le tre tappe dell’evoluzione

sua mamma aveva un gran senso dell’ironia e un’indomita ribellione al destino. per questo la chiamò evoluzione. e lei diventò la più gran magnaccia della zona.

le sue protette erano nina, pina e tina.

nina era alta, si fa per dire, un metro e cinquantacinque. capelli scuri, magrina con due seni da paura. mangiava quello che le capitava e si accontentava degli uomini che passavano di lì per caso. era sempre affamata e insoddisfatta. si faceva il bagno se era necessario, ma sapeva sempre essere in ordine all’occorrenza. pensava che era una fortuna aver trovato quel lavoro in tempi di magra. il suo salario le bastava appena per rifarsi la piega il sabato mattina e andare al cine di pomeriggio, quando si poteva rimediare qualcosa di discreto. si può dire che sopravviveva. modestamente ma sopravviveva.

pina era rossa, col viso di porcellana. guardava tutti dall’alto del suo metro e cinquantotto. portava vestiti verde smeraldo. si concedeva sfizi per mantenere quel giusto di forme abbondanti. aveva solo uomini belli. non desiderava concedersi ad altri. viveva in una casa ammobiliata, qualche gioiello. aveva un ottimo gusto per gli alcolici che si faceva offrire puntualmente. aveva studiato, ma possiamo presumere che fosse di media cultura. i maschioni che si portava in camera sapevano allegramente risolvere i piccoli problemi che le capitavano quando le cose non andavano per il verso giusto. si concedeva qualche piccola vacanza e tanti piccoli piacevoli surplus per sentirsi viva. oh se viveva bene.

tina era un metro e sessantatré con i tacchi. bionda ossigenata. alla marilyn diceva. preferiva uomini discretamente passabili ma che avessero soldi o cervello. meglio il cervello. perché aveva qualcosa da scambiare. lei gli insegnava l’amore e loro la conoscenza. avrebbe potuto andare all’università con tutto quello che aveva imparato. la casa era piccola ma organizzata. non si faceva mai mancare quello che le serviva. sapeva ingegnarsi. sapeva unire l’utile al dilettevole e un uomo non era un uomo se non sapeva trarne profitto. sopravviveva alla grande anche nei momenti di vacche magre.

un giorno passò di lì un uomo dagli occhi da orientale che raccontano emozioni. nina alzò appena le palpebre, per mostrare uno sguardo che implorava pietà, affamata e stanca com’era. pina si girò per dimostrare disprezzo, ché era convinta che in amore vince chi fugge; tina gli sorrise. fu quest’ultima che lui prese per mano mentre le diceva ieri un cervo bianco ha sorvolato la città, sbandando per il vento si è fermato qua aveva grandi occhi come i tuoi. lei rispose se era un sogno non svegliarmi mai.

lui la portò lontano. oltre il tempo mentre dietro di loro la città veniva distrutta.

e fu in un sentiero che lo sentì cantare.

pensami se puoi pensarmi scrivimi se vuoi parlarmi guardami se sai vedermi toccami se vuoi cercarmi. io non ho le parole da dirti o il coraggio di farti capire cosa sai di me ma se solo una volta, un’unica volta mi guardi negli occhi e non parli magari puoi sentirmi piangere.

lei gli strinse la mano. guardò con coraggio. si aprì una porta ed entrarono.

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10 pensieri su “le tre tappe dell’evoluzione

  1. eheheh…anche la rossa avrà un’ottima fine se lo vorrà…ma non andava bene per questa storia. la rossa di questa storia sapeva vivere ma non aveva imparato a sopravvivere…

    belle quelle parole eh? sono di un bravissimo cantautore italiano…eh…quando uno è bravo è bravo!

  2. mi son perduto nella mia ostentata preferenza per le rosse, tanto che mi son perso la porta dove entrare, lo sguardo da agganciare, le scale per giocare, il letto da stropicciare.
    Se la parte è il tutto, anche una piccola verità sei tu.

  3. mio caro willy è dura perché quella è una delle due immagini degli uomini sulle bionde naturali.

    clementine -l’eroina di un film- diceva non sono un’idea. ma in parte lo siamo e anche no, visto che quando ci tagliamo sanguiniamo e un desiderio è anche quello di andare di corpo ogni mattina. questione di salute sai… 😉

  4. vuoi dire che sono diverse da così? ed io che mi sono seduto all’alba tutte le estati in riva al mare aspettando spuntasse la sirena bionda. Chissà come la fanno le sirene. Comunque la salute avanti tutto.
    Hai visto “un uomo tranquillo”?

  5. nono ma tu resta pure seduto in riva al mare ad aspettare. mi hai fatto venire in mente una canzone di branduardi, si chiama il marinaio.

    non ho visto un uomo tranquillo…l’ho conosciuto, di nome e di fatto! ché lo devo vedere? racconta un po’!

  6. è un Ford d’annata, per me un film di formazione, visto non so più quante volte, con la più bella scazzottata della storia del cinema. Maureen o’Hara è la rossa e rosa di maggio è visitata ancora da centinaia di migliaia di persone ogni anno. Ma per me era la positività di John Wayne ad essere un mito, senza indiani, irlandese, poteva essere un italiano, un veneto di montagna. Poi venne la Monroe e la sua capacità di sollevare sogni. Affronto il rischio che tu lo veda e scuota la testa, pensando a com’eravamo.

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