una domenica per caso

vieni?

dai portiamo i ragazzi agli allenamenti e poi proseguiamo. ci facciamo un giretto, allunghiamo solo un po’.

mia sorella. lei che non ha avuto una vita proprio facile, fa sempre le cose facili. che padova sia di strada andando a brescia, lo può pensare solo lei. quella stessa lei che io adoro perché così diversa da me. lei pragmatica, io celebrale. lei mattiniera, io notturna. tutte due determinate ma per motivi diversi. ci completiamo. ci scambiamo consigli a seconda dell’argomento.

mi ritrovo con la faccia incollata al finestrino. e penso mentre la musica va. lei parla. mi giro la guardo e le dico lo sai che dopo trenta secondi uno non ascolta più? è statisticamente provato.

sì? mi risponde. sì, perciò non farci caso se mi perdo dei pezzi, continuo. vabbè ripeto, mi dice.

penso. ma che avrò da pensare? penso che quando vado a roma, amo vedere i campi di girasoli fra la toscana e il lazio. quando la mia strada va a padova, non riesco a staccare gli occhi dai papaveri sul ciglio della strada. hanno una poesia tutta loro, un colore che è meraviglia.

a mezzogiorno e mezzo arriviamo. un pesino in campagna alle porte di padova. scendo e sento odore di casa. entriamo in un girdino pieno di fiori. un pergolato. due tavoli sotto il glicine. poco più in là un orto. nell’aria un profumo di carne alla brace. il sole splende alto. guardo mia sorella e le sorrido.

nessuno ti viene ad accogliere perché è come se ci fossi sempre stato. entriamo. gente indaffarata a preparare. gente che si è appena svegliata. gente che scrive. nel giro di dieci minuti arrivano tutti gli altri. cugini, zii, amici, genitori.

e ci sediamo. stiamo ore a parlare e a mangiare. ognuno va e viene. c’è chi è arrivato anche solo per un saluto o per scambiare due chiacchiere. non ci sono posti assegnati, né etichetta da rispettare. lì ognuno è come è. lì c’è posto per tutti e un sorriso per tutti. abbracci, tanti.

ce ne andiamo alle sei. mia nipote ha chiamato. dove siete? ho fame.

torniamo a brescia. sorrisi e facce stanche. per fortuna c’è mio cognato che pare il fratello segreto dei schumacher e a me non resta che chiudere gli occhi. sono veloci in quella famiglia. dentro la macchina mia sorella canta eminem, mentre i miei nipoti fanno i tecnologici e la divina pisa si lancia in alcune sue battute sagaci. una ferrari resta indietro, forse era tarocca dicono.

rido e sono in pace con il mondo.

buongiorno mondo.

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2 pensieri su “una domenica per caso

  1. bello pensare che eri vicina a Padova e ancora più bella la sensazione di serenità che emana questa tua domenica. Bella gente frequenta bella gente. Notte Neru nottambula quasi come me. Credo.

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