la paura e il gioco

ci si domandava giust’appunto della paura. se ne discuteva anche. se ne discute.

e mentre ne parlo qui, mi sono fatta un cocktail tanto per gradire e pensare meglio.

1/3 di spremuta di arancia, 1/3 di spremuta di pompelmo, 1/3 di martini rosso, 3 cubetti di ghiaccio direttamente dai contenitori ikea -un cuore, una freccia e una croce che mi ostino a chiamare ics- ottimo, provatelo.

cosa dicevo? ah, sì. che si avanzavano ipotesi.

poi stasera. un’amica mi ha scritto un’email. bella. molto bella. diceva che quando si ha paura bisogna mettersi a fare qualcosa di bello, qualcosa che metta gioia.

ci ho pensato su. mi ero sempre soffermata sul fare. in verità, mi sono sempre riferita al fare parlando di angoscia. per combattere l’angoscia, dicevo, bisogna fare. qualcosa ma fare. evitare il pensiero, grazie.

e così forse è anche per la paura, ho pensato. toh, che metta angoscia la paura?

poi ho letto meglio e i miei occhi si sono soffermati su un concetto. la gioia. e mi sono chiesta, ma quando provi gioia, cara neru? e ci ho pensato e ripensato. non perché non sappia quando la provo ma per darle il giusto significato. così ho fatto la mia equazione e il risultato è stato uguale al GIOCO. cioè pensavo a quando nella mia vita non ho avuto dubbi di essere stata felice, da quando ero alta come un tappo di una bottiglia di champagne a quando mi sono messa in modo decente la matita sugli occhi.

direi quando ho giocato.

sono felice quando gioco. ma non il gioco per prendere in giro. mi riferisco al gioco bambino che è scoperta. a quel modo di essere che da piccoli ci apriva il mondo. attraverso il gioco, il bambino scopre l’universo double face, dentro e fuori. quel gioco lì, dico.

e, come i bambini che sanno di fare una cosa bella, sorridere. come quando willy mi ha detto che ci vuole il sorriso per la paura. sì quel sorriso dei bambini, il sorriso di chi sta al mondo con meraviglia.

è che poi ci ho pensato meglio e mi è parso d’intendere che a volte, ma anche spesso, il gioco prende una piega strana, come quando col ferro da stiro, se non ci stai attento, fai una piega falsa e allora le inventi tutte e alla fine devi bagnare di nuovo quella cosa che stai stirando o non te la cavi più.

e quando, mi dicevo, quando mi capita? di quella cosa della piega strana. ho pensato che forse succede quando da soggetto nel gioco diventi oggetto. e allora, mi dico io, quand’è che si diventa oggetto del gioco?

e mentre mi chiedevo come venirne fuori, quale fosse il tasto on/off del soggetto/oggetto, mi ha chiamato un mio amico.

ero troppo concentrata in quel momento. non potevo proprio togliermi dal post e dedicarmi alla nostra conversazione. così ho trovato un compromesso.

gli ho chiesto devo fare un titolo, metto prima il gioco o la paura?

lui senza esitare, mi ha detto la paura.

e io perché? -questo tizio afferma che dico troppi perché- e lui, perché viene prima la paura.

e io, perché? e lui, -prima ti ammazzo- perché prima hai paura, poi ti metti in gioco.

e io non ci avevo pensato al gioco e al mettersi in gioco e al bypass della paura.

ma ora che credo di avere detto il femminile e il maschile di sta cosa, dovrei aver fatto il girotondo. e giro girotondo, casca il mondo, casca la terra e tutti giù per terra. occhei la smetto qui.

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7 pensieri su “la paura e il gioco

  1. Non ho ancora finito di leggere, ma non riesco a trattenermi: Il gioo è il modo più semplice di imparare a vivere, il modo in cui l’essere umano, da piccolo e anche da grande (chè gioco è anche una cosa del tipo “se vincessi alla lotteria”) scopre e mostra la sua personalità.

  2. E la paura, mia cara, non può essere intesa in senso buono?
    Voglio dire, io ho avuto paura ogni volta che mi sono meravigliata, ho avuto paura di ogni nuova sensazione, la paura non è il senso che ti manda a scoprire il mondo?

  3. Ci sono paure da cui ci si può distrarre giocando e giochi che scovano nuove paure. Come ci sono paure per gioco. Ci sono giochi che non allontanano la paura ma solo il pensiero della paura. Ma in fondo, noi piccoli umani pieni di paure, che cosa possiamo fare? Nel dubbio giochiamo…. gira una carta.

  4. LALI: sì continuiamo…

    ELIS_1: mostrare la personalità nel gioco è una delle cose più leggere che conosco e più belle

    ELIS_2: “e volare sopra campi sconfinati puntando a sud/poi toccare con le ali le tue ali senza andare giù/devi credere che al mondo non c’è niente di impossibile/se atterri nell’ombra ricorda la luce anche s’è nascosta//pensa leggero, come un foglio leggero/assecondando anche le curve violente/vola leggero su di un foglio leggero/la paura appesantisce la mente/questo lo sai, lo sai”
    la paura mette in guardia, prima di spiccare il volo. ma ci penserò alla paura buona

    SAMMY: chapeau! mi hai tolto le parole e dato che oggi sono canterina aggiungo “gira la carta che cambiamo gioco/gira la carta e sogna il vento e la fortuna”

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