prima ascolta poi vai

ora di pranzo. sono sul balcone. una brezza leggera, una nuvola veloce e un sole clemente. nelle orecchie feist. e poi. le grida di bambini, rumore di piatti e di posate, risate fragorose, un vociare maschile e femminile, grande e piccino, dei passi, biciclette in lontananza. qualcuno esce, qualcuno entra. vita. mi piace ascoltare la vita prima di andare. a vivere.

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l’attimo seguente del rispetto

ovvero vivi la passione fino in fondo

qualche tempo fa, verso metà agosto per la precisione, chiacchieravo con elis del più e del meno. poi l’argomento cadde sull’amore, sul rispetto e sulle opportunità. lei mi scrisse questo.

una mia amica ripete sempre questa frase:

più qualcuno ti ama e meno ti rispetta, il rispetto è una cosa seria e nell’amore c’è poco di serio.

sai sono passioni, sono emozioni che sono diverse per ognuno. quindi il rispetto, che è una cosa assoluta, è difficile trovarlo. a volte bisognerebbe riuscire a frenare la mente e capire fino a che punto è conciliabile la persona che uno ama con quella che davvero esiste, con quella che è.

idealizziamo troppo spesso chi amiamo e inevitabilmente alla fine ci sono cose che non ci aspetteremmo mai da colei o colui che abbiamo idealizzato.

rimasi di stucco sul fatto che nell’amore ci fosse poco di serio. e a essere sincera mi scoccia pensare che chi mi ama mi possa portare meno rispetto degli altri. in effetti pretendo sempre rispetto. ma è anche vero che per quanto mi riguarda metto in campo il rispetto solo “dopo”, quando il pensiero razionale è all’erta.

comunque continuammo la nostra conversazione e finì che le parlai di un ragazzo che considero un buon amico.

mi piacerebbe che lo conoscessi, le dissi, è tremendamente contraddittorio, ha una bontà incredibile e un senso del “rispetto” molto alto.

elis mi disse per forza ha rispetto, è distaccato. ci pensai su. non mi sembrava uno “distaccato”. in generale e da me. pensai al suo modo di mostrarsi. convenni che difficilmente si lasciava andare al flusso delle passioni preferendo cullarsi in quello del pensiero. e capii che per quanto lo ritenessi un soggetto attivo, in gamba, in fondo era uno che viaggiava col freno a mano tirato.

amare è un gran casino e se ne esce sempre sconfitti e forse l’amore è la cosa che ci avvicina di più alla morte. questo me l’ha detto un libro bellissimo.

sono ancora un’accanita sostenitrice del rispetto ma forse se mettiamo in campo l’amore sarà necessario, per portare rispetto, cogliere l’attimo seguente, come abbiamo convenuto con willy.

che bordello sti gogol

tutto nacque poco più di un anno fa da un invito dell’amico felix. scrisse così:

parto per parigi e torno giovedì nel tardo pomeriggio. siccome non avrò un cazzo di voglia di cucinare… vado a farmi una buona pizza. chi viene con me?

dopo un giro di pareri la situazione era ancora incerta. fu fuliggi a dare una spinta positiva: potrei riassumere la situazione odierna di questo gruppo con una frase di un mito: “le cose sono nella norma, si va sempre verso una lucida pazzia!”

intervenne allora rotella a dire la sua. argomento pizza giovedì: io se riesco vengo…ma poi comunque volevo andare a vedere i gogol bordello a monluè (8 euri) qualcuno è interessato? baci baci. ro

è stato in quel frangente che ho scoperto l’esistenza di questo gruppo. e mi interessarono più per la conversazione che seguì che per altro. e per un anno mi sono rimasti in testa in stand-by.

ecco cosa si disse.

myskin: i gogol bordello, figata…ma quando? domani? no, che disdetta! proprio domani sera ho un impegno. devo vedermi con una persona. peccato.

rotella: si si domani…ma non mi prendi in giro vero?

myskin: io prenderti in giro? ma scherziamo? oh raga, domani sera suonano i puskin puttanaio…ci andiamo? sembra che in scaletta ci siano anche le tre canzoni che li hanno resi celebri:
– pandemonio
– caos
– scompiglio

matte: mitici i puskin puttanaio li ho visti quando facevano da supporter ai tolstoj lupanare …magari vengo con te.

myskin: minchia c’eri anche tu quella sera?

rotella: beh devo dedurre che mi state prendendo per i fondelli? vi ricrederete… comunque è un genere punk-balcanico, molto divertente… una specie di bregovich punk… imperdibili sopratutto per ballare come i pazzi… io sono ancora giovine per farlo… a parte stasera che ho l’ombelico che me lo impedirà :-)). vi piacerebbero un sacco!!!

myskin: esiste un genere punk-balcanico??? e io non so niente. sono pronto per la baggina.

taco: certo! solo tu non lo conosci..è un genere nato nei bassifondi di macciupicciu, sulle ande, io lo so perché lo seguo dai primi interpreti… sai che mi trovavo lì per le solite vacanze no??

fu così che non andammo. e rimasi con quell’est europeo in testa a chiedermi se mi sarebbero piaciuti. la pizza mi piacque però.

poi l’altra sera. idroscalo. concertone. io fuliggi e rotella all’attacco. affondo sulla fascia sinistra, sguardo sulla cassa, rotella scatta avanti bypassando gli avversari, punta i piedi sul muro della cassa all’ingresso, passa l’intesa con un’altra bonazza e il biglietto è nostro alla faccia di tutti quelli che stavano facendo la fila. ed erano tanti.

e il concerto? tanti pensano che i gogol bordello siano dei pazzi. beh lo sono. ma sono geniali e sono per tutti. ho visto giovani e vecchi e qualche passeggino. bambini sulle spalle del papà e fattoni. ma cari miei, era proprio un bel ballare e un ascoltare divertito.

puškin e tolstoji sarebbero stati contenti. ce la siamo spassata un sacco con i gogol!

la fenomenologia di novella 2000

e va bene. volete parlare di donne? parliamo di donne.

le donne vogliono sposarsi? non necessariamente. le donne vogliono figli? non necessariamente. e gli uomini? non necessariamente.

non confondiamo uno status sociale e una spinta della natura con i desideri profondi.

un desiderio profondo è quello di scopare? io direi che è un desiderio profondamente radicato. non si faccia i moralisti per favore. è proprio un bel desiderio. c’è chi sceglie di non farlo ma lo sceglie. niente di scientifico sui desideri. ora vi faccio una domanda. una donna innamorata che ama vorrà sposarsi? e un uomo innamorato che ama? in ogni caso io direi di sì. in ogni caso sono due domande.

ora, è il modo che conta, e le motivazioni.

sempre, dacché ci vantiamo di essere esseri pensanti, ciò che ci frega è il modo e le motivazioni. in qualsiasi campo, in qualsiasi situazione.

il modo è da prima pagina, le motivazioni da terza. tutto il resto è sport. certo che se ci piace la gazzetta rosa… non so, forse cambiano i rapporti.

così, l’altro giorno arkika mi ha detto abbassa le tue pretese. ma che dici? le ho risposto.

comincia a leggere novella 2000. e l’ha detto con piglio sicuro.

poco tempo fa si parlava a pranzo con elis, pan e taco su alcune letture istruttive. bisogna proprio che ti metti a leggere men’s healt, mi hanno detto. non sai quante cose ci trovi sopra. ti fai una cultura. ad esempio, lo sapevi che la zona più erogena per una donna è il retro del ginocchio?

giusto la mattina, me l’ero bruciato al sole. ho detto ci metterò sopra una bistecca magari si calma.

mi sembra già di essere sulla buona strada. entro domani forse sarò fidanzata.

chi di competizione ferisce…

quando la competizione nasce dall’invidia è una gran rottura di palle.

la donna la guardò. non hai passioni tu? le chiese. perché ti interessano le mie?

la donna lo osservò. perché vuoi avere tutto ciò che ho? è anche poco. non hai interessi tu?

i due guardavano la donna e volevano andare un po’ più in là di lei ma mai oltre.

la donna decise di costruirsi una barca. l’avrebbero seguita? anche oltre le colonne d’ercole? bene. poi sarebbero stati cazzi loro.

metafore fumettofile

mi lamentavo giusto ieri col mio amico fuliggi dell’approccio poco delicato degli uomini. e io continuo a dire che se una donna è sola una ragione c’è e se un uomo è solo anche lì c’è una ragione ma diversa però.

ho raccontato a fuliggi alcune ultime gesta di uomini che si dichiaravano facoltosi di spirito e di tasca, in quest’ordine, prima di ammettere che il vento si era portato via un po’ di sostanza. abbiamo riso un po’. il po’ lo scrivo per non offendere, ché tutti meritano rispetto. però il rispetto c’è quando si è distaccati. questo me l’ha insegnato elis. mi ha detto poco tempo fa delle cose interessantissime. ora che ci penso ci farò un post. sul rispetto dico. e sul distacco anche. sull’amore poi.

beh, insomma per tornare a noi -cioè a me e a fuliggi- dopo il nostro discorso, questa mattina ho trovato intasata la posta di vignette. dev’essere che noi due ci parliamo meglio con i fumetti e per metafore fumettofile, così dev’essere.

ed ecco qua, lo stile dei miei ultimi incontri. [se non leggi cliccaci sopra]

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mammina cos’è la politica?

diciamocelo e lasciatemelo dire adesso che appare tutto calmo e in ordine e occhei. mica tanto occhei. ci sono delle sparate che paiono bordate ma tutti a riderci su. qualcuno fa il muso scuro, un po’ contrariato proprio come il nipote treenne di taco, che poi tutti si mettono a ridere e a dire quanto è carino.

dunque lasciatemelo dire adesso che sembra che i giochi non siano ancora iniziati.

lasciatemelo dire adesso, tanto poi lo dirò di nuovo.

i nostri politici non sono all’altezza del loro ruolo.

ma molto probabilmente sono all’altezza del compito loro assegnato.

e se qualcuno pensa che sia una banalità, adesso mi siedo, respiro e bevo un bicchiere d’acqua. prosit.

-ma lo sapete cosa vuol dire per chi ha coltivato tradizioni venete, brindare con un bicchiere d’acqua?-

chiaro di luna

avete mai provato di notte, con la finestra spalancata sulla luna, stare distesi sopra un materasso a parlare con delicatezza, sussurrando per trovare le parole di una storia da raccontare a quella signora bianca là in alto che pare ascoltarti?

bene, ora non mi interessa un gran ché saperlo perché a dire la verità, la profonda verità, mentre stavo scrivendo sta frase mi sono chiesta ma quanto lunga riuscirò a farla? non amo le frasi lunghe. solo queste però, tutto il resto se è lungo va bene. dicono che nella botte piccola ci sta il vino buono. dicono anche che donna baffuta è sempre piaciuta, e allora?

vabbè. dunque? l’avete mai fatto? io e il giovane atleta sì. era notte, era toscana, non era buio. abbiamo avvicinato i materassi al centro della stanza. un cono di luce di luna ci illuminava. si vedeva solo lei, bella e un po’ presuntuosa. ah ‘ste donne, così deve aver pensato il giovane atleta che con la testa fra le mani a imbuto stava lì a rimirarsela lungo disteso. era anche probabile che stesse pensando alla bambina che la sera prima, alla sagra di paese, aveva lumato per un sacco di tempo. sinceramente si erano lumati ed erano pure seduti vicini grazie al papà di lei. io invece non ho insistito, non ho fatto nulla. ho lasciato che si annusassero e si sognassero. ho fatto male? lei però era davvero uno schianto di bambina.

dov’ero rimasta? ah sì, era una roba stupendissima, tanto per non tradire la mia inclinazione alle citazioni. eravamo in un mondo d’argento e si inventavano storie da favola. poi è passata una nuvola gelosa. io e il giovane atleta ci siamo guardati. non eravamo preoccupati, questo no. abbiamo solo detto oh. poi abbiamo cominciato a soffiare forte, finché quella nuvola ha spostato il suo sedere generoso un po’ più in là. è stato allora che abbiamo gridato alè, batti cinque. quella mano aperta si è subito incollata alla bocca. merda, chi abbiamo svegliato stavolta?

silenzio. pace. nessuno ha protestato. la luna si è messa ad ascoltare gentile.

nel vento senza paura

è ora di pranzo rilassatevi. e se è passata, se è pomeriggio o notte, rilassatevi lo stesso che fa sempre bene. per oggi non mandate affanculo nessuno, fuori si sta bene. dentro? come si sta?

io mi ricordo.

una assolata mattina di agosto. una collina, un portico, un prato. sul prato alberi e arbusti. una corda che unisce alcuni tronchi e sulla corda dei panni stesi ad asciugare al vento. vicino al portico un ippocastano e sotto una sdraio all’ombra. c’è una donna lì distesa, ute lemper le sta parlando e il suono si disperde delicatamente al vento.

under here, you just take my breath away. under here, the water flows over my head i can hear the little fishes

la donna bionda è rapita dal vento. allunga una mano, prende un quadernetto e una penna a scatto. quando l’ha comprata ha pensato che avrebbe fatto prima. sorride, non conosce altre ali e la sua testa è a molti metri da lei.

ah, and under here, my blood will be a cloud. and under here my dreams are made of water. and, sir, you just take my breath away.

i panni bianchi stesi al vento hanno disegni macramè. gli alberi hanno del talento in questo.

sembrano grandi uccelli color latte, si alzano in volo poi planano e finiscono per danzare sotto la linea del mare che si vede all’orizzonte.

il prato è metà chiaro metà scuro e si sente odore di terra. una casetta bianca in fondo sorride: chi sei, domanda.

il vento distrae, dà e toglie gocce salate dagli occhi.

look at my hair, as it waves and waves. sir, under here, i have such pretty hair. silver, it is, and filled with silver bubbles.

le porte si aprono e si chiudono, gli spiriti si fanno ansiosi e cercano un posto per dormire. forse per questa notte, questa casa gli piacerà.

under here, i am made ready. and under here, i am washed clean.

la donna sa che tutto non resta mai com’è. chi trova il suo posto, il vento si sposta. le foglie l’avvertono. ma il mare per ora si vede. la cantante teutonica si è regalata un pomeriggio di vacanza italiana. meg le dà il cambio. e là dove c’era poesia, il samba come il vento torna a scompigliare tutto di nuovo.

è la vita, bellezza. e non puoi farci niente, mi dice humphrey bogart.

ma come fai quando tu sei bambino a prendere coraggio e fede nel destino se papà ti mette per castigo al buio poi di notte a letto zitto che c’è il lupo zitto che c’è il lupo zitto che c’è il lupo.

ma passa per il buio senza paura.

poi all’improvviso ti arriva l’età di amare follemente un uomo che non va, non c’è via d’uscita né di qua né di là […] perché quello che è facile diventa complicato dato che la vita è dura, che la vita è dura, che la vita è dura.

ma passa per l’amore senza paura.

il pericolo c’è fa parte del gioco tu non farci caso sennò vivi poco tieni sempre duro comincia di nuovo comincia di nuovo comincia di nuovo.

ma vai per la tua strada senza paura.

lalala lala la la la lalaaaaaa….

stop me…if you think

tornata!

andata, tornata, andata, tornata…

stop me, oh, stop me

non mi ci raccapezzo più.

stop me if you think that you’ve
heard this one before

ché certo penso di essere tornata. arki dice che sono andata, anche fuliggi è della stessa idea, mentre taco espera che sia ritornata. per la mamma sono sempre lontana e vuole che torni, ma sarebbe un andare. myskin ancora non lo sa, quindi è come se non ci fossi. cipi non spera più che torni.

stop me, oh, stop me
stop me if you think that youve heard this one before

didg pensa che io ci sia sempre stata, e infatti per me verso di lei è così, anche se non ci sono mai. caranza è convinta che io sia più che andata, partita proprio, direi. ariel crede che dovrei tornare dal paese delle meraviglie, ma quando mi sa là sorride e il suo coniuge scusato mi urla fai bene, fai bene. la giovane e il giovane atleta mi abbracciano e mi sussurrano vai dove vuoi purché a casa. ci vuoi bene? ohhh yesss. ci potete giurare.

nothing’s changed.