l'alba dentro l'imbrunire

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Monthly Archives: ottobre 2008

profilo di donna

non credo di essere femminista. non una femminista ante litteram, non una femminista anni ’70, né una anni ’90 né una post femminista. sono riconoscente alle femministe però. per quello che io sono oggi, per le opportunità che ho avuto. il fatto è che amo le donne. non è una questione di sesso, è una questione di identificazione. la gente si riconosce nei libri? io mi riconosco nelle donne. nei loro pregi e nei loro difetti. voglio bene alle donne e le sostengo, perché mi voglio bene e cerco di darmi motivazioni anche per diventare una persona migliore, se ci riesco.

con gli uomini è un altro discorso, perché per me è un altro mondo, un mondo diverso dal mio, per il modo di vedere e leggere la vita, per il modo di vivere la vita e di pensare. ho bisogno degli uomini e non solo per un discorso di sesso ma perché il mio mondo sarebbe a metà senza di loro.

ho accennato questo discorso perché ci pensavo stamattina, dopo aver parlato con alcune amiche e mentre mi rendevo conto del mondo maschilista che sento sempre più pressante oggi. una ragazza si lamentava di come si stia dando sempre più spazio a donne distese. così ho detto che vorrei vedere le donne in piedi e distese solo per amore. vorrei anche tante altre cose a dire la verità, ma insomma iniziamo da una. ed è questo che mi ha dato lo spunto per il post alta fedeltà di oggi. cinque donne che ritengo donne in piedi. cinque donne di fama -visto che è un blog pubblico- che mi piacciono, non so forse per darmi degli obiettivi. guai a chi dice che è una lista alta fedeltà difficile. me lo mangio a pranzo, che se la mia amica arkika non mi invita resto a digiuno domani, sappiatelo.

1. virginia woolf

per essere stata una scrittrice che ha rischiato praticamente tutto, ha offerto una via per scrivere al femminile e per essere al mondo con la propria dignità

2. simone weil

per aver creduto nella forza delle idee ed essersi messa in gioco in prima persona. filosofa, insegnante ha lavorato come operaia nella fabbrica della renault

3. paola cortellesi. perché mi piace tantissimo. senza se e senza ma. è bella e brava, eppure finora non ha cavalcato possibili onde ma è rimasta sempre un po’ defilata sfornando prodotti di ottima qualità

3 bis laura curino. un’attrice, una signora.

3 tris tina merlin. una giornalista con le contropalle.

4. marie curie. una donna il cui aplomb e la cui capacità intellettuale mi ha sempre affascinato

5. ipazia. perché me ne parlava l’altro giorno mio fratello e io ho detto cavolo!

piove piove inogniddove so jump to the left step to the right

la vita non ti sorride? non come vorresti? oppure ti sorride e tu te ne infischi che c’hai i pensieri nella gola e le pigne nella testa? l’acqua -che non è agua de março ma agua de rotura- annacqua i pensieri e l’umido fa scricchiolare le ossa? ti sembra di essere piombato a piè pari dentro al romanzo cento anni di solitudine?

in tutto questo bagnato -piove governo ladro, governo governo degli stivali- io mi ricordo di una pioggia, di didg, del cinema mexico a milano e di fogli di giornale sulla testa. perciò adesso se il mondo oggi non va come vorresti, come avresti voluto, potuto credere, canta e balla con me, che i lupi li faremo ballare. leeeetzzzz duuuu de taiiiiim uoooorp ageiiiin! olè.

-dedicato pure a concita, al suo modo di scrivere e al suo fantastico aplomb-

The time warp

RiffRaff:
It’s astounding;
Time is fleeting;
Madness takes its toll.
But listen closely…

Magenta:
Not for very much longer.

RiffRaff:
I’ve got to keep control.
I remember doing the time-warp
Drinking those moments when
The Blackness would hit me

RiffRaff:
And the void would be calling…

Transylvanians:
Let’s do the time-warp again.
Let’s do the time-warp again.

Narrator:
It’s just a jump to the left.

All:
And then a step to the right.

Narrator:
With your hands on your hips.

All:
You bring your knees in tight.
But it’s the pelvic thrust
That really drives you insane.
Let’s do the time-warp again.
Let’s do the time-warp again.

Magenta:
It’s so dreamy, oh fantasy free me.
So you can’t see me, no, not at all.
In another dimension, with voyeuristic intention,
Well secluded, I see all.

RiffRaff:
With a bit of a mind flip

Magenta:
You’re into the time slip.

RiffRaff:
And nothing can ever be the same.

Magenta:
You’re spaced out on sensation.

RiffRaff:
Like you’re under sedation.

All:
Let’s do the time-warp again.
Let’s do the time-warp again.

Columbia:
Well I was walking down the street just a-having a think
When a snake of a guy gave me an evil wink.
He shook-a me up, he took me by surprise.
He had a pickup truck, and the devil’s eyes.
He stared at me and I felt a change.
Time meant nothing, never would again.

All:
Let’s do the time-warp again.
Let’s do the time-warp again.

Narrator:
It’s just a jump to the left.

All:
And then a step to the right.

Narrator:
With your hands on your hips.

All:
You bring your knees in tight.
But it’s the pelvic thrust
That really drives you insane.
Let’s do the time-warp again.
Let’s do the time-warp again.

spice jr part 2

vi ricordate quando raccontavo delle figlie delle spice girls e di come sporty spice jr era convinta che dante scriveva in latino perché riteneva l’italiano una lingua volgare?

ché poi mi domando, va bene se uso l’imperfetto ovunque? l’imperfetto mi pare un colore nero perché sembra che stia con tutto. vabbè.

allora ve le ricordate? ecco oggi sono tornate a trovarmi, prima del previsto. oggi è stato chiaro che le rivedrò spesso.

prima frase di sporty spice jr. miii che palle i libri, mi viene l’orticaria solo a vederli e si è seduta accavallando le gambe alla cowboy.

posh spice jr è rimasta in silenzio, ha già i promessi sposi da leggere e l’ho vista un po’ provata.

oggi è stato il giorno di scary spice jr. anche lei ha deciso di leggere. la scorsa volta, si era fatta notare per aver detto -come si trattasse di un mantra- che il suo papà sta in brasile. oggi l’ha ridetto, poi ha aggiunto ma per me non è un padre. ho sgranato gli occhi. un padre, ha continuato, è uno che ti cresce, che ti sta accanto, che ti educa e lui fra un po’ manco si ricorda che esisto. sono anni che non lo vedo. ma io mi ricordo tutto, anche se ero piccola, tutte le facce, anche dei nonni.

è calato il silenzio. ci siamo guardate, abbiamo sorriso. le ho voluto bene. ma le volevo bene già prima. poi c’è stata la mediazione. prossimamente, leggerà moccia e grossman. e se grosmann sarà difficile, le racconterò quello che c’è da raccontare. ci siamo salutate come quattro donne che sanno che si rivedranno presto.

perché van gogh era rock’n’roll

non so, uno mi si para davanti e mi dice che è intenzionato a leggere qualcosa su van gogh. perché gli domando e lui mi risponde perché era pazzo.

la cosa mi sembra interessante e approfondisco.

lui mi dice di lavorare con i pazzi. è che gli piacciono di più dei normali. li definisce genuini. cioè, non hanno tutte le categorie, le sovrastrutture e i pregiudizi che abbiamo noi. sono sinceri, così, semplicemente, soprattutto nella prossimità. gli chiedo se gli piacciono gli anticonformisti e mi dice di no perché sono sempre dentro il sistema. insomma, sei normale? accetti il sistema. sei anticonformista? lo respingi ma ci stai sempre dentro. un pazzo sta fuori, dice. e il mio ormai amico un po’ grunge chiude il discorso dicendo che van gogh era rock’n’roll già nell’ottocento. ehi era un tipo avanti!

dice che torna a trovarmi.

mi devo preoccupare?

resta il fatto che a me piace il van gogh della pazzia. in effetti lo trovo più sincero, ecco.

adesso lo dico. ogni volta che uso la parola sincero tutti ridono e io mi sento in imbarazzo. ma perché cavolo mi dovrei sentire in imbarazzo ad usarla?

e così, quando non capisco, spesso consulto il dizionario. questa volta ho usato il de mauro on-line. ecco non me ne voglia il signor zanichellizingarelli e non si questioni su altri dizionari migliori.

sin|cè|ro
agg. FO 1 che esprime ciò che sente dentro di sé e prova veramente i sentimenti che manifesta, senza ricorrere a simulazione

e se questo termine continua ad urtare qualcuno, bè spero che gli vada bene questa definizione *scientifica*, sennò ciccia:

sin|cè|ro

s.m. TS zool., mammifero del genere sincero, munito di grosse corna, diffuso nelle zone paludose dell’africa centrale e meridionale | con iniz. maiusc., genere della sottofamiglia dei bovini, cui appartiene un’unica specie.

saluto e chiudo con rocket man di elton john.

UPDATE.

premessa. mannaggia a me e alle stronzate che scrivo. mannaggia a gap e alle sue provocazioni. ora lui dice che è un imbecille :O ? e chi sono io per essere da meno? così sono andata alla ricerca dell’animale sincero e sinceramente non ho la certezza del suo brutto muso, ma se si trova su un libro prima o poi lo scoverò. parola di lupetto.

detto questo, da “approfondite ricerche” dato che oggi ero in panciolle -quanto? uno, cià due minuti?- …sono abbastanza serena nell’affermare che il nostro -cosa? uomo? animale? speciale?- possa assomigliare a uno gnu

o meglio essere una spcie di incrocio fra un bufalo e un bufalo nano.

qualcuno che è passato dalle mie parti, ha suggerito che si trattasse del sincero bufalo bill.

e questo è tutto. se qualcuno sa, parli ora.

travaglio negli anni zero singolare

sono otto minuti. otto minuti possono essere tanti, possono essere pochi. sono un tempo. come spendere il tempo lo decidiamo di volta in volta, ammesso che si possa mercificare.

i negramaro dicevano solo tre minuti per parlarti di me, io invece ti chiedo solo otto miuti per parlarti di te e di quello che ci accade. se vorrai.

è grazie a nightnurse se ho visto il video e la persona che per otto minuti ha parlato, facendomi vorticare gli attibuti che non ho. se vuoi vedere anche tu, clicca qui.

casa che abiti persona che incontri

avrei dovuto scrivere un post su quello che è accaduto ieri con i miei amichetti. poi stamattina mi sono svegliata e non ero a casa mia. no non sono finita nel letto di un perfetto sconosciuto. no, questo no. non so come ma non accade.

non riconoscevo più il posto dove stavo. c’era un divano letto disfatto, e altri letti, quasi tutti singoli, quasi tutti disfatti. su una scrivania un pc acceso, dietro una televisione che trasmetteva un film in bianco e nero. il parquet non era il mio. ho seguito con lo sguardo il corridoio e ho raggiunto a piedi nudi il bagno. cavolo, il bagno era blu. a me il bagno blu non piace, i miei bagni sono tutti verdi. e poi c’era il gabinetto in mezzo alla stanza. è fuori posto, ho pensato. l’ho spostato. ehi aspetta! ho strillato fra me e me, non si può muovere un gabinetto, come mai questo sì? ho visto che poco più in là non c’erano piastrelle e si vedeva chiaramente il segno dove stavano il gabinetto e il bidet. occhei, mi sono detta, li sposto, sai mai che mi dovesse scappare. poi quando ho cominciato a spostare il gabinetto, qualcosa si è mosso nel muro. il tubo mi seguiva? non lo so ancora. mi è sembrata una fatica inutile, così sono uscita sul balcone per vedere se qualcosa mi era familiare e invece no. il pavimento del balcone mi sembrava mezzo fatto e ma era la calce sulle piastrelle che confondeva. ho appoggiato le braccia alla ringhiera e ho osservato. c’era un palazzo tutto di vetro perpendicolare al mio balcone. vedevo gente indaffarata in tailleur che passava di corsa e mi guardava un po’ storta. ho pensato che fosse per la vestaglia. in effetti, non avevano tutti i torti.

(altro…)

dilemmi

ma il piede di porco va bene per il chiodo fisso?

è che è un momento che non. ci penso oggi, qui sull’uscio della porta. dovrei andare a farmi un giro e poi allo spettacolo di una certa laura curino, un’attrice con i contro attributi.

ma insomma, penso che il chiodo fisso sta lì preciso preciso e piuttosto che togliersi, si formano le crepe sul muro. mica si toglie quel bastardo.

succede quando non mi diverto. no non mi diverte ‘sta cosa. c’è qualcosa nell’aria che non. l’ho già detto?

è che come ogni uomo che conta ha una donna al suo fianco -il contrario accade?- come ollio aveva stanlio, come il gatto e la volpe, come la tazza sta all’acqua che bolle, come lo scrittore ha bisogno dell’editor, a me manca una spalla.

per ora ho la mano degli amici. poi mi serve un gomito. bè quello ieri sera l’avevo, lo so, perché l’ho alzato, donc. nono mi serve una spalla, non ce n’è.

ti risolvo con un sms

mi raccontavano, e io ascoltavo inorridita, di legami amorosi e di matrimoni conclusi con un sms.

ho constatato che ci sono anche collaborazioni di lavoro e amicizie -o almeno quelle che credevi amicizie- che terminano con un sms.

dopo? il bacio di giuda.

ho visto cose che voi umani

ieri sera c’ho provato. davvero. l’ho fatto. e ho visto.

ho visto rete 4 col suo tiggì e un faccione che mi stava spiegando la vita, al largo dei bastioni di orione. è proprio vero che il tesserino da giornalista lo danno a tutti. con buona pace per chi il suo lavoro lo fa davvero.
e ho visto una donna piangere perché dopo aver rinunciato a 180 mila euro rischiava di vincerne solo 30 mila e non 500 mila vicino alle porte di Tannhäuser. ma poi hanno applaudito prima che sapesse di dover frignare di gioia. euuiua cheggioia.
e ho visto un uomo basso, additto al lifting, dire che l’occupazione è violenza. allora ho preso in mano il dizionario e ho letto. violenza è coazione fisica o morale esercitata da un soggetto su un altro così da indurlo a compiere atti che altrimenti non avrebbe compiuto. e ho capito che aveva ragione ma si è dimendicato di dire su di me. e ho capito che a volte gli uomini si comportano da bambini: mamma uffi quei bambini cattivi non vogliono farmi fare quello che voglio io. perché il bambino è il re del suo mondo. allora tanto valeva che aggiungesse anche voglio la mamma uè.
E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo…
come lacrime nella pioggia.

È tempo… di morire.

quando fermarsi

mi dico che dovrei imparare a fermarmi un minuto prima. basterebbe un minuto. ma io sono sempre di corsa e non ho imparato ancora a fermarmi. arrivo sempre in scivolata. e se mi dessi al salto in lungo?