intanto qualcosa esce

 sei giorni fa ovvero dopo i giovani atleti e poco prima della grande solitudine

 

seduta in cucina, una cucina nuova e antica, la musica di sottofondo. la finestra aperta sul giardino e su un’imposta sempre chiusa che mi rimanda sempre la stessa parola pace. il sole fuori e dentro una leggera brezza che rende tutto più invidiabile. fuori le nuvole e un cielo terso. a tratti piove, a tratti fa caldo. non so c’è un sentire di piacevolezza che ci vuole. il dj alla radio parla, di niente. ormai parliamo di niente.

 

i’ve been lost inside my head dice il cantante alla radio. belive in me. no invece vorrei che non mi credessi. vorrei aver sbagliato tutto. e infatti ho sbagliato tutto. e sono qui serena come non mai. certa di aver sbagliato. certa di aver fatto un sacco di cazzate, certa della mia presunzione e del mio sentire solo mio. certa che il mondo va da un’altra parte e anche dalla mia. e in fondo mi va benissimo così e direi pure che mi è andata di culo.

 

ho amato tutti e nessuno. soprattutto ho amato me stessa. me l’hanno sempre rinfacciato e io non capivo. perché amare dicevano era accogliere l’altro, era vedersi negli occhi dell’altro. ma io volevo vedere e vedermi con i miei occhi. non è amare anche così? e così volevo. volevo essere amata. amare già mi veniva di mio. dai sono tutte cazzate. mi domando perché ancora alla mia età scriva tutte ste cazzate. a chi vogliamo far credere di tutte ‘ste romanticherie? ma che palle. nella testa c’è qualcosa ma poi? io ora vorrei scrivere tante belle cose ma non riesco a scrivere con questa tastiera. sono qui che vorrei dare forma a qualcosa e mi sembra tutto una grande presunzione.

fermare l’attimo descrivere sensazioni che sentiamo solo nella testa, a cui non riusciamo a dare concretezza. che cazzo me ne frega cosa ho nel cervello se poi faccio sempre le stesse cose se non traduco nel fare quello che sono? se poi non vivo. vanno bene i simulatori di volo ma poi signori miei bisogna volare. e io me ne sto in disparte a osservare. certo vivo. ma come? che mi perda il meglio? che vada sempre a sbafo? e chiamami scema!

 

c’è sempre un rumore, qualcuno che parla e intanto qualcosa dentro esce.

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5 pensieri su “intanto qualcosa esce

  1. si vive sempre e comunque, forse meno di quanto il nostro cuore vorrebbe, ma è sempre vita che scorre. c’è una grande fetta della nostra esistenza che passa senza lasciare segni, cicatrici o intensi ricordi, ma è pur sempre vita e spesso quando si coglie questo “passare” arriva un po’ di paura e subito dopo un po’ di slancio. Le romanticherie sono belle quando sono sincere.

  2. le cazzate sono tra le cose preziose che abbiamo, a volte ne parliamo divertiti, a volte con la morte dentro, ma solo a noi è concesso viverle: sono cosa nostra e guai se un’altro ci mette il naso dentro. Che vuoi che sappia uno che ti vede Neru, uno che non ti ama, che se fai una cazzata te la rimarca quando non è ancora cazzata. Abbiamo una foto di noi in testa, ma ci muoviamo troppo e la foto viene sfuocata, mossa, solo in alcuni momenti l’universo si ferma e allora tutto coincide. Poi si ricomincia, è la vita, Bellezza.

  3. di cazzate si vive e si ride caro willy. hai ragione, soprattutto quando dici che chi non ti ama rimarca le tue cazzate quando non lo sono ancora, e in più io perdo tempo a pensarci!

    sìsì facciamo che questo sia il tema del nostro scritto a quattro mani! ecco che l’abbiamo trovato! 🙂

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