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renoir e la prospettiva impressionista

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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

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ovvero vacanze romane – parte seconda – atto terzo

così io, elis e un’amica siamo andate al vittoriano per vedere la mostra su renoir.

l’aspetto più confortante era il fresco percepito nelle sale, fuori dalla calura pomeridiana. in verità, anche se c’era caldo, io nei giardini della domus aurea a leggere ci stavo bene anzi benissimo. in effetti, sono una che si adatta. pensavo che fosse una cosa tipica delle persone curiose ma forse mi sbagliavo. vedere il bello delle cose, anche nelle situazioni più strane o impreviste, non è facile a quanto pare. ho notato che la gente preferisce stare chiusa nelle proprie paure e additare gli altri di mancanze che loro stessi hanno. è più facile criticare che capire e amare, inequivocabilmente. che poi, perché quando parliamo di amore tutti pensano a una relazione di unicità, forse possesso, e sesso, e non di amore per la vita e le persone? perché preferiamo restare chiusi nei nostri recinti di false certezze? diciamo di essere liberi e leggeri, mentre lo siamo nel nostro pollaio. uscirne certo dà vertigine, ma vuoi mettere poi la vita? bisogna rischiare, sempre. la vita è una e troppo spesso breve. quando l’ho detto, mi hanno risposto che uso toni apocalittici. forse, ma è vero.

vabbè ma cosa stavo dicendo? della mostra mi pare. e infatti.

prendete tre ragazze che si aggirano per le sale alte dietro l’altare della patria, prima un po’ scettiche, poi curiose e infine contemplative di ciò che la pittura può offrire loro. tecniche interessanti, volti struggenti, colori esplosi e grafie curiose. ecco, lì, eravamo noi.

renoir è considerato un impressionista. gli impressionisti erano quelli che uscivano dal romanticismo per dare rilievo al colore e alla percezione soggettiva. certo è importante la visione individuale ed è quella che forse esprime meglio noi stessi. perché poi per quanto cerchiamo di essere oggettivi non lo saremo mai e sempre riporteremo la realtà alla nostra realtà. gli impressionisti vollero dipingere ciò che vedevano, non ciò che conoscevano, sostituendo un’arte di percezione a un’arte di concetto.

ed è così che alla fine del nostro giro panoramico abbiamo riconsiderato i quadri. alcuni visti da una certa distanza non si capivano proprio. il colore si confondeva, risultavano essere delle macchie di luce e ombre. allontanandosi invece diventavano dei paessaggi quasi in tridimensione. ci siamo accorte che sembrava potessimo entrarci dentro come accade a mary poppins quando bert fa con il gesso dei disegni sul marciapiede.

così è nelle cose di sempre. dipende da dove ti metti. da quale prospettiva scegli. per capire le persone e i paesaggi in cui sei immerso, ti devi mettere nella giusta prospettiva oppure tanto vale lasciare perdere e accettare quelle macchie di colore indistinte. basta volerlo in fondo.

bisogna muoversi. è un fatto. non basta dire le cose. perché quando parliamo di leggerezza e usiamo questo termine nelle parole, io penso solo a quel detto verba volant. è la concretezza di un volo e un battito d’ali che conta, è la fatica di entrare dentro il cuore che è leggera.

e comunque, la mostra era dedicata al “periodo di Ingres“, quando Il pittore francese, dopo un viaggio in Italia nel 1881, rimase talmente affascinato dalle opere di raffaello da abbandonare l’impressionismo per uno stile più duro, più concentrato sulla linea che desse maggior risalto ai contorni.

percepire i contorni è come percepire i limiti, danno la forma che è condizione della pienezza, come dice jean guitton.

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2 commenti

  1. Sammy ha detto:

    a Gennaio a Roma c’era la bellissima mostra su Rothko e una cosa che mi colpiva era la gente che guardava i quadri da lontano come si fa con gli impressionisti. Però in quel caso se ti metti proprio davanti alla tela vieni assorbito e circondato dall’opera. E’ proprio vero, ogni cosa, ogni situazione ha un suo punto di vista. A volte due, tre,…

  2. neru ha detto:

    sì sì l’ho vista, l’ho vista! bellissima. rothko è il pittore della psiche, per me. ci dovevo pure dedicare delle paginelle. vabbè quando ho un attimo di tempo -occhei mai-.

    mah, i punti di vista possono essere tanti in effetti ma se vuoi vedere quella cosa lì il punto di vista è uno solo. abbiamo fatto la prova. a una certa distanza era il giardino di mary poppins, un passo più indietro o un passo più avanti non lo era più. non è un problema non entrare in quel giardino. è un peccato però. ci devi impiegare un po’ di tempo e un po’ di fatica come la respirazione circolare per suonare il digeridoo.

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