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lasciando da parte il destino

e tu scrivimi se ti viene la voglia

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c’est tout

vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

altri

leggetelo se vi capita. è un bel libro. è tutto quel che ho da dire al riguardo.

agota kristof, ieri, ed. einaudi 2002

“perché le cose vivono in me e non nel tempo. e in me tutto è presente”


avresti potuto diventare qualcuno anche tu, se avessi ascoltato mio padre. ma hai scelto di scappare e di diventare un niente. un operaio di fabbrica. perché?

io rispondo:

– perché è diventando assolutamente niente che si può diventare uno scrittore. d’altronde le cose si sono presentate così e non in un altro modo.

– lo dici sul serio sandor? che bisogna diventare assolutamente niente per essere scrittore?

– credo di sì.

– io credo che per diventare uno scrittore bisogna avere una grandissima cultura. inoltre bisogna aver letto molto e scritto molto. non si diventa scrittore dall’oggi al domani.

dico:

– io non ho una grandissima cultura, ma ho letto molto e scritto molto. per diventare uno scrittore bisogna solamente scrivere. certo, capita che non si abbia niente da dire. e a volte, anche quando si ha qualcosa da dire, non si sa come dirlo.

– e alla fine che cosa ti resta di ciò che hai scritto?

– alla fine niente o quasi niente. un foglio o due con un testo e il mio nome scritto in basso. raramente, perché brucio quasi tutto quello che scrivo. non scrivo ancora abbastanza bene. più avanti scriverò un libro, non lo brucerò e lo firmerò tobias horvath. tutti crederanno che sia uno pseudonimo. in realtà è il mio nome vero, ma tu sei la sola a saperlo, line, non è così?

lei dice:

– anch’io ho voglia di scrivere. quando sarò tornata nel nostro paese e violette andrà a scuola., scriverò.

– che cosa scriverai?

– non lo so. forse la storia d’un grande amore impossibile.

– perché questo amore sarebbe impossibile?

line ride:

– non lo so. non ho ancora cominciato.

– il tuo libro sarà falso.

– non puoi saperlo.

– sì. perché non sai tutto. non potrai mai scrivere la nostra storia.

– perché, noi abbiamo una storia?

– sì. line, noi ne abbiamo una.

– una storia d’amore?

– questo dipende da te, line. a meno che tu non abbia un’altra storia d’amore impossibile.

sorridendo line dice:

– no, non ce l’ho. ma ne posso inventare una.

– non c’è niente da inventare. io ti amo, line, e anche tu mi ami.

ci fermiamo. violette dorme nel passeggino. è già quasi primavera. la neve si scioglie, camminiamo nel fango.

line guarda la bambina addormentata:

– sì, anch’io ti amo, sandor. ma c’è mio marito. e lei.

– senza di loro, mi ameresti completamente? mi sposeresti?

– no, tobias. non posso diventare la moglie di un operaio né continuare io stessa a lavorare in una fabbrica.

domando:

– e quando sarò diventato uno scrittore grande e famoso e tornerò a cercarti , tu mi sposerai?

lei dice:

– no, tobias. innanzitutto non credo ai tuoi sogni di scrittore famoso. e d’altra parte non potrei mai sposare il figlio di esther. sono stati degli zingari, dei nomadi, ad abbandonare tua madre al villaggio. dei ladri, dei mendicanti. ho genitori onesti, io, colti e di buona famiglia.

– sì lo so. e io ho una madre puttana, un padre sconosciuto e non sono che un operaio. anche se diventassi uno scrittore, sarei sempre un buono a niente, senza cultura, senza educazione, un figlio di puttana.

– sì, è così. io ti amo, ma è solo un sogno. mi vergogno, sandor. mi sento male con mio marito e mi sento male anche con te. ho l’impressione di ingannarvi entrambi.

– ma è esattamente quello che fai , line. inganni tutti e due.

penso che dovrei dirle tutto, per farle male come lei mi fa male, dirle almeno che ho il suo stesso padre, colto e di buona famiglia. dovrei dirglielo, ma non posso, non posso farle del male, non voglio perderla.

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3 commenti

  1. sammy ha detto:

    oh cielo, mi sono perso in una pagina solo con i nomi e le relazioni, altro che “cent’anni di solitudine”! 🙂

  2. Quadrilatero ha detto:

    Occazzo. Sono io che sto invecchiando o il template è di nuovo cambiato?

  3. neru ha detto:

    @sammy: non ti è piaciuta la storia? 😦

    @quadri: sìsì stai invecchiando ma il mio template è insoddisfatto come me…non riesco a trovare quello che…domani torno al mio vecchio, al mio primo amore e così sia per un po’ almeno. 🙂

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