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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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per capirci

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stattaccuorta

altri

non so come ho fatto, non so cosa ho detto ma pare che ci sia riuscita.

a trovare la mia terza via, dico. chi non si ricorda, gli antefatti sono questi.

cose da pazzi. non dire gatto se non ce l’hai nel sacco, è vero. ed è altrettanto vero che fino al 5 maggio [ei fu.] possono cambiarmi le carte sul tavolo. ma pare proprio che ci siamo. insomma, al lavoro ho ottenuto più o meno tutto quello che ho chiesto. sono commossa e non me ne capacito.

un po’ me lo sarei dovuta aspettare. mica per altro. una sfiga come in questi giorni non s’era mai vista. 

pomeriggio. a teatro con arkika. hair. ci dovevo fare un post. non ricordo altro che le flatulenze del mio vicino di posto. la prossima volta porto la maschera antigas, per ogni evenienza. plauso ad arkika che a un certo punto ha detto ora questa fogna la sento anch’io.

notte. pioggia a catinelle, sono in macchina. sto tornando a casa. mi si rompe il tergicristalli. inutilizzabile, rischio pure di rovinare il parabrezza. mi tocca spegnere tutto. non si vede più niente. solo pioggia e distorsione. per fortuna, sono quasi vicina a casa di conni& e quelli dietro di me non si sognano di strombazzare per la mia velocità, direi, imbarazzante. non vedo una cippa e mi  appello a tuti i santi. qualcuno mi avrà ascoltato. salgo da conni& e trovo anche myiskin, jules, ariel, il coniuge scusato e cipi. smette di piovere, allora dico occhei ragazzi, ora me ne vo’ che approfitto del momento. scendo e comincia di nuovo a scrosciare. ecco in quei momenti, per forza il cielo ti sente. il povero cipi alla fine preoccupato mi scorta fino a casa.

a casa. casa dolce casa? ma quando mai. cadono per terra delle decorazioni rosse carinissime e tutto va in mille pezzi.

il giorno dopo. prendo il trapano per fare due buchi e mi si rompe mezzo muro -bè occhei qui sono io la stordita ma di solito mi riesce- e -attenzione- mi parte la connessione a internet. pluf. così svanita. dopo poco anche il telefono dà forfait. pluf. così. [no, calma non c’entrano i due buchi né il muro mezzo rotto, tzè!]

così oggi se scrivo, è grazie a mio fratello. domani mi dovrebbe ospitare conni&. nel frattempo ho telefonato alla signorina fastweb. il mio amico che ci lavora -amico…vabbè- dice non posso fare nulla per te ma tu arrabbiati tantissimo al telefono. io? pfui! figurarsi!

bene. mi dicono dal fisso è gratis dal cellulare è a pagamento. ma và? tempo di attesa stimato: dieci minuti e infatti sto al telefono dieci minuti e poi cade la linea. devo richiamare. occhei richiamo. stessa trafila di numerelli e vocine fino alla magica presenza dell’addetta del call centre. cioè sono passati più di venti minuti e il mio credito sul cellulare sta per finire.

la tipa mi dice di staccare la presa. e io che pensavo e che ti credi che non l’ho già fatto almeno una decina di volte? e che non ho ascoltato la vocina che me lo diceva? vabbè ti assecondo perché fai un lavoro pure schifido. cioè abbiamo fatto finta in due. lei con la scusa di sistemare da là la mia connessione ha atteso quei dieci secondi e poi mi ha chiesto tutto a posto? mi dovevo arrabbiare io? macché, ho detto alla signorina eh mi sa proprio di no, che facciamo? chiamo i tecnici, mi dice. era ora, penso. tempo stimato? chiedo. anche trenta minuti, dice. incalzo tempo realmente stimato? e lei bé se non riescono a sistemare da qui, vengono a fare l’intervento a casa. allora chiamo anche domani mattina, dico. bé noi le diamo comunque una risposta, dice. occhei richiamo domani, faccio. bè grazie e buona serata, fa. grazie, anche a lei, dico. fine della conversazione e del credito.

e che ci vuole? spirito zen e fiducia cieca. mica mi sono dovuta arrabbiare. tanto lo so che prima di una settimana non succede niente. e ho già fatto la ricarica al cellulare, che mi aspettano lunghe romantiche chiacchiere con un call centre.

all right. all right.

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3 commenti

  1. Di.Di.Di. ha detto:

    E tu, lenta ginestra,

    Che di selve odorate

    Queste campagne dispogliate adorni,

    Anche tu presto alla crudel possanza

    Soccomberai del sotterraneo foco,

    Che ritornando al loco

    Già noto, stenderà l’avaro lembo

    Su tue molli foreste. E piegherai

    Sotto il fascio mortal non renitente

    Il tuo capo innocente:

  2. fuliggians ha detto:

    e dove starebbe la sfiga?
    Hai descritto una mia giornata tipo!
    🙂
    va beh, in tutto sto marasma di contrattempi, non ci hai detto cosa hai ottenuto. Pausa caffe più lunga?

  3. neru ha detto:

    @di.di.di.: intendi non vilmente rinunciataria, né follemente orgogliosa come la ginestra del leopa? dici? mah! vedremo. per ora, io attendo e ho paura. sì, perché realizzare ciò o in cui si crede o avvicinarsi a tutto questo fa sempre tanta paura.

    @fuliggi: mal comune mezzo gaudio no? come fai a saperlo? esatto più lunga la pausa caffè e schifosamente ripetuta nel tempo! così puoi venirmi a trovare senza che me ne debba andare dopo due nano secondi! 😉
    cosa ho ottenuto? lavoro in più, più casini, e la necessità di diventare funambola! 😀

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