il sogno di martina

martina aveva un sogno. andare alla festa col vestito rosso. ci sarebbe stato mario.
mario era un bambino biondo con i capelli un po’ all’insù, la faccia da teppa e qualche brutto voto a scuola, ma riusciva sempre a cavarsela soprattutto da quando aveva cominciato ad aiutarlo martina. le stelle di longarone risplendevano ancora più forti quella sera e una musica si sentiva nell’aria, l’elettricità che qualcosa stava per accadere. erano i primi di ottobre e il freddo ancora si dimostrava clemente in quelle valli. martina andò a letto con un sorriso sul viso. qualcuno la chiamò, ci fu un fragore come di tuono, lei si alzò e aveva il suo vestito rosso. mario la prese per mano e cominciarono a ballare, a ballare, su sempre più su fino alle stelle. nessuno le avrebbe mai più cancellato quel sorriso.

in memoria dei quasi duemila morti il 9 ottobre 1963 nel disastro del vajont, il peggior disastro ambientale provocato dall’uomo. ogni volta che ci penso mi si stringe il cuore. non posso farci niente.

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6 pensieri su “il sogno di martina

  1. alla mattina alle otto del giorno dopo, a scuola, entrò il vicepreside e ci disse che la famiglia di un nostro compagno non c’era più e che era tornato a casa. Il vajont era un posto senza distanze e noi vedevamo solo i numeri, gli alpini che piangevano raccogliendo resti sul fiume, la diga in piedi e le facce attonite. Ma non c’era più la casa, i visi, i ricordi, la vita, l’abbiamo capito dopo, non c’era più nulla.

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