sul perché la solitudine abbia bisogno di dolcezza e di un bastone

accarezzavo la pancia, all’altezza del buco. pensavo mi manca la direzione.

è probabile che il gallo dei venti si sia innamorato della gallina. non segue più il vento, guarda quella pennuta che non sa manco volare. adesso salta giù per sempre, resta nel pollaio e qui nessuno a dire la direzione.

ho messo un dito in bocca e l’ho alzato in cielo. il dito si è rinfrescato tutto. ho pensato lo devo allenare.

è che mi sembravano passi a ritroso e forse lo erano. mi stavo rivoltando come un vestito logoro che vuole ancora fare bella figura e andavo indietro con la memoria.

è un percorso obbligato dicono. una foresta con i rami fitti. entri nella solitudine, attraversi il fiume del silenzio che ti porta nella radura della memoria e lì ti siedi aspettando la pioggia. non so se si può fare altro.

li ho contati gli anni. 17. da quando decisi che avrei voluto diventare prima di tutto quella cosa lì. seduta per terra pensavo che l’uomo è un divenire ma non della stessa cosa. se è divenire porterà cambiamento, no? beh a dire il vero mi sono accorta, mentre guardavo distratta due piccioni tubare, che io quella cosa lì lo sono diventata e non mio malgrado ma perché l’ho voluto più di qualsiasi altra cosa. è qualche anno che ci giro intorno per paura di perderla ma è come quando impari ad andare in bicicletta. così ora è ora di cambiare. di allargare l’orizzonte, di andare un po’ più in là. come l’uselin de la comare, credo. andare a incastrasi là, più in giù, più in su che importa? ed è dentro quel prato che non ho deciso. perché certe cose non si decidono, si fanno e basta.

perché ci sono volte che pensi e pensi, poi senti modugno che ti dice tu ti lamenti, ma che ti lamenti? pigghia nu bastune e tira fora li denti…

è allora che guardi il signor modugno e gli dici senta signor modugno a me l’aggressività mica piace. è che non ci sono portata. ha tirato fuori una sigaretta, il cantante. se l’accende, non mi guarda, sento dirgli nemmeno io, a dire il vero. tu quella paura puoi pure non pigliarla a mazzate ma con quel coso in mano dille ehi bambola stai calma che qui c’è da fare.

intanto passano i giorni, apri gli occhi e sei ancora in mezzo alla radura e ti domandi ma io come cavolo ne esco da qui? mamma mia quanto sei frettolosa. aspetta la pioggia, mi dico. e se non arriva? se non arriva, che faccio? resto qui?

eppure accade. accade sempre qualcosa. e accade sempre qualcuno. accade che piove. mentre splende il sole. o di notte durante l’esclissi di luna. tu alzi la testa e senti suonare una canzone. e balli in mezzo a un orto . ti volti e una mano prende la tua. alzi la testa e c’è un sorriso ad aspettarti.

ho immerso la mano nell’acqua cercavo una perla. mi hanno detto che c’era e che me la meritavo e anche se non fosse stato vero me la sarei presa. poi sono stata distratta da una foglia secca che galleggiava, l’ho raccolta e mi ha fatto il solletico.

(continua)

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10 pensieri su “sul perché la solitudine abbia bisogno di dolcezza e di un bastone

  1. fuliggi proprio tu? quoque? ahahah. solo le metafore fumettofile conosci, eh? sai che pensavo che scrivere per metafore è una prerogativa maschile?
    diciamo che vi ho fregato la prerogativa e l’ho mischiata con il sogno tipicamente femminile. peggio eh? 😉
    è che ognuno ci può leggere quello che vuole. dimmi cosa hai capito e ti dirò dove sono andata io. cmq la vita è la mia. 😀

    sammy, mi piace. fa un bell’effetto?

  2. yes ma parto. anzi sto partendo. credo che sarò cmq collegata. mentre sono in viaggio ti chiamo mia cara. che ti racconto. torno presto però. prestissimo direi… 😦
    è per via della casuccia sanguisuga e delle vacanze invernali…lo so lo so vorrai venire anche tu…vediamo, tzè! 😀

  3. tra prati decisori e sentieri tortuosi esposti si consumano scarponi, però c’è sempre la presunzione che con l’applicazione e l’intelletto ciò che si vuole si avveri. Come un mantra da ripetere tra banali margherite ed alcoolici margarita, le migliori decisioni le ho prese in acqua, perfette, non dovevo asciugarmi, accidenti.
    E’ ora di cambiare Neru, rompe là ad occidente e si avvicina rombando, è ora di nuovo. Rizza le antenne e lascia che accada.
    Per la cronaca, l’uselin de la comare aveva obbiettivi più docili e consenzienti.

  4. @rio: bentornato! sì hai ragione! e io ti rispondo con la canzone di neffa, aspettando il sole!
    cmq sto cammino…cammina cammina arrivò in una selva oscura…ti ricordi come finisce?
    oh ma quando mi invitate ancora nella casa delle fate??? 😀

    @willy: come sei lirico! anche secondo me le migliori decisioni si prendono in acqua. ho rizzato le antenne. spero di sentire anche quando ci saranno interferenze. abbracci sparsi.

  5. ora sono nella patria dei girasoli anzi di chi ama i girasoli ma mi riferivo a questo capodano mia cara…
    solo brutto tempo? ma valà che splende il sole! :*

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