la solitudine dei numeri qualunque

ci sono momenti in cui ascolti qualcosa dentro. il verme solitario forse? non si sa. le moderne tecniche di ricerca ancora non me l’hanno detto. però quel coso lì mi ha fatto andare in toscana da sola rinunciando a inviti vari ed eventuali in giro per il mondo. negli eventuali ci stanno quelli che ti invitano ma che non lo vogliono veramente. e io dico che mi inviti a fare? chi se ne frega? se non vuoi invitarmi veramente basta non dire niente, ma se poi mi inviti e io dico di sì e tu nicchi bè allora signori qui c’è qualche problema. io invece ho tentennato su un po’ di inviti. non perché non fossi contenta della compagnia, anzi. piuttosto c’avevo quel verme solitario maledetto che mi diceva vai da sola in toscana, vai vai pirla e vedrai. e io che mi sento discretamente pirla, così ho ho fatto.

poi come sempre i piani cambiano. e non sai mai esattamente come. ci sono momenti in cui ti sembrano per il meglio, poi per il peggio e puoi dici vaffanculo e va bene così.

dicevo, i piani sono cambiati perché per un po’ di tempo sono stati con me il giovane e la giovane atleta. quando se ne sono andati è come quando se ne va un pezzo di mondo. senti qualcosa che si strappa e tu devi rimetterti a riappropriarti delle giornate. nel senso che i cambiamenti ti portano a dire e adesso? ti devi ricostruire le giornate, gli impegni, le priorità. ed è una fatica, diciamocelo. soprattutto se stavi bene.

ed è lì, in quei giorni dopo, che ho sentito una solitudine che non provavo da anni.

io credo che ci siano diversi tipi di solitudine. solitudini costruttive, ambite, organizzate, piene, vuote e poi queste solitudini di nulla.

non mi sentivo così dai tempi in cui armstrong andò sulla luna, dai tempi in cui enrico VIII disse ad anna bolena cara sei magnifica, una vera fica ma adesso c’ho un’altra tu intralci adios e alla fine della esse già stava rotolando una testa, dai tempi -più vicini a me- in cui ho scoperto che babbo natale era mio fratello che si vestiva con la barba bianca e se la rideva.

è come se il tuo corpo, il tuo miserabile involucro fosse lì ma nella notte fosse arrivato quello della anonima spurghi e avesse infilato il suo tubone aspiratutto in qualche orifizio e ti avesse tolto tutte le interiora. restano solo i due neuroni che ti circolano in testa, perché questi bastardi si nascondono sempre e se devono lavorare un pochetto si muovono shakerati al ritmo di rumba perciò la sfangano sempre, i malefici.

vabbè si parlava di vuoti. è un vuoto che senti inda panza -per i più dentro la pancia dietro l’ombelico- e allora capisci che è quello l’orifizio, è da lì che è entrato il signore dell’anonima spurghi. e ti ha fregato. oh se ti ha fregato.

(continua)

13 pensieri su “la solitudine dei numeri qualunque

  1. forse dovrei aspettare il (continua) però una cosa te le dico: quando si viaggia da soli, ad un certo punto anche breve, non ci si sente soli ma ci si sente per quelli che si è. E’ un istante minimo ma vale sempre il viaggio. Buon vento.

  2. forse dovresti ma io una cosa te la rispondo: hai ragione e non è un istante ma qualcosa di più, un tempo indefinito che fluttua nell’aria. e come dice qualcuno “per la stessa ragione del viaggio viaggiare”
    e poi “il cuore rallenta e la testa cammina in un buio di giostre in disuso”. ma il commento pre post seguirebbe con le parole di anime salve…

  3. eh si…me lo ricordo proprio bene quel momento (istante,punto…), ma è vero..non è un istante…è proprio il viaggio…che può finire solo quando ci si è sentiti davvero per quel che si è fino in fondo…ed è proprio lì che deve finire e a quel punto: bentornata nella compagnia!!!! 😉

  4. bentornata anche a te nella cumpa! 😉
    oh ma com’era istambul?

    finisce? chissà se finisce. bè anche se si trasformasse in effetti finirebbe almeno quello. quello che si è…ragazzi non riesco più a postare il prossimo post… buàààà! 😀

    letto letto betta e già in visione. ma betta me l’hai inviato oggi! sammy ha aspettato molto di più e non dice niente. prima di inviarti il tuo vedo l’effetto che fa su di lui! eheheh. in verità è una banale scusa per prendere tempo! 😉

  5. Hai ragione hai ragione…è che come mi dicono sempre tutti io la pazienza non so nemmeno cosa sia…:-(

    Istanbul stupenda..ma ancora meglio la compagnia incrociata per caso e poi diventata elemento essenziale del viaggio…forse non sono mai stata tanto bene in compagnia…e poi…be’…un po’ anche io mi sono ritrovata a dire:e adesso? ma fa tutto parte del gioco…;-)
    bacini
    P.S: Sammyyyyyyyyyyyyy:facci sapere l’effetto!!!!!!!

  6. eh ti capisco. io per esempio non ho mai comprato la settimana enigmistica perché non aveva le risposte subitissimo…

    ehi ehi ehi qui la storia di mamma li turchi si fa più interessante. hammam, strade tortuose, incontri epici…mmmhhh, non me la conti giusta…mo’ da queste parti si è curiosi.
    guarda che arrivo in quattro e quattrotto alla vecchia storia del baratto! 😉

  7. porto rancore al silenzio (capossela) ma non alla solitudine, sarà così che si parla alle cose a agli animali, ma soprattutto a se e i giorni diventano un bivio: torno e non c’è nessuno, resto e nessuno arriva. E’ il frigo il sovrano regolatore delle vite e dell’anima: vuoto il primo vuote le altre.

  8. lali grazie!

    willy, auster dice che chi ricerca la solitudine ricerca il silenzio, ma ci sono solitudni in cui scivoli dentro e silenzi che comunicano. penso dipenda dalle nostre esperienze il giudizio di valore sui concetti. il frigo in estate è una gran cosa. il gelo della gente è tutt’altro. cmq è proprio quel nessuno o quel qualcuno la chiave, secondo me.

  9. fanno bene gli ossimori? Mah, di certo aiutano a esprimere la molteplicità di ciascuno e allora “silenzio cantatore” come sottofondo per dire che le vacanze sono un bel momento per chi ha sentimenti forti, aspettative. Il gelo di chi promette per dire altro o così per dire, il gelo di chi non c’è e dovrebbe esserci accanto al calore di una scoperta, di una evenienza buona e inattesa. Sempre più penso che il valore non sia una etichetta, con scadenza annessa, e che il valore nel vuoto non se ne va. Per quanto tentino di aspirarlo. Buona giornata di vacanza Neru, in silenzio vado a Pellestrina.

  10. sìsì per me gli ossimori fanno benissimo!
    belle parole willy, buona giornata anche a te. oh, io voglio le foto di quel posto lì!

    uh, ti stai dando al rap ultimamente eh? forte. grazie.

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