la morte, la poesia e una bambina che salvava i libri

da piccola mi lamentavo con mia mamma che ero stata a più funerali che matrimoni. devo avere parenti tanto vecchi, mi dicevo, ma anche quelli che appaiono vecchi ai bambini si sposano.

il fatto è che mia mamma mi metteva difronte alla morte. mi ha sempre messo difronte alla morte senza timore.

negli anni ’40 la mia genitrice era una bambina e tutto ciò che ricorda con terrore sono i bombardamenti. allora la morte era normale.

credo che abbia pensato che dovessi conoscere fin da subito un aspetto fondamentale della vita, l’anello che ricongiunge. perché la morte è circolare. forse così avrei amato con più fedeltà. forse così avrei avuto paura per altro che non fosse la morte.

perché la morte ha una sua poesia. non so cosa sia la morte, può essere tante cose, sicuramente non è bella.

negli anni ’40, mentre mia mamma cercava di salvarsi dalle bombe e si apriva alla vita, suo zio era in un campo di concentramento e suo padre, prima troppo giovane e allora primogenito e troppo vecchio per fare la guerra, com’è come non è, se ne era andato in germania a lavorare e trovò il modo per aiutare suo fratello. tornarono insieme con un giorno di distanza.

anche nella sofferenza, volendo, si può trovare della poesia.

è stato lui, mio nonno, che mi ha insegnato come riconoscere la dolcezza nelle avversità, e a vedere in mezzo al dolore la poesia. è stato lui a farmi capire che leggere è importate come l’onestà. che la bontà è un’áncora e che il vento fa il suo giro.

racconto questo perché me lo sono ricordato pochi giorni fa quando ho terminato un libro stupendo. è ambientato negli anni ’40 e si svolge in mezzo a una guerra. ho letto diversi libri belli ultimamente. ma è raro incontrare un libro geniale. e questo libro lo è. per come è scritto, per le parole e per la grafica. per la trama soprattutto. per l’incipit che credo di aver riletto una ventina di volte e per la chiusura. dentro c’è tutto, un mondo, soprattutto la speranza e l’amore.

è un libro da leggere almeno una volta. e ho ricordato qualcosa di me perché il libro non può essere raccontato -si perderebbe tanto- può solo essere letto.

l’autore è markus zusak, un ragazzo di 33 anni che vive a sidney e scrive libri per bambini. questo è il suo primo libro per tutti e per sempre. si intitola la bambina che salvava i libri ma sarebbe più corretto dire la ladra di libri -come il titolo recita in inglese – ovvero la scuotitrice di parole.

e queste parole che seguono le butto là, tanto non sapete dove stanno.

che bene facevano le parole?

le diede una ragione per scrivere parole sue, per rammentarle che le parole le avevano anche salvato la vita. “non punirti” la sentiva ripeterle, ma ci sarebbero stati punizione e dolore, e anche felicità. significava questo scrivere.

ho odiato le parole e le ho amate,

e spero che siano tutte giuste.

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11 pensieri su “la morte, la poesia e una bambina che salvava i libri

  1. sammy non si può insegnare la morte.
    certo che si può avere familiarità della morte, se sei nel ciclo della vita, se assisti un malato terminale, se ti trovi a un passo da lei, se entri nel reparto oncologico infantile, se se se. il fatto è che troppo nichilismo mi annienta e quello che mi hanno insegnato è non girare la testa, ma guardare in faccia alla realtà e andare avanti con poche scuse e molti motivi.

  2. sai..oggi parlavo con una persona..una persona “adulta”..una di quelle persone che sembra possano sempre insegnarti qualcosa..e parlavamo proprio di questo…della paura della morte… Be’..lui mi diceva che pur essendo la morte una cosa naturale…è ciò che ci fa più paura…e secondo lui questo è dovuto all’educazione che abbiamo avuto…noi generazioni che la morte non siamo abituati a vederla così da vicino..e che siamo stati in un certo senso protetti dal conoscerla…e così la temiamo …ricordava che da piccino parlava con i contadini, quelli che avevano vissuto due guerre…e che uno di loro gli diceva sempre:”dovrebbe esserci una guerra per ogni generazione…per conoscere davvero la vita”… Be’..l’affermazione è sicuramente di quelle forti…un po’ troppo forse… Ma…ma credo abbia un suo perchè…
    P.S.:Dimenticavo… hai scritto davvero un bel post per il giorno del mio compleanno!!!!! 😉

  3. betta betta ti devo tiare le orecchie? CERTO! AUGURIIIIII
    azz sempre in ritardo! ça va sans dire!
    se me l’avessi detto ti scrivevo un’email! merda. e come l’hai passato???

    cmq per quello che hai scritto. bello. solo che credo non sia necessaria una guerra. la guerra è stupida e terribile. insensata, vigliacca e porta solo miseria. soprattutto il popolo non vince mai.
    tornare a fare i contadini, forse sì. lì il ciclo della vita è preciso.

    mannaggia a te, però. disse la neru andandosene pensierosa mentre continuava a fischiettare tanti auguri a teee, tanti auguri a teeee.
    avremmo pure inventato un regalo virtuale. tzè!

  4. Betta il tuo “adulto” ha più che ragione riguardo la familiarità della morte. Da quel poco che so sulla concezione di morte, so che i bambini ce l’hanno all’inquasi insito il concetto di morte. Ok che lo credono uno stato reversibile, ma quello è dovuto alla maturazione cognitiva.
    Comunque è sbagliato cercare di proteggere i bambini dalla morte, ché prima o poi verrà per tutti, e quando succede accadono i disastri: dai lutti problematici ai suicidi insensati -ammesso che ce ne siano di sensati, certamente ce ne sono certi più stupidi di altri-.

  5. come si diceva? d’accordo camapri? d’accordo.

    solo una precisazione. credo di aver capito cosa intendesse betta e non era certo un elogio della guerra ma credo che come me anche elis abbia colto l’occasione per ribadire un concetto che dovremmo rammentare. anche perché quando le cose si mettono male, quella risulta essere sempre la via più facile e invece è la strada per il baratro. vabbè.

    oh, ragazze. mi fate contenta. occhei, basta. cioè basta me inda zuccherosamant! 😀
    😉

  6. Il “mio” adulto…bello:mi piace!!!!! Cmq…si..cioè no…nel senso: nè io nè tantomeno lui volevamo assolutamente dire che ci vorrebbe una guerra per ogni generazione…lui ha storto la bocca dicendolo..e io ho fatto altrettanto sentendolo…non c’è cosa più ripugnante delle guerre…se non forse i “motivi” per cui vengono fatte… quello che voleva dire…e che intendeva il “suo” contadino….è che forse solo le guerre fanno sì che le persone acquisiscano una totale familiarità con la morte…ma era sicuramente…come dire… una provocazione… in un discorso generale…anche perchè abbiamo detto che la morte andrebbe vissuta come qualcosa di naturale…ma le guerre sono tutt’altro che naturali…stroncano il percorso naturale della vita…quindi…be’ insomma.. ci siamo capiti no?! 😉

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