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fiore di maggio

e tu scrivimi se ti viene la voglia

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c’est tout

vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

altri

Era de maggio, e te cadeono ‘nzino
a schiocche a schiocche li ccerase rosse…

ho girato l’angolo. mi hai colto di sorpresa.

Fresca era ll’aria e tutto lu ciardino

addurava de rose a ciente passe.

ero fiore. porto di mattina. rosso come la mia bocca, scintillante come i miei occhi colmi di gratitudine.

Era de maggio – io, no, nun me ne scordo –

mi ha preso per mano e l’ho stretta alla tua. piccoli passi leggeri a piedi nudi sull’erba.

‘na canzone contàvemo a ddoie voce:
cchiù tiempe passa e cchiù me n’allicordo
fresca era ll’aria e la canzone doce.
E diceva: “Core, core!
Core mio luntano vaie:
tu me lasse e io conto l’ore

chi sa quanno turnarraie!”

mi hai lasciato sulla panchina ad aspettare, un busta. dentro un biglietto. bianco. nessuna grafia perché potessi riconoscere il carattere. l’ho preso, avevo fra le dita una matita e ho scritto.

Rispunnev’io: “Turnarraggio
quanno tornano li rose
si stu sciore torna a maggio

pure a maggio io stonco ccà”.

ho sotterrato il biglietto e ho piantato sulla terra dei bulbii. li ho annaffiati col pianto. sono nati dei tulipani.

ne ho colto uno. non è bianco come la nuvola sopra di me, non è blu come gli abissi del mare, non è porpora come il mattino di un giorno di sole.

E sò turnato, e mò, comm’a na vota,
cantammo nzieme lu mutivo antico;
passa lu tiempo e lu munno s’avota, ma ammore vero, no, nun vota vico.

rosso di dolore, rosso di passione, rosso di parole.

il mio fiore è una coppa, dentro gocce di rugiada.

De te, bellezza mia, m’annammuraie,
si t’allicuorde, nnanze a la funtana:
l’acqua llà dinto nun se secca maie
e ferita d’ammore nun se sana.

ho chiuso gli occhi. l’ho lasciato cadere perché non facesse male. ho sentito l’erba sotto i miei piedi, e la terra che girava. non un soffio di vento. immobile con una canzone in testa, delle note fra le orecchie.

Nun se sana; ca sanata
si se fosse, gioja mia,
mmiezo a st’aria mbarzamata
a guardarte io nun starria!

e ti ho visto.

E te dico: – Core core!
core mio, turnato io sò
torna maggio e torna ammore,
fa de me chello che vuò!

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