¿cuánto cuesta la entrada?

e fuliggi ci scrive tutti al nidaba ad ascoltare la tanguera.

ah, il tango. passione, forza e malinconia.

e già non sono più lì, ma dove voglio io a volteggiare al paso delle note di gardel lejana tierra mia fra le mani sapienti di bacalov. nell’aria le parole di borges e di benni. sotto i piedi la terra di buenos aires.

mi fermo un poco. un sorriso accennato, la fronte imperlata e un vago pensiero che si ferma dove posano gli occhi. un uomo alto e pallido, con i capelli imbrillantinati, occhi scuri e tristi, baffetti lunfardi, e un portamento di grande eleganza animale.

se restavi lì ad osservarlo, sembrava che da un momento all’altro stesse per spiccare un balzo, o scivolare in qualche passo di danza o avvitarsi in una piroetta. tutto, anche il minimo gesto della mano mostrava una grazia assoluta e la padronanza di una scherma secolare di affondi e parate contro il destino, un ritmo di musiche udite solo da lui.

 

ma che paese è questo dove gli unici che hanno ancora qualche speranza vengono chiamati disperati? dicono che ci fu una grande battaglia di idee e alla fine non ci furono né vincitori, né vinti, né idee.

e poi fu il tempo della musica. ho sentito che la musica infernale e quella paradisiaca sono ambedue contenute nel tango, che da rancore diviene meditazione, e che, nato nei postriboli, si elevò a irraggiungibile purezza.

ho sentito nelle voci di corridoio, nel rincorrersi delle note che il tango è una musica triste. fatta di simboli e vento. ma quando i simboli sono tristi, invece di stimolare a vivere ci scoraggiano. oggi è normale supporre che l’innappetenza vitale e il timoroso lamento tristanzuolo siano il tratto essenziale della periferia. non la penso così, mi disse nel ’25. una cosa è il tango attuale, fatto a forza di tratti pittoreschi e di complicato gergo lunfardo, altra i vecchi tanghi, che erano fatti di pura sfacciataggine, di pura spudoratezza, di pura felicità del coraggio. mi chiese di chiudere gli occhi e di ascoltare quella voce genuina che si levava alta sopra la pedana di legno.

en el tango soy tan taura / que cuando hago un doble corte / corre la voz por el norte / si es que me encuentro en el sur [nel tango sono così temerario / che quando faccio un doble corte, / si sparge la voce nel nord / se sto ballando nel sud].

riaprii gli occhi e vidi lui, il ballerino di tango. e fu allora che il tempo si fermò.

non parla il tanguero ma ti direbbe che questa danza non è allegra né triste, è tango e basta. poi ti chiederebbe vuoi bere qualcosa? gli risponderesti che non sei andato lì per quello.

lui ti guarderà un po’ strano e si interesserà a te, che gli chiederai conto del dolore. lui ti risponderà che il dolore merita infinito rispetto, tempo preciso e musica che lo accompagni. e dirà la ringrazio per avermi avvertito. nulla di quello che lei teme accadrà. me lo assicura, gli domanderai?

credo di essere conosciuto come uno che non torna sui suoi passi. e se ora permette vado a ballare. sta per cantare gardel, e questo è uno dei miei tanghi perferiti.

lei sa ballare?

mica tanto.

avrà tempo per imparare.

e fu allora che il ballerino invitò una giovane coi capelli biondi, e scivolò verso il centro della pista. tutti gli fecero largo.

p.s. come dice borges nella misura della mia speranza confesso che questo sedicente *post* è un insieme di citazioni; pigrizie del pensiero; di metafore; menzogne dell’emozione; di incredulità; pigrizie della speranza.

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13 pensieri su “¿cuánto cuesta la entrada?

  1. Tutti vorremmo che ci facessero largo, nel tango della vita, e poi che si stringessero attorno.
    Un passo sghembo e una diagonale finendo con il caschè.
    Ma senza cader davvero.
    Notte bella Neru

  2. adoro i casché e i passi sghembi. non per altro ma perché rido sempre, poi la gola mi si chiude e soffoco! 😉 è un bel ballare.
    cmq sì, ammetto che mi piace quando qualcuno si stringe attorno per condividere un ballo.
    notte willy

  3. nooo dici che mi sono persa il tuo tango? no dai! ma che intendi poi? mia produzione? oh, io ho l’esclusiva solo di mingus! dai aiutami che è una cert’ora e non connetto tanto bene. 😉

  4. ops prima mi stavo rivolgendo a fuliggi!

    @di.di.di. oh caspiterina! ma il mondo è piccolo! cioè abbiamo parlato un sacco della tipa e l’ho conosciuta prima di conoscerla? ahahah. madò tutti conoscono tutti!
    scusa ma il 9 maggio di nuovo sta manfrina? 😉 posso avere voce in capitolo? posso dire la mia? ma poi…dovrò fare un post identico? 😀

    allora ti dirò dello spettacolo, che ho visto ieri con conni&, del mio amico ali…una vera chicca e lei veramente adorabile!!! cià che scopriamo altre inspiegabili relazioni!

  5. conosco molto bene l’artista del nidaba (anzi…conosciuta prima che conoscessi te) e lo stesso spettacolo sarà portato il 9 maggio prodotto dai tuoi attuali (spero per poco attuali) …..produttori

  6. miii che permaloso! il solito artista -ecco…artista…-! 😉 che vuol dire “spero per poco attuali”? ma devo litigare con te anche sul mio blog? 😀
    e poi non ho capito: devo scrivere a caratteri cubitali come dove chi? perché la data del 9 maggio la si era capita già da un pezzo! 😉
    o forse semplicemente, tieni alla mia presenza e siete per poco miei attuali produttori perchè diventeremo colleghi più di quanto non lo siamo già ora? ^_^ no, eh?

  7. ok rassicuro tutti che il mio “problema” con dididi è risolto! maggicco telefono! è che siamo troppo criptici.

    di.di.di. se ci pensi bene siamo colleghi in tutti i sensi! e lo so lo so dovrei lasciare il mio lavoro…mannaggia a te che non perdi mai occasione per dirmelo! 😀

  8. te l’ho dirò sempre! Quando lasci quel lavoro? Pensa hai anche inventato un blob per non pensarci e cercare di fartene una ragione, nella speranza di trovere il coraggio di sparire da lì!!!!!!!!

  9. lo so lo so! e non sei il solo a dirmelo! ma vedi io invece sono soddisfatta. forse cambierò ma non è quello il problema. volevo imparare o almeno avvicinarmi ad alcune cose in questi miei anni tipo libertà umiltà e coraggio. e quel posto me ne ha dato l’opportunità. lì ho conosciuto un mondo e persone che forse non avrei incontrato altrimenti -certo ne avrei conosciute altre ma proprio di quelle sono grata, ché quelle in potenza manco le considero-. ho potuto vedere su scala ridotta, ma come se fosse stato un bigino per bambini, la politica fatta dentro e fuori, le scelte, le priorità, ho potuto lavorare contemporaneamente con i capi supremi e con chi pulisce il pavimento. e ho visto tantissime altre cose. tu non vuoi che stia lì perché forse pensi che meriti di più. ma io ho già me e non ho l’ansia di essere “famosa”, “ben vista” “socialmente ok” “trendy”, diversamente avrei fatto altre scelte a monte. questo non vuol dire che mi sono seduta ma mi muovo a mio modo in quello che penso sia il mondo. penso di avere tempo per ballare, e poco tempo allo stesso tempo…mi intendi?

    e poi no, il blog -ma ora lo chiamerò bolb che è più figo- l’ho fatto per altre ragioni che, sì, sono sempre legate al coraggio.

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