lo stupore mi colse

ieri dj jeff è venuto a trovarmi. a un certo punto mi ha detto certo che a volte il lavoro è proprio banale. ti ritrovi a fare cose un po’ così. avevo grandi aspettative e invece. anche il sarge oggi ha avuto lo stesso atteggiamento. ho sbagliato tutto, mi ha detto, ma che lavoro è il mio? cosa non funziona?

è che quando inizi vorresti spaccare il mondo. pensi che potresti fare la differenza e finisci per pensare che sei un numero.

mi sono ricordata di borges che dice che i geni non inventerebbero nulla se non ci fosse gente ad aver fatto tanti piccoli passi prima di loro. forse a volte ci fermiamo agli aggettivi. piccolo. inutile. cos’è piccolo o inutile? dovremmo avere la severità di calvino che vietava ai suoi collaboratori di usare aggettivi. diceva più o meno se ti viene la voglia di usare un aggettivo lascia perdere, se proprio non ne puoi fare a meno prima parliamone. ecco, parliamone. una pubblicità degli anni ’80 diceva che per una parete grande non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello. anche il posto degli aggettivi conta.

così finisce che rifletti sul tuo lavoro. pensi che fai fatica, che ti piace e lotti per dargli una dignità. poi ti fermi, cambi prospettiva e ti sembra che non sia poi una gran cosa. nel frattempo tanti pontificano. tanti ti dicono che quello che stai facendo non fa per te. che meriteresti altro. tanti ti prendono in giro. tanti si permettono di dare giudizi sul tuo lavoro. poi arriva un’email di una ragazza che hai conosciuto per caso, con cui hai scambiato due parole. e ti dice beata te che hai quel lavoro, come hai fatto? poco dopo un’amica mi dice c’è una ragazza che vorrebbe fare il tuo stesso percorso lavorativo, ha la tua stessa laurea, puoi autarla?

e tu a questa gente che rispondi? davvero, cosa posso dire? come posso aiutarle? non ho soluzioni, non ho consigli. non so se domani farò ancora le stesse cose.

il caso ci porge infinite possibilità che non possiamo cogliere e si perdono…
non serve a niente ormai guardarsi indietro…forse.

bisogna andare avanti. certo.

però mi hanno sempre detto che il mio presente può essere davvero vissuto solo se si guarda indietro rivolti al futuro. non c’è presente senza le altre due dimensioni.

perciò non importa quale strada prendi. non importa se oggi fai questo e domani quello. non esistono mestieri sciocchi né c’è da vergognarsi. è una fortuna poter lavorare e vivere del proprio. forse basta andare in fondo a se stessi e guardare in alto.

bisogna volare alto. con i piedi ben piantati a terra -grazie coltrane!-.

…ma poi ci sarà un altro posto nel mondo una strada che riparte da qui ci sarà un altro istante nel tempo per vivere tutte le vite possibili che volevo io…

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