casa che abiti persona che incontri

avrei dovuto scrivere un post su quello che è accaduto ieri con i miei amichetti. poi stamattina mi sono svegliata e non ero a casa mia. no non sono finita nel letto di un perfetto sconosciuto. no, questo no. non so come ma non accade.

non riconoscevo più il posto dove stavo. c’era un divano letto disfatto, e altri letti, quasi tutti singoli, quasi tutti disfatti. su una scrivania un pc acceso, dietro una televisione che trasmetteva un film in bianco e nero. il parquet non era il mio. ho seguito con lo sguardo il corridoio e ho raggiunto a piedi nudi il bagno. cavolo, il bagno era blu. a me il bagno blu non piace, i miei bagni sono tutti verdi. e poi c’era il gabinetto in mezzo alla stanza. è fuori posto, ho pensato. l’ho spostato. ehi aspetta! ho strillato fra me e me, non si può muovere un gabinetto, come mai questo sì? ho visto che poco più in là non c’erano piastrelle e si vedeva chiaramente il segno dove stavano il gabinetto e il bidet. occhei, mi sono detta, li sposto, sai mai che mi dovesse scappare. poi quando ho cominciato a spostare il gabinetto, qualcosa si è mosso nel muro. il tubo mi seguiva? non lo so ancora. mi è sembrata una fatica inutile, così sono uscita sul balcone per vedere se qualcosa mi era familiare e invece no. il pavimento del balcone mi sembrava mezzo fatto e ma era la calce sulle piastrelle che confondeva. ho appoggiato le braccia alla ringhiera e ho osservato. c’era un palazzo tutto di vetro perpendicolare al mio balcone. vedevo gente indaffarata in tailleur che passava di corsa e mi guardava un po’ storta. ho pensato che fosse per la vestaglia. in effetti, non avevano tutti i torti.

poi sono entrata, ho fatto un giro su me stessa e mi sono detta ma dove cavolo sono? ho sentito una voce, apri gli occhi. li ho aperti e c’erano le mie cose, la stessa casa di ieri sera, la tenda verde di madreperla e quella rossa, il tavolino, il pc, lo ziqquratt, tutto a posto.
tutto a posto un corno. perché se è vero quello che mi è accaduto, nella casa del fare è tutto occhei ma mi è cambiata quella del pensare. così adesso ho da fare nel pensare. devo capire dove sono, devo mettere a posto i mobili e i sanitari, innanzi tutto ché se qualcosa mi scappa poi come faccio?

vabbè se siete curiosi di sapere com’è andata ieri sera, aspettate un po’. vi posso solo dire che ero agitata. c’era un un tè da me da prendere ieri. ma c’era anche qualcos’altro, prima che gli invitati arrivassero. c’erano pile nella casa del fare. pile di libri qua e là, pile di vestiti, pile di polvere e le mie pile erano un po’ scariche. me ne sono accorta alla sera, di essere agitata dico, quando prima di andare a dormire ho notato che avevo le mutande al rovescio. ma tutto bene, eh! mi sono ricaricata e adesso mi sento come un pascià.

mentre ci stavamo salutando, gli amici mi hanno intamato, non andare a scrivere eh! ho detto occhei ma datemi un inizio. il saluto all’italiana, mi hanno proposto. cosa? il modo che hanno gli italiani di salutarsi prima di andarsene. ecco se qualcuno ha qualche idea per lo sviluppo…io gli sono pure grata, che intatno metto a posto casa.

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9 pensieri su “casa che abiti persona che incontri

  1. Io quale sia il modo degli italiani di salutarsi non lo so…a parte il “ciao”, che poi è anche quello dei brasiliani…
    però a me viene in mente l’imbarazzo…e la sensazione di non aver ancora finito…che poi son pure due cose diverse…ma che magari possono star insieme..

    Non è gran chè come sviluppo, lo ammetto, sa un po’ di bianco e nero…

    Però se devo pensare ad una sensazione provata in un momento particolare, e non nella quotidianeità, in cui ho salutato, mi viene in mente questa…e poi a me lo sviluppo in bianco e nero mi piace pure…

  2. ciao!
    alla prossima!
    si, ma non vediamoci fra 20 anni, però!
    ok, a presto!
    smack, smack! smack, smack!

    … e dopo tre quarti d’ora sono ancora tutti lì a chiacchierare amabilmente!
    😀

    è fantastico.

  3. oh sei tu la fisica! mica era perpendicolare nel mezzo! il mio balcone e il palazzo di vetro -madò come mi sento un po’ nazioni unite e un po’ auster!- formavano un angolo di 90 gradi. meglio così?

    sìsì fantastico, talmente fantastico che non riesco a scriverci nulla…vabbè mi applico stasera!

    ehi didg…smack!
    😉

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