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bonnie&clyde all’italiana

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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

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sottotitolo: la storia di una fine

armati di santa pazienza mi diceva mia mamma.

così oggi ho aperto il cassetto del comodino e ho preso la pistola.

sono uscita e ho detto a chi tocca?

oggi è toccato a sammy. -anche se l’idea dell’incipit è a cura di un’altra persona- abbiamo scritto una storia a quattro mani. ci pareva di essere bonnie&clyde ma lui non era tanto contento. ha detto “sai come sono finiti?” non gli interessava la fine romantica dei due ma la loro fine. abbiamo finito per scrivere a tre mani. la sua seconda era impegnata. poi ci siamo stufati e questa storia l’ho fatta finire io. come compete a una donna. sono sempre le donne che finiscono, che dicono basta. sammy ha detto “la rivediamo domani”. io ho risposto col mio solito puntiglio “no, la finiamo qui. non c’è più storia”.

qualcuno vuole essere il prossimo o la prossima? fatti avanti se hai coraggio.

sono bastati pochi metri in auto e mi ha fermato un vigile urbano. mi ha chiesto di abbassare il finestrino. secondo me era stanco di stare sotto il sole, aveva deciso di distrarsi un po’.

avrei voluto dire “guarda bello che se non mi multi e mi dai almeno l’ergastolo ti pianto il piombo in mezzo agli occhi”, invece ho detto solamente con voce suadente “sììììììììììì?”

nulla, voleva solo controllare i fanali. avrei avuto tutte le ragioni per scendere, colpirlo alla nuca col calcio della pistola, appoggiare lo stiletto della scarpa sul petto e centrarlo.

invece no. nulla. sono tornata a casa e ho detto a mamma “fatto”.

poi sono andata di là nello studio, quello con la poltrona di pelle che piace a me. mi piace di più per l’atmosfera che si respira. penso per via del whisky che trovo sempre dentro l’armadietto sotto il quadro del nonno. sono entrata, mi sono guardata intorno. ho pensato che ci sarebbe stato bene l’odore del fumo. mi avrebbe aiutato a pensare. mi sono ricordata che diversi anni fa un collega mi ha regalato un sigaro, andavo sempre nel suo ufficio a fumarli. erano tempi difficili allora. se non ci fosse stato lui avrei mollato. forse. non sono sicura, non mollo tanto facilmente io. bè il fatto è che era proprio un caro amico. quando se ne è andato, mi ha regalato quel sigaro. si chiama romeo y julieta. è pregiato e mi ricorda lui. mi ricorda che posso farcela anche quando tutto mi sembra uno schifo. quando vedo le crepe sul muro. così mi sono detta, crepi l’avarizia me lo fumo.

mi sono seduta sulla poltrona di pelle, i piedi sul tavolo, il sigaro in bocca. ho sorriso.

BENG.

si è sentito chiaro uno sparo. ho guardato. rosso.

bang, bang, bang. e pensare che eri piccola, piccola, piccola. così.

fine? fine.

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6 commenti

  1. willy ha detto:


    preferivo questo, ma è fuori tema.
    notte notte, stanotte davvero notte Neru

  2. neru ha detto:

    no, non è assolutamente fuori tema. anzi. mi dai interessati spunti. e poi mi pare di avertelo detto che questa canzone mi piace moltissimo!

    allora non ti aspettavi questa neru? nun te piasce? a me sì! 😉
    insomma non vuoi nemmeno tu scrivere a quattro mani con me…uffa.

    bè devo ringraziare sammy. è stato un grande a prestarsi a sta cosa. mi sono divertita moltissimo. GRAZIE sammy! 😀

  3. Sammy ha detto:

    oh, avevo fatto anche la seconda versione 😦 in effetti si poteva anche pensare a “Kill Bill”

    grazie a te, anche per la favola

  4. neru ha detto:

    nooooo. non me lo puoi dire adesso! azz. vabbè rifacciamola! dai dai…

    oh ma spiega cos’è la favola, sennò tutti pensano che sia stata ‘na favola… ecco… ho una certa dignità! 😉
    anzi no non spiegare. così lasciamo una fitta coltre di mistero! ahahah

  5. willyco ha detto:

    sul noir non me la cavo bene, tendo a vedere gli scarafaggi sul tappeto e a perdermi il morto. Comunque se ti porti su altro genere a più mani scrivo.

  6. neru ha detto:

    è che sei dei tempi dei beatles, caro mio. -che battuta infelice, madò! ma let it be, let it be- il morto c’è sempre. bisogna solo avere il coraggio di vederlo…

    ok è fatta. preparati! 😀

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