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il 63 un autobus

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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

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sottotitolo: vacanze romane – parte prima – atto terzo

ed essere sinceri ho scritto l’atto primo, ho preso appunti sul secondo ma non ho minimamente in mano il terzo. è che il terzo atto è spettacolare e io c’ho l’urgenza di raccontarlo. spero che chi ama le urgenze mi sappia capire e apprezzare.

ho deciso così adesso che scriverò i miei atti un po’ a casaccio come questa città e va bene così.

amo roma. è assurda, per questo mi piace. soprattutto mi piace la periferia di roma. è più simpatica e italian-internazionale nel modo giusto.

ma vengo al dunque. l’atto terzo è incentrato su un autobus. il 63.

ieri ho pensato che sarebbe stato meglio se avessi fatto una prova generale della strada per andare nel posto dove devo andare oggi. è importante il posto, è lontano anche, arzigogolato come la mia frase di prima. sono una ritardataria soprattutto. così era meglio calcolare a spanne il tempo. potevo scegliere diverse alternative. ho scelto la 63 perché l’unica che non mi avevano consigliato.

qui tutti mi chiedono may/can i help you? a volte dico , a volte no, in ogni caso aggiungo, si rilassi sono italiana. faccia stupita. ma perché dico io? ho una faccia normalissima. vabbè.

aspetto il 63 dalla parte sbagliata, e te pareva. me ne accorgo e lo devo dire a tutti i presenti. corro dall’altra parte. appena mi fermo sono assalita da un gruppo di suorine bianche messicane. io avevo un vestito rosso ed ero decisamente più alta di loro. che quadretto. perplessa della situazione -temo mi vogliano rapire- subito mi rilasso perché arriva la signora elisabetta, romana dei parioli, che aveva voglia di parlare e intervista le mie suorine. per questo so che arrivano dal mexico e tante altre cose. intanto il mio 63 non arriva. “elisabbetta” si sta lamentando di questa società; è un mondo cattivo, dice, i ragazzi non se ne accorgono adesso ma lo vedranno fra non molto. ecco detto da una che si è fatta almeno una guerra, non so se mettermi addosso dell’inquietudine.

-ferma un attimo la scena e alza gli occhi con me, vedo passare l’80 a 2 centimetri e so che è l’80 perché c’è un 80 grosso così scritto col pennarello rosso su foglio di quaderno. meraviglia. fanculo ai led e alla tecnologia.-

occhei torniamo pure a noi, le suorine con la bbetta -amica ormai- salgono sul 54, io quasi quasi le seguo, ma poi andò vado? così aspetto impaziente il mio 63.

arriva, alla fine. alla fine della pazienza, alla fine della fiducia e dello smaronamento. però arriva. e salgo. non so per quale motivo ma tiro fuori la cartina con il percorso degli autobus.

all’improvviso mi accorgo che alcuni passeggeri danno indicazioni all’autista sul percorso e le fermate. a milano c’è pure un cartello che dice vietato parlare al conducente. ma qui proprio tutti amici paiono. a un certo punto una donna dice giri alla prossima a destra, scendo alla seconda fermata. comincio a preoccuparmi. possibile che questo autobus vada dove la gente vuole andare? devo prenotare anch’io la mia fermata? possibile? mi aspetto che da un momento all’altro prenda il volo. destinazione paradiso? paradiso città.

vabbè, presto detto. l’autista non sa la strada e i passeggeri si danno il turno per spiegargli il percorso e le fermate. la quarta tipa gli aveva pure detto di girare ma lui no -chissà a cosa stava pensando?- voleva andare dritto, il dritto. così la signora di turno alza la voce e gli dice qui devi girare e lui inchioda. la gente quasi cade, da dietro qualcuno urla ma come guidi aò, un altro aggiunge mo’ nun te demo ‘a mancia, pezzente. imperterrito l’autista torna indietro, gira e la signora dopo poco scende. si alza un signore anziano che gli dice non si proccupi, la capisco anch’io ho fatto tanto tempo fa il suo lavoro, allora deve proseguire…

ecco. io per tutto il tempo ci ho messo del mio. ho tenuto in mano la cartina per controllare se il percorso era giusto, in modo da urlare all’ultimo giri giri, di qua, di là. mi sono sentita importante. verso la fine del mio viaggio ho deciso. volevo chiedere indicazioni al conducente e così o fatto mi sono alzata e ho chiesto ai passeggeri dove dovevo fermarmi. poi è stato un gioco da ragazzi.

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5 commenti

  1. willyco ha detto:

    Ecco Nerù hai avuto l’illuminazione sulla tua vita, devi dare indicazioni al conducente e condurre l’autobus delle tue idee, passioni, desideri, malinconie, incazzature verso la fermata dove vuoi scendere. Per ripartire, naturalmente, al tempo giusto, secondo il tuo orario.
    Ma lo sà alemanno che sei a Roma?

  2. neru ha detto:

    oibò! dici? pensa che stamattina ho scritto il senso di questa vacanza che come tutti i sensi della vita appare banale, anzi lo è e forse è per questo che è il senso.

    devo dare indicazioni? bene a patto che piacciano anche quelle sbagliate e i posti dove è bello perdersi! 😉

    no, almanno non lo sa, ma lo stesso non sa che se dorme male non è per il caldo. eheheh. per le zanzare ovvio. 😀

  3. willyco ha detto:

    a volte parlo figurato neru e seguo il percorso dei miei pensieri, come se mi leggessero in testa. Se pensi alla vita come a qualcosa in cui sei dentro e fuori al tempo stesso e sei tu il conducente, ma hai bisogno di indicazioni e te le dai, allora il percorso è un optional e ciò che cerchi non è fuori, ma te lo porti appresso. Ciao Neru pomeridiana

  4. Sammy ha detto:

    straordinario!

  5. neru ha detto:

    WILLY: quello che mi porto appresso viene anche da fuori e se sono qualche volta migliore è perché ho fatto entrare il bello che c’è fuori dentro. viviamo di osmosi a volte.

    SAMMY: visto? provare per credere!

    uè raga, ho deciso che queste ipsilon internazionali mica mi piacciono! willy, sammy e che è? visto che siamo in tempi che lo consentono ritorno alle volontà del duce e italianizzo tutto così la y diventa i! ohhhh 😉

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