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match point a revolutionary road

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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

altri

ovvero “si impara a mettere lo sporco sotto il tappeto e andare avanti, altrimenti si viene travolti”

seduta su quella poltroncina scomoda davanti al teleschermo, ho capito in un attimo perché non mi sono ancora sposata.

davanti a me kate winselet e il suo sguardo disperato. kate non è esattamente una bella donna, è tremendamente affascinante. non si dica di no. una donna che affascina ha sempre qualcosa di leggermente stridente, per cui la bellezza passa in secondo piano. e lei è una donna che ci si passa attraverso. non t’incanti a guardarla.

bè dicevo che ho capito perché non mi sono-

quando ho iniziato questo post ho scritto perché non mi sono mai sposata, poi ho cambiato con un ancora, perché signori, qualunque cosa dica adesso, sinceramente, qualsiasi affermazione io stia per fare, ho sentito dire ieri sera che c’è sempre tempo per invertire la rotta del nostro destino.

così volevo parlare di questo film, revolutionary road e del mondo che mi ha scatenato dentro.

l’ho visto ieri. bello. da suicidio ma un bel film. ottima regia. di un uomo innamorato. tra l’altro, la scena iniziale mi è parsa in omaggio al grande regista woody allen, come del resto altre cosette qua e là. ma veniamo al succo, ai due tizi del film.

april è un’aspirante attrice. si innamora di un ragazzo, lo sposa e comincia a condurre un’inutile vita borghese senza futuro come attrice, destinata nella periferia newyorkese a fare la brava mamma e la brava moglie.

il marito di april è frank. innamorato della moglie, senza una chiara ambizione ma con un desiderio preciso: non finire come suo padre, cosa che puntualmente realizza.

a un certo punto april ha il coraggio di dire una loro verità personale e coniugale. stanno vivendo una vita a metà, in un vuoto conformismo. e lei ci prova a dare una svolta al destino. chiede di e convince frank a ricominciare tutto in un’altra città, parigi. è in questo frangente che conoscono un ragazzo, john, un matematico considerato pazzo, appena uscito dal manicomio. e capisci che essere pazzi -in questo caso nell’america conservatrice degli anni ’50- vuol dire vivere la vita nella sua pienezza.

perché ve ne andate a parigi? chiede john.

ce ne andiamo per uscire da questo vuoto disperato, risponde frank.

il matematico li guarda e dice che tutti riescono a vedere il vuoto, ci vuole del coraggio per vedere la disperazione.

già perché è meglio conformarsi a un’abitudine, al così fan tutti. ed è drammatico scardinare le regole, ma sinceramente chi le ha stabilite queste regole? questo si domanda april.

chi?

anch’io lo vorrei sapere. chi stabilisce le regole del conformismo, quelle del così si fa. io vorrei sapere chi ha paura di vivere la vita nella sua pienezza. perché fa male? non fa forse più male stare dentro regole che non si capiscono? mi dicono che ci vuole coraggio per scardinare le regole. io credo che ci voglia più coraggio per starsene incatenati a vedere la vita che se ne va.

d’altro canto abbiamo delle giacenze ed è frank a dire come si fa il controllo della giacenza.

sapere cos’hai, sapere cosa ti serve, sapere di cosa puoi fare a meno.

sembra facile decidere queste tre cose ma è un casino e finisce che ti rilassi dentro a una gabbia d’oro. il fatto è che col tempo nessuno si dimentica la verità, si diventa solo più bravi a mentire.

così i due coniugi fanno retromarcia sulla partenza per parigi e il matematico pazzo, personaggio geniale, chiede ai due qual è la vera ragione, visto che il denaro non è quasi mai la vera ragione.

ma chi ha il coraggio di dirsi la vera ragione? non frank. april sì. è per questo che l’ho amata molto.

e la coppia scoppia. certo la protagonista avrebbe potuto divorziare e iniziare una nuova vita da un’altra parte ma lei amava suo marito e non c’era altro posto dove avesse voluto stare se non con la sua famiglia. e non sapendo da che parte pigliare, fa un gesto di cui ne pagherà le conseguenze.

così arrivo a me.

ho capito perché non mi sono ancora sposata. è che io mi sono rivista in april.

io lo so. avrei fatto come lei.

mi sarei sposata con un uomo che amavo e avrei fatto quello che ci si aspettava da me. e questo, lo so, sarebbe stata la mia fine.

io non ho mai voluto fare quello che ci si aspettava da me. volevo fare quello che io mi aspettavo da me. provare e fallire, tentare o fuggire ma sempre io, sempre per la necessità di sopravvivere a un mondo che disorienta, che ti tenta e ti costringe.

averi finito per non sapermi collocare in questo mondo, avrei finito per essere normale e non la pazza che desidero essere. non avrei vissuto la vita nella sua pienezza.

non dico che sia più bello o più facile ma io dico che ne vale la pena. io dico che già che abbiamo sta vita tanto vale provare a viverla.

non ditemi cosa si deve fare, piuttosto ditemi perché lo devo fare e se crederò che possa andare bene lo farò. ma non ditemi che lo devo fare perché è così che si fa.

mi sono accorta che quando spiego il mio perché, la gente non vuole sentirlo. la maggior parte delle persone non vuole sapere i propri e gli altrui perché. e questo ancora non l’ho capito.

io voglio il perché delle cose, voglio il perché degli uomini. è il perché che ci fa evolvere.

è il perché delle motivazioni, non quello del senso.

e viverli questi perché. senza giudizio, senza conclusioni affrettate. ascoltare e sentire. per arrivare oltre l’orizzonte di un mondo che sta cambiando e cambierà.

e adesso? mi sposerei?

adesso so un po’ più sulla mia giacenza. saprei quali cassetti aprire e quali chiudere. ora non avrei più paura di me.

ci sono momenti in una partita in cui la palla colpisce il nastro. con un po’ di fortuna lo oltrepassa, e allora si vince, oppure no e allora si perde.

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11 commenti

  1. Sammy ha detto:

    “Lisa, sei una donna. Puoi serbare rancore per tutta la vita!” Marge Simpson

  2. Normale ha detto:

    Questo è uno dei film che ho intenzione di vedere.Mi ha incuriosito il trailer quando l’ho visto pubblicizzato in tv.

    Comunque quanto è vero che si rimane ingabbiati nelle proprio gabbie d’oro.Penso che sono veramente poche( o forse nessuno) le persone che sono completamenti liberi,perchè se uno ci pensa bene in un modo o nell’altro,si agisce,si pensa sempre secondo proprie convinzioni personali che alle fine sono sempre regole.Quindi anche colui che si crede il più libero tra gli uomini alla fin fine è lì in mezzo a tutto il resto del branco ingabbiato.Forse avrà una propria gabbia personale perchè segue forse regole non tanto conformiste,ma comunque è sempre dentro una gabbia.Tanto io sono del parere che è inevitabile vivere secondo regole prestabilite.Ci hanno sempre determinato,volenti o nolenti.Amen.:-)Comunque tra il nostro vocabolario c’è la voce del verbo “trasgredire”,che ognitanto mi ripeto è il caso di mettere in atto.

    Anche io sono sempre in cerca del perchè delle motivazioni,non del senso.Le motivazioni spesso hanno più fondamento del senso.

    Scusami sempre per il mio essere sempre lunga nei commenti.Sono una chiacchierona anche via web!:-)

  3. fuliggians ha detto:

    mi sembri un po’ autoreferenziale, se ti fossi sposata sarebbe stata semplicemente un’altra vita, mica per forza manchevole, o meno intensa. Anzi, azzardo l’ipotesi che forse, da sposata con un uomo che amavi, avresti fatto ancora di più. Diverso. diverso. ma forse di più!
    Essere pazzoide puoi farlo pure da sposata! 😉 che credi!!

  4. Bucky ha detto:

    uhm… so che perderò un sacco di punti e finisce che che vado in negativo, ma io sto film non l’ho proprio sopportato…
    Al di là del contesto e del dramma familiare, è un un mattone incredibile, e lo dico da amante del cinema orientale, quello fatto per assenze di dialoghi e tempi lunghissimi, dove praticamente non succede nulla in tre ore. Apprezzo i film che parlano di desolazione e fallimento, ma questo non è proprio riuscito a coinvolgermi.

    Penso che gli ultimi 25 minuti siano veramente pregevoli, i primi 80 completamente inutili. (lo so che i personaggi vanno presentati e la storia costruita)

    Ora non sono più il benvenuto nel tuo blog?

  5. Bucky ha detto:

    Per il resto sottoscrivo quel che dice fuliggians.
    No tanto per dire che l’ho capito che il film è il pretesto per aprire l’argomento trattato subito dopo.
    è che vedi/evi lo sposarsi come una limitazione delle proprie libertà, è possibile che succeda, ma non è certo.

  6. neru ha detto:

    @normale: nemmeno io penso che si sia mai liberi veramente. sarebbe bello decidere a quali catene incatenarsi.
    ché poi le regole vanno bene per tante cose mica dico che si devono scardinare per forza. è che non si può prendere tutto senza un minimo di coscienza e conoscenza

    @fulì e bucky: ma avete ragione! io dico che la me di adesso potrebbe fare di più con un uomo che ama, ma quando ancora ero in cerca di me avrei finito per vedere la disperazione in fondo ai miei occhi. forse sì, forse no. chi lo sa davvero?
    avete mai pensato a cosa vuol dire avere paura di sé?

    io non dico che sposarsi sia una limitazione della propria libertà, assolutamente. è che temevo di me, di non riuscire ad uscire da sola dal conformismo e restar dentro a una me che non avrei saputo riconoscere. c’è chi cresce in coppia e chi cresce solo. io una parte di strada la dovevo fare da sola perché non avrei avuto il coraggio d’impormi. e a tante donne capita ancora. ed eventualmente non sarei stata io a divorziare. lo so, questo lo so di me.

    @bucky: hai acquistato 500 punti. segno eh?

    @fluì: adesso lo so! o così o pomì 😉

  7. fuliggians ha detto:

    così così!!
    (ehi, ora mi storpi pure il nomignolo??!)

  8. neru ha detto:

    scusasse andavo di fretta!
    allora così va ben! eh? 😉

  9. Elis ha detto:

    I punti stavolta li perdo io: ma esseri liberi a che serve?
    Dare completo sfogo alle pulsioni di cui il buon vecchio freud ha tanto discusso, è davvero ciò che vogliamo?
    Secondo me no. I desideri non sono fatti tutti per essere esauditi. Alcuni sono più belli se chiusi in un cassetto.

    Riguardo al matrimonio, sottoscrivo fuliggi e bucky. Ma ti dico una frase che mi diceva mia nonna quando ero piccola “Prima fa in modo da bastare a te stessa, poi occupati di bastare ad un uomo (in modo che non ne cerchi un’altra).”

  10. neru ha detto:

    esatto ragazza mia! come quando ti dico che serve una stanza tutta per sé…
    non ho parlato di libertà. io dicevo appunto di bastare a me stessa prima che a un uomo. all’incontrario non sarei bastata a nessuno.

    vedi che anche tu acquisti punti? eheheh

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