l'alba dentro l'imbrunire

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Monthly Archives: dicembre 2008

fine d’anno

mettetevi comodi l’anno sta per finire. mettetevi quello che volete, tanto porta fortuna lo stesso. mia sorella mi ha chiesto ma se mi vesto di marrone dici che va bene? io ho chiesto perché? lei ha detto ma è capodanno. ho risposto e chissenenfrega.

mettetevi in piedi che a star seduti viene il sedere grosso e una sedia per tutti non c’è. ma chissenenfrega staremo in piedi e balleremo alla faccia di quelli che si annoieranno a bordo campo.

un anno finisce e uno inizia. da qualche parte è già iniziato e in qualche posto non sarà ancora finito.

quest’anno non ho buttato via niente, ho riciclato e per quello che resta al massimo faccio la spazzatura differenziata.

buona fine da sballo a tutti. che possiate vedere l’alba. in fondo basta trovarla.

e visto che a me piacciono le citazioni chiudo con una frase di albert einstein.

ci sono due modi di vivere la propria vita: uno è come se niente fosse un miracolo, l’altro è come se tutto fosse un miracolo.

come sempre preferisco quello che trasforma l’acqua in vino.

prosit!

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non si può fare

non si può andare al cinema il giorno di chiusura.

non si può poi optare per un ma sì dai andiamo a mangiare e sperare che qualche ristorante sia aperto il 29 dicembre e che quello che si degna di essere aperto faccia anche cose digeribili.

non si può morire di freddo per le strade di milano dicendo una passeggiata non può fare che bene per poi scoprire che hai la febbre proprio sul rush finale di questa tristezza di 2008.

non si può avere gli incubi di notte e scoprire che non puoi aiutare chi stanno ammazzando perché non riesci a muoverti, svegliarti di soprassalto e dire decisa io devo fare un corso di autodifesa per riuscire a reagire anche nei sogni.

non si può andare al lavoro per poi farti cacciare che infetti i colleghi e vaffanculo almeno noi vogliamo stare bene l’ultimo dell’anno.

non si può annoiarsi a casa perché la tachipirina ha abbassato la febbre ma sei lo stesso discretamente rincoglionita che non riesci a concentrarti nemmeno per leggere uffa.

che pirla. fra film, presidenti americani abbiamo creduto che tutto si potesse fare ma certe cose no. il vero motto del 2008 era non si può fare italietta sgangherata, altro che.

ma adesso mi guardo frankenstein junior. bisogna tornare all’originale. in fondo si può fare cambiando i poli da negativo a positivo, animando la materia inanimata.

e che ci vuole?

ho aperto la finestra e nevicava

nevica.

sui miei pensieri, sul balcone e sulle sue piante.

nevica sui campi poco più in là.

è una fortuna e inventa la bellezza. ora chiudi gli occhi e dimmi se questa è o non è magia.

intanto nevica.

il raccolto ci sarà. i semi non ghiacceranno.

stanno crescendo i bucaneve. 20080127-11-bucaneve

questa notte ho per te una ninna nanna finché sarò sospesa. così mi troverai, scalderai il mio sguardo duro, scioglierai ghiaccio e neve in fondo a me.

un anno di bolg

porca miseria.

fategli gli auguri vah. grazie.

che poi mi ricordo. sì io mi ricordo.

due mesi e venti giorni prima.

seduta in un bar di roma vicino alla mia via preferita o quasi. io. vestita di prugna e con gli stivali che non porto più. sole e pioggia.

io che dico non posso proprio aprire un blog. non ce la farei. mi porterebbe via troppo tempo. lo so come sono fatta. mi farei prendere. mi faccio sempre prendere.

poi.

due mesi e venti giorni in cui è successo tutto, persino la fine del mondo, del mio mondo. un periodo dove ho trattenuto il respiro e ho annaspato per non affogare. due mesi e venti giorni in cui non ho pensato, ho agito. d’istinto. ho fatto quello che ho potuto. non importavano le conseguenze. lo dovevo fare. se sapeste perché. tutti a darmi consigli. a dire ma cosa fai. mi hanno definito pazza, irresponsabile, orgogliosa, apripista e tanto altro ancora. sola. ero sola. credevo di essere sola. tante facce amiche che mai avrei pensato. tutti ad aspettare le mie mosse. chissà cosa combinerà ancora.

il blog.

ecco cosa ho combinato. ho aperto il blog.

due mesi e venti giorni che mi sono sembrati un’eternità. e un anno che mi sembra sia iniziato ieri.

più di un post al giorno. tanti pensieri in ordine. tante persone incontrate, altre ritrovate. tante persone pensate.

su tutti ringrazio quattro persone per questo anno di blog. non me ne vogliano gli altri. fuliggi in assoluto. senza di te non saprei sopratutto il blog non saprebbe. elis. sammy. didg.

comunque. che fatica il blog però.

bè adesso ciao vado a festeggiare con gli amici. non per il blog ma è come se. intanto sto già festeggiando con la birra trappista di fuliggi. si fa tardi mi aspettano e sono al solito in ritardo per finire il post.

cazzo, un anno di blog. l’avreste mai detto?

la differenza che c’è fra brian may e mio fratello

è recente la notizia bomba che freddy mercury non era gay ma bisessuale. lo si sa grazie a brian may, uno dei queen, che ci tiene a precisare il fatto. dice che definire freddy gay è riduttivo. dice che andava anche con le donne. per questo era bisessuale.

a parte il fatto che diversi gay che conosco, e non dico amici gay ché mai vorrei innalzarmi all’altissimo livello del ministro … -come si chiama? giuro che in questo momento in cui sto scrivendo manco mi ricordo più il nome, beata coscienza mia! ho dovuto davvero googolare il ministero per ricordarmi come si chiama- dicevo, non vorrei alzarmi al livello del ministro carfagna giammai!

insomma ‘sti tizi che conosco sono andati con donne. è per questo che un giorno feci la fatidica domanda che procurò agli astanti una grassa risata e una successiva e subitanea serissima risposta. ma insomma come fa uno a sapere di essere omosessuale davvero?

qualche settimana fa a pranzo mio fratello mi ha posto una domanda. è più facile che mio fratello faccia domande che affermazioni. comunque. aveva il giornale in mano. stavamo discutendo su zubin mehta a proposito di un articolo. ha chiesto sai che zubin mehta è parsi? sai chi altri lo era? no mi ricordo, ho risposto. dovresti saperlo, ha detto, è un cantante che ami molto. davvero non me lo ricordavo.

non cedo tanto facilmente a una domanda ma insomma forse volevo sentire il seguito così mi è uscito un dimmelo. ci sono sempre delle storie o dei racconti dopo domande così.

beh, mi ha risposto, freddie mercury.

sono rimasta in silenzio ad ascoltare la storia che è un po’ lunghetta e quindi la racconto così.

ci sono questi sasanidi, che prendono batoste di qua e di là dopo essere stati un fiorente impero in persia, l’iran per intenderci. batoste dai bizantini e batoste interne. così freschi freschi di giornata arrivano gli arabi -siamo fra il settimo e l’ottavo secolo- che li fanno a fettine e dicono d’ora in poi tutto questo è mio. visto che questi novelli conquistadores o meglio i mussulmani non ammettono proprio per niente la religione di ‘sti sasanidi -tipo o preghi su un libro o ‘sti cazzi- i sasanidi massacrati dicono ‘sti cazzi -beh magari non tutti- e se ne vanno. ma dove direte voi. dove va una comunità ormai solo religiosa che pratica lo zoroastrismo? beh in india. lì trovano il capo tribù indiano che gli dice siamo tanti perché dovrei ospitarvi? il capo persiano risponde, abbiamo bisogno di un posto dove stare. l’altro gli dice di no e aggiunge pure se non vi muovete a sloggiare ve le suono che non abbiamo posto, vi ripeto che siamo già troppi. allora il capo dei persiani risponde va bene ma prima fammi portare una ciotola colma di latte. l’altro lo guarda stupito ma accetta e manda a prendere la ciotola col latte. il persiano chiede pensi che sia buono il latte in questa ciotola? l’indiano risponde sì. allora il persiano si fa portare dello zucchero, lo versa nella ciotola e afferma ora lo è di più e non è caduta fuori dalla tua ciotola una sola goccia di latte.

da quel momento quella comunità che fuggiva dalla persia diventò i parsi in india.

un week-end a starnutire

occhei diciamo che ho passato un fine settimana da paura. uno di quelli col fazzoletto in mano a starnutire.

diciamo che non è stato bellissimo ma gli ho garantito un perché tanto che credo di aver una svolta alle mie conoscenze su un certo argomento televisivo.

diciamo che mi sono sorpresa di questo improvviso starnutire e starnutire. credo di aver fatto fuori una confezione di fazzoletti di carta in due giorni. mi sono sorpresa perché il primo di agosto avevo bevuto il vino che porta via tutte le malattie, insomma quasi tutte. e poi io mi ammalo raramente.

insomma ero perplessa, finché il mio amico fuliggi mi ha detto leggi. io ho letto. e ho capito che a casa ci dovevo stare ma a fare qualcos’altro!

certo che se starnutire troppo fa pensare al sesso. pensare troppo al sesso va venire solo mal di testa. devo guarire, non c’è dubbio.

…certi segnali non vanno trascurati, mi sa.

tolleranza

spero non me ne vorrà luigi castaldi aka malvino se linko un suo post in questo blog senza pretese. ma oggi sono sotto un cielo di nebbia che cielo non e’, o forse è solo un altro giorno insicuro.

le cose che ti dice forse non danno sicurezza, ché questa vita non ne ha, ma entrano nel profondo delle questioni. entrano in modo asciutto, anche se a volte penso che sia troppo asciutto. il fatto è che se sei tra lampioni e vetrine, e hai l’illusione di essere in mezzo a una distesa d’acqua in cerca di direzione, qualcosa di asciutto non può fare che bene.

e poi insomma il senso dei blog è anche questo, lasciare spunti, far girare e condividere informazioni e idee. discuterne se possibile. e spero che sia sempre possibile.

in questo suo post, malvino parla di tolleranza e di come è necessario stare in guardia dall’arte oratoria con l’arte oratoria, perché le parole sono importanti.

La tolleranza è efficace quando viene praticata da entrambe le parti

Leszek Kolakowski,
Breviario minimo,
il Mulino 2000

il post di malvino è qui

volver

uno torna sempre nel posto dove amò la vita.

(altro…)

come distinguere il porcame del web

insomma, ieri mi stavo gustando una sigarettina sul balcone (bbbrrrr che freddo!) e ruminavo circa la sindrome del single nel mondo moderno. pensavo che in effetti è ben strano che, in una milano tanto di corsa, piena di opportunità e cose da fare, in una milano tutta da bere, si faccia veramente fatica a trovare una persona con cui star bene. come facevano i nostri genitori? forse sono io che sbaglio, e – i giorni che mi guardo intorno – guardo nei posti sbagliati.

così accendo una seconda sigarilla e penso ad un mini esperimento. fuliggi dice sempre che in rete ormai ci sono più blog che siti porno, la creatività soppianta il sesso. chissà se è vero. allora, mi sono inventata un profilo fasullo su facebook. ho messo una foto abbastanza esplicita di una ragazza trovata in rete, ci ho aggiunto qualche nota al profilo, non ho limitato la privacy… e ho dichiarato aperte le iscrizioni!!
tempo tre ore avevo 21 richieste di amicizia! tutti uomini, naturalmente…

questo, cosa mi porta a concludere? se fossi superficiale direi che “tutti gli uomini sono porci!”. e che facebook è un ottimo sistema per collezionare nomi e cognomi delle persone da evitare con cura!
🙂
ma credo ci sia un po’ di più dietro. perchè gli uomini usano uno strumento come questo per broccolarmi quando possono fermarmi in strada? e perchè non preferiscono andare sulle chat e usare i tanti altri servizi per incontri che ci sono in rete, se proprio vogliono?
se giocano con facebook è perchè funziona? ci sono tante ragazze che si lasciano abbindolare da una richiesta di amicizia? forse sì. forse perchè in una città indiavolata come milano si spera sempre di trovare l’anima gemella; ma dentro dentro si crede che sia più facile, o forse più indolore, cercar amicizia invece che amore!

serenità mattutina

se c’è una cosa che mi mette il buon umore la mattina è quando, appena uscita che ancora mi sto domandando perché ho dovuto lasciare le coperte, saluto il signore delle pulizie del condominio mentre ci scambiamo un bel sorriso. è un sorriso che dice ehi in gamba giovanotto ce la possiamo fare e risponde sìsì in gamba giovanotta stammi bene.

e poi arrivare al laghetto vicino a casa e vedere le paperelle, le anatre e altri volatili sparsi tutti in fila lungo la sponda di quello specchio d’acqua, proprio come facevano gli angeli in city of angel che si radunavano sulla spiaggia ad aspettare l’alba. fermarmi, guardarli, salutarli e vedere che alcuni si alzano finalmente in volo.

oh io sto in pace con il mondo.