io, l’amavo

e così sono a casa di myskin e jules. i maschi sono andati a ordinare le pizze, noi femmine stiamo buttando giù il post. è per un commento di betta, io ne ho prlato e jules ha tirato fuori un diario di annotazioni.

ci sono scritte le frasi che ha preso dai libri e quelle che abbiamo detto noi amici negli anni. alcune mi hanno fatto un buco nello stomaco. certezze d’amore, certezze per il futuro, domande a cui volevamo dare un senso.

jules mi spiega il motivo per cui lo fa, citandomi flaubert le è capitato mai di ritrovare in un libro un’idea che abbiamo avuto vagamente, un’immagine incerta che torna da lontano, come l’esposizione completa del nostro sentimento più sottile? ecco, dice che è così. che le frasi degli altri l’aiutano a chiarirsi le idee.

anch’io lo faccio ma più per ricordarmi cosa e chi mi ha toccato in quel momento della mia vita. per ricordarmi come e chi ero.

stasera di amore vogliamo impicciarci senza il bisogno chiarirci le idee, senza spiegazioni, senza pensare a noi. buttiamo lì sul piatto un lui e una lei ritratti dalla gavalda, una scrittrice francese. due caratteri dal libro “io, l’amavo”.

preferivo subire, preferivo consolarmi ricordando che ero quello che subiva. preferivo sognare o rimpiangere. era tanto più semplice…

la mia prozia materna, che era russa, ripeteva spesso: tu sei come tuo padre, hai nostalgia delle montagne.

di quali montagne? chiedevo.

di quelle che non hai mai visto, caro!

“figo, jules ci hai beccato” le dico tutta contenta.

“non so se va bene, perché magari le montagne le ha viste!”

“e se le avesse scambiate per colline?”

“vabbè dai senti qua, poveretta”

sono tutta ammaccata, sento che diventerò diffidente. riconsidererò tutta la vita attraverso un traditore. non aprirò più la porta. andatevene. parola d’ordine? bene, prendete le pattine. restate nell’ingresso. senza muovervi.

“azz un po’ meno disfattista no?” le chiedo.

ma sì dai c’è la spalla che le dà fiducia. ci vuole sempre una spalla che ti fa vedere un po’ più in là. cazzo servono gli amici e i parenti sennò?

no tu non diventerai mai quel tipo di donna anche se lo volessi, non ci riusciresti. le persone continueranno a entrare nella tua vita come in un porto di mare, soffrirai ancora e va benissimo così.

mi guarda jules, sorride, dice che abbiamo invertito i testi e abbiamo messo prima la fine. insomma siamo partite dalla fine per risalire la corrente. la fine per spiegare un inizio? ma l’inizio si capisce dalla fine o ci dice molto probabilmente la fine, e noi siamo così presi da non leggerne i segni per tempo?

non lo sappiamo. ci interessa più quello che sta in mezzo. forse è anche quello che si ricorda con meno intensità, però è quello che ci segna di più.

si è fatto tardi, i ragazzi sono arrivati, le pizze si raffredano, è ora di chiudere.

“vabbè basta” dice jules. “non c’è più amore”.

“e allora cosa c’è?” chiedo io.

“c’è la vita”, dice lei.

“?”

“ma sì il dolore, la sofferenza, la speranza, la gioia. quelle cose lì”.

“cazzo jules, potevo chiudere con un po’ di poesia no?”

“toh, scrivi questa”, mi dice. “è di simone de beauvoir da memorie di una ragazza perbene”.

quali che siano le lacrime che si piangono, si finisce sempre per soffiarsi il naso.

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17 pensieri su “io, l’amavo

  1. tesorooooooo! lo so! è colpa di myskin! -eheheheh- che non si capiva che cacchio volesse fare!!!! poi sai che io sono sempre di corsa e mi intrufolo sempre dappertutto!
    guarda all’inizio si doveva dare il regalo di battesimo al figlio ciccione di steve the leaf poi tutto si trasforma come sai.

    comincia a pensare alla cena per moi!
    :*

  2. Miskin, eh, questa me la segno! :o)

    Stevetheleaf … l’infuso di mela … direi che hai ereditato tu il testimone “ad honorem”: devi assolutamente organizzarlo a casa tua.
    Ma bazzica da queste parti?

    Alla cena ci pensa la dm, io ciacolo. :oP

  3. perdona la volgarità ma quale cazzo di testimone avrei ereditato? ehhhhhh?
    figurati se steve bazzica da ste parti! lo sai com’è, mi prenderebbe per il culo for de rest of mai laif e ci butterebbe pure il carico da 40…
    anche se adesso ha poco da fare lo sbruffone…dovevi vederlo col figlio, le vocine che non faceva! l’ho guardato e ho detto: ma sei tu? poi ho gridato: essere esci da lì esci da lì! 😉

    ma tesoro se venite a casa mia dovete prendere i biglietti come si fa dal panettiere o dal salumiere che qui più di due non ci si sta! vabbè adesso veniamo.

    ah, casa tua è fantastica. i maschi fanno le faccende di casa e le femmine ciacolano…lo sai vero che sei il mio guru!

  4. Chiedilo a Stevetheleaf: “Se ti dico the alla mela, a cosa pensi?”. Lui: primo ti insulterà per chè non te ricordi, secondo te lo spiegherà con aria di sufficienza e il suo mezzo sorriso sulla faccia. Lo vedo quasi. Salutamelo.

  5. nnnnnnnnnnnnnnoooooooooooooooooooooo!
    ma tu parli dell’era preistorica!
    sìsì nella mega reggia di steve. lui da vero signore ci invita per il tè -seh vabbè- e ci propina quello alla mela. ma lo faceva perché eri una salutista? sìsì è stato lui a insegnarmi che l’infuso deve stare nella tazza 5 min e poi quando lo togli, lo schiacci fra il cucchiaino e il suo filo. zac!

    jesus! ah te la ricordi la sua aria di sufficienza e il mezzo sorriso, eh! 😀
    ti giuro la sua dm è ‘na santa!
    dai lo saluterai tu.
    MYSKIN ORGANIZZA!

  6. Fosforo, gioia, fosforo! Ma non ti ricordi mica tanto bene le cose! :o) L’avevo scelto io, e poi non l’abbiamo più cambiato.
    … ma perchè non riesco a mettere le faccine?! :o(

  7. sigh…sto invecchiando…
    certo che l’avrai scelto tu! se non è strano tu non lo consideri! 😉 ahahah
    tesoro non riesci a mettere le faccine perché ci ficchi il naso…eheheheh…

  8. della Gavalda ho letto 2/3 della produzione, un pò mi piace, un pò è scontata: come la vita. Credo serva per confermare più che per capire.
    Passando a ciò che si ricorda di una storia credo che si parta dalla fine per capire l’inizio,ma la parte bella sta nel mezzo.
    Mi sono illuso per parecchio tempo che per amare bisognasse sovrapporre sorrisi e piangere l stesse lacrime, a volte può succedere.

  9. come sei negativo in sto periodo willy, o è solo una mia impressione? non credo proprio che la vita sia scontata o mi sarei già annoiata da tempo, anzi, porca di quella miseria…

    cmq anche secondo me la parte bella sta nel mezzo e non credo che per forza si debbano piangere le stesse lacrime. e perché? vorresti un clone? simpatia, empatia, dolcezza, questo sì ma tanto sono tutte cose che se si ama davvero vengono da sé.

  10. be’…che dire….boh???????? Forse sì..ci ha beccato…ma non lo so se mi va di vederla così…ci si racconta sempre un po’ no? Ma forse sì…è davvero così…però non mi piace sai? 😉
    Cmq è incredibile…un paio di giorni fa mio fratellino mi ha ricordato quando l’estate scorsa mi vedeva trascrivere su un blocco frasi di “La strega di Portobello” …gli sembrava strano e mi prendeva in giro…poi l’altro giorno così per caso mi ha chiesto:”ma lo fai sempre? Con tutti i libri?” Spesso, gli ho risposto. “perchè?” Perchè a volte, quando leggo una frase, mi sembra che mi stia spiegando quello che sento… Chissà se ha capito il pischelletto!!!!! 😉
    Grazie….

  11. ecco..ora mi ci fai ripensare….ma non è che si può avere nostalgia delle montagne proprio perchè non le si è viste per bene???? E magari si vuol sapere se erano montagne o colline???? No?!
    Ma allora….se ci penso…non è nostalgia… e che cavolo è?????? Sognare e rimpiangere…
    Ti ricordi la frase che ti dissi di “Questa Storia”?…mi è tornata in mente…anche se ricordare non vuol dire rimpiangere…e aspettare non vuol dire sognare….in mezzo c’è la reltà!

  12. betta, in verità abbiamo giocato sul maschile e femminile, ché quella cosa delle montagne veniva detta da un uomo che aveva lasciato la moglie, ed era per spiegare il motivo per cui lo aveva fatto.
    l’altra era la moglie lasciata che non riusciva a farsene una ragione. ma poi le cose come sempre possono essere invertite e anche no.
    che carino tuo fratello da come lo racconti.
    non credo che ricordare voglia dire rimpiangere, né che aspettare sia un sognare, e sì tanto ci pensa la realtà a tenerti i piedi per terra.

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