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se è rosa che sia della vittoria

e tu scrivimi se ti viene la voglia

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c’est tout

vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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per capirci

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stattaccuorta

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stand up. it’s cold outside.

un uomo sul palco, l’islanda nel cuore e nell’aria. le sue parole, la sua voce. ci siamo alzati. pioveva. lampi ovunque. i miei capelli bagnati. il mio sorriso sul viso o forse no, sorrideva la mia faccia rapita.

aveva ragione jónsi. in un istante le sedie non esistevano più, i corpi vicini in movimento e la pioggia non si sentiva quasi. non eravamo più spettatori. forse non li ascoltavamo nemmeno, li sentivamo e basta. poi il ritmo incalzante, ancora e ancora, un solo respiro e infine una pioggia di coriandoli e acqua ha squarciato il cielo. era buio, poi la luce dei fari, qualcosa ci legava. forse la passione per la magia del suono quando entra dentro all’anima.

fermi qui. faccio un passo indietro. qualche giorno fa. qualcuno mi propose il concerto dei sigur rós. dissi sei matto, costa troppo. scelsi l’alternativa. ma evidentemente gli islandesi mi volevano perché poco più tardi qualcun’altro mi scrisse

domenica pioverà. difficile crederlo, ancora più accettarlo, ma pare proprio che questo sia il destino che aspetta i tetti di questa città. credo però che in fondo – anzi in cima – i tetti lo sappiano già, se qualcosa hanno imparato dagli uccelli che ospitano. e poi probabilmente loro preferiscono così: fare il tetto a milano deve essere una bella rottura, là in alto a beccarsi quintalate di smog, mentre la pioggia perlomeno concede loro quell’attimo di protagonismo che li fa sentire socialmente utili.

dopo quelle parole c’era un biglietto. fra quegli uccelli malati di protagonismo, un angelo custode mi offriva un concerto bagnato. e se il detto è valido sotto ogni forma, il concerto doveva proprio essere fortunato. non si può dire no per la seconda volta. anche gli artisti chiamano, non solo i libri.

ed ero lì. in ritardo ma ero lì. sotto un cielo attratto da quelle sonorità. un cielo buono direi. la pioggia era leggera, come una carezza. scivolava lenta sulla pelle, come la musica.

non li avevo mai sentiti dal vivo. indimenticabili.

io e jónsi condividiamo una cosa. e io forse so come vede il mondo. e ti dico che quel mondo è speciale. e ti dico che quel ragazzo è speciale. e ti dico che se non conosci i sigur rós devi dargli almeno un’opportunità.

quanto riuscirai a lasciarti sedurre dalla musica?

questo il cuore si domanda.
cerca di capirlo: è solo un muscolo involontario, non più grande di un pugno.

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4 commenti

  1. Sammy ha detto:

    con uno spot così come si fa a non incuriosirsi….

  2. neru ha detto:

    “incuriositicisi” 😉 -marchesini dicet et docet!- ne vale proprio la pena. ma registrati non è la stessa cosa. ti assicuro. si trattava di un incantesimo.
    mi saprai dire. ma come prima cosa aspettati il rumore dell’islanda. poi il resto viene da sé.

  3. lali ha detto:

    li conosco da tanto. mi accompagnano sempre e sono contenta che un’anima come la tua” che condivide qualcosa con jonsi” (……) abbia potuto godere come me di quella meraviglia.

    portala con te sempre:)

    lali

  4. neru ha detto:

    sìsì meraviglia. grazie.
    oh ma noi andiamo tutti agli stessi concerti! prima sammy poi te! miseria… 🙂
    dove andiamo la prossima volta?????

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