in una sera di primavera che raccontano storie ai bambini diffidenti, ti ho preso per mano. eri lontano eri qui. sei, ora.
(altro…)

life on mars 4 x-factor people

ta-tàààà!

come la peggiore

come chi parla bene e razzola male

come il cacio sui maccheroni

siori e siore, martedì sera sono andata negli studi di ics-factor!

ta-tàààà!

non ve l’aspettavate eh?

è che non sopportavo più questa storia della somiglianza con la noemi. dovevo vederla.

ed ecco la mia irrevocabile sentenza. non me somiglia pe’ niente.

insomma lei:

  • è più carina dal vivo -non di me chiaro ma di sé-
  • è più magra dal vivo -cioè è proprio magra- ma il punto a suo sfavore è che è chiaro che non ha fatto sport da piccola -mannagghia allei-
  • ha la faccia schiacciata
  • ha un’aura carismatica

e quindi? dove sta l’inghippo? ha lo stesso modo di muoversi, di essere timida, di fare la pirla che ho io. ta-tàààà!

e quindi per chiudere questo post inutile, alcune cose direttamente dagli studi dello scalo 76:

  • la fauna che vuole essere spettatore di questi spettacoli è varia, sicuramente la maggior parte di chi va, pensa che sia figo fare il pubblico in tivvù, bah, comunque grande rispetto per la donna giraffa e la donna leopardo ggggrrrhhhhh
  • grande simpatia per i tre animatori del pubblico-alex, diego e giuseppe- i figli illegittimi della gialappas: mitica la frase “entra per primo daniele, ragazzi dobbiamo accoglierlo come se fosse un grande artista!”
  • grande tommasini, un genio. l’aspetto scenografico è la cosa migliore di tutto lo spettacolo
  • john legend è un figo, è deciso
  • amy mcdonald -bionda, bionda? bionda!- buuuuu, veramente teribbile, a fronte di un faccino bellino bellino leggeva sul gobbo la sua own canzone: ma come stai messa?
  • ovazione a ivano fossati che mi diede linfa alle sinapsi con la sua costruzione dell’amore
  • morgan è uguaglio a duemila anni fa -se la tira con insofferenza- quando frequentava il caffè della pusterla -gli apemilanesi possono capire, per gli altri ciccia-
  • maionca sempre istess
  • simona. ora, simona ventura che tutti chiamano simona tranne facchinetti che dice simonetta. oh simona. sei proprio alle cozze. ma ti dovevi ridurre così per un po’ di fama e un conto in banca? contenta te.
  • facchinetti, caro figlio d’arte. tu sei pirla ma bravo. bravo davvero. vai a braccio che è uno spettacolo.
  • e infine fatemi dire di mike. la mano gli tremava ma era presente come non mai. lo ringrazio sinceramente per i fogli che teneva in mano. sono una sostenitrice dei feticci.

and last but not least. fulì. il grande fulì che ieri ha compiuto gli anni e la prima cosa che ha sentito dalla sua amica neru è stato sei una merda a cantare così ce ne siamo tornarti per le strade di mecenate -dove sta lo scalo 76- cantando e ballando life on mars nella cover di seu jorge in onore di juri che è rimasto -rimasto?- e che secondo me non è un cantante ma un musicista. la differenza dov’è?
benvenuti su marte!

UPDATE: certo che povera laura…come poteva vincere vestita da sailor moon?

forse sarebbe meglio pensarci prima

mi domando perché la maggior parte della gente quando deve fare qualcosa, pensa -se pensa- mentre fa quel qualcosa. perché non lo fa prima?

esempio con annesso sondaggio? vai con le slides.

situazione. strada che s’immette sulla principale, le due strade formano una t. fila di macchine sulla strada secondaria.

domanda. quando ti metti a guardare il flusso delle macchine sulla strada principale?

a. quando arrivo allo stop

b. una o due macchine prima del mio turno

c. prima m’immetto poi guardo

avete scelto? bene.

tesi dell’opinionista. secondo me, guardate nel momento in cui siete allo stop e non prima. ma se guardaste prima, vi accorgereste della situazione, di quanto veloci vadano le automobili, quanto dista la seconda dalla prima e così sareste prontissimi a decidere una volta arrivati allo stop, facendo scorrere la fila con grazia e velocità.

è un po’ come quando da ragazza mi chiedevano quando si diventa adulti? ridendo dicevo da adulto. e mi rispondevano eh no! per essere adulto da adulto ci devi pensare da adolescente. mica diventi maggiorenne a diciotto anni! ci devi pensare prima a come vuoi essere. non ci sarà la magia, non diventerai magicamente una brava persona se non ti pensi prima. devi fare le prove per la tua scena unica.

è da qui che mi è venuta la mania di pensare prima alle cose. come quando sali su un palco. mica ti ricordi le battute appena sei in scena, mica sai come sarai, come andrà, tutto dipende da quante prove hai fatto prima e da come le hai fatte, da quanto ci hai pensato. soprattutto da quanto hai pensato alla scena.

poi mentre ero in macchina e pensavo e guardavo e fuori tirava vento e le nuvole giocavano a rimpiattino, mi sono detta che bisogna anche essere preparati a ricevere la bontà degli altri. non è facile essere oggetto di bontà. forse per questo in genere preferiamo i meschini.

dal profondo nord

mi è arrivata una cartolina dalla svezia.

ho scoperto che esiste la pausa fika!

sto malissimo il titolo metticelo te

dovrei essere su un treno ora. ma ieri sono stata malissimo, anche stamattina stavo malissimo. adesso sto solo male.

se ne deduce quindi che non ho nemmeno dormito. ho fatto tanti piccoli pisolini durante una notte che m’è parsa lunghissima. e dire che oggi c’è il sole, è il primo giorno di primavera e fa un freddo becco.

due cose dico vah.

ho visto il nuovo programma della bignardi, si chiama l’era glaciale. a parte il fatto che sarebbe stato meglio progredire dalle invasioni barbariche, almeno temporalmente dico, devo solo ringraziare la bignardi. sì, perché durante il suo programma sono riuscita ad appisolarmi ben tre volte. un record. evviva la bignardi.

comunque bella bella la sigla con i disegni di gipi -e dire che gipi mica mi piace tanto- e la scenografia il cui pavimento riprende un quadro di turner…mica cazzi eh! ma mi sa che hanno curato solo quello. gli autori andò stanno? piatti piatti neh?!

poi stamattina avrò ascoltato almeno cinque oroscopi per radio, ma non sono mai riuscita a sentirli completamente. soprattutto non ho mai sentito cosa dicevano del mio segno. in uno ho capito che sono fra il sesto -ultimo- e quarto posto, una merda insomma ma che in quanto appartenente ai segni d’aria mi aspettano grandi cose. eh sperèm.

l’unica cosa che ho ascoltato per intero e che circa quindici minuti fa mi ha fatto alzare per farmi sedere qui davanti allo schermo è una canzone della grande carlo king you’ve got a friend. non resisto a questa canzone.

ah per dire non sto malissimo perché oggi “nasce il partito degli italiani”, certo mi scoccia che non riesco manco a ridere.

mi distraggo ma del tè per te c’è sempre

uh come state? siete passati di qua e avete trovato ancora fredda l’acqua per il tè? un attimo che accendo il gas vah.
è che mi sono persa un po’.
ah volete anche i biscotti? aspè che sono nella dispensa. quali? oh, ne ho di tanti i tipi. ho bisogno di varietà. bicchieri di forme e colori diversi per adattarsi alla mia giornaliera visione del mondo e che mi riconcilino l’interno con l’esterno. mi paiono cose importanti queste. pure le tazze sono tutte diverse. dai sceglietene una.

comunque dicevo. mi sono un attimo distratta.
ho scoperto una tizia. fortissima. si chiama goliarda sapienza. il nome è goliarda. ha avuto una vita pazzesca. mi ha un po’ preso la sua storia, ecco. arton16-b9feb
tra le varie cose, ha scritto anche questo
non sapevo che il buio/non è nero/ che il giorno/non è bianco/che la luce/acceca/ e il fermarsi è correre/ancora/di più

se siete curiosi spulciate qui, qui e qui -dove ho tratto la foto-. io devo dire che mi sento emozionata come quando ho scoperto simone weil.

poi per il tè, ho le bustine di casa giugno, le devo finire prima di andare di nuovo a roma. una promessa è una promessa e poi quel tè è buono davvero. ne volete una? sennò prendete quello che volete.

le tipe di casa giugno sono anche le amanti di ettore amante, gruppo di cui, con grande onore, faccio parte pur’io. le ragazze di casa giugno stanno a roma e le vedrò ad aprile se tutto va bene. maggio invece odora di novità.
ma non è di questo che volevo parlare.

volevo dire che ieri ho guardato un film vecchio e bello. ma bello eh. si chiama non uno di meno di zhang yimou. ha vinto il leone d’oro nel 1999.

non-uno-di-meno1
parla di una ragazzina di tredici anni che lavora nei campi e che per guadagnare qualcosa in più, accetta di fare per un mese la supplente in una scuola di campagna. fa una promessa al maestro. una promessa è una promessa. mica come adesso. lei promette di non perdere alcun alunno. così quando uno studente non può più permettersi di studiare e va in città per lavorare, lei lo insegue e lo porta a casa. per trovarlo va in televisione. la gente si appassiona alla sua storia, lei diventa famosa e finisce che regalano al villaggio un bel po’ di soldi per aiutare i ragazzini a continuare ad andare a scuola. lei torna a casa e quando ha fatto quel che doveva fare, torna a fare la contadina. così con naturalezza, torna alla sua vera vita a viverla. tutto quello che ottiene è solo grazie alla sua volontà, determinazione e dolcezza.

ora ve lo dico. non ho miti. non credo di averne mai avuti davvero. ma questa ragazzina, se ne avessi, potrebbe essere uno dei miei miti.

vabbè ma quanto zucchero volete? magari volete quello grezzo? oh, ho pure quello grezzo di colore verde! mica bruscolini.

sapete mi distraggo perché c’ho il pensiero fisso. ho paura di fare un passo falso. ché noi si va avanti a perché ma se talvolta prescindessimo dai perché? così, tanto per lasciare spazio alla meraviglia? non so, oggi ho visto in giro per il cielo un drago, un elefante e una tartaruga. che poi il vento soffiava e la tartaruga si deve essere stancata di quell’andatura perché a un tratto ho detto toh la tartaruga è coniglio ma andava così veloce che alla fine è diventata una lepre.

ecco fatto, il tè è pronto. posso fare ancora qualcosa?