e allora mambo

10 aprile. mattina. ricevo un messaggio: è incazzatissimo, temporeggia.

merda! e tutto il mio discorso? la mia mente svolge una pellicola e riprogramma in fretta. mi siedo. bene. butto tutto via. inventerò.

venti minuti dopo. ricevo una telefonata. pronto? devo parlarle. -penso. anche lei? bene. ma anche no.- abbasso la cornetta. non posso più aspettare, affronterò la tormenta.

dieci minuti dopo. sono davanti all’ufficio del supersupremo. esce. i nostri sguardi si incrociano. mi guarda. cosa vedi? mi domando. sai non provo nulla. né paura, né attesa, né presunzione.

cinque minuti dopo. mi siedo. e inizio. sono confusa…

dopo dopo. mi alzo, chiudo la porta e nel mio pensiero risuonano note di rumba. ho messo in moto il carrozzone.

e poi. incomincio a costruire il puzzle, perché c’è sempre un puzzle da costruire quando c’è di mezzo la fretta. definisco possibilità. entro in altre stanze, ma le parole che hanno senso si dicono nei corridoi, nei balconi fumando una sigaretta, alla macchinetta del caffè.

pomeriggio. il mio puzzle è a metà. dico sempre il vero e ciò che penso, a volte ometto. la sincerità, per chi gioca con le pedine, destabilizza. in un ufficio buio si completa il mio quadro. ed è arrivato il momento di giocare la mia carta con chi davvero prende le decisioni. aspetto. entro. parlo d’altro. anche lui. poi gli racconto la storia di un puzzle. mi dice minchiate. fa finta di non ascoltare. ed è ora di alzarsi. lo faccio e mi avvio verso la porta. mi fermo. mi giro, lo guardo e gli dico e comunque tutto nero su bianco, altrimenti niente. chiudo la porta alle mie spalle. ho capito che è iniziato il mio gioco a scacchi.

quanta pace trova l’anima dentro / scorre lento il tempo di altre leggi / di un’altra dimensione / e scendo dentro un oceano di silenzio / sempre in calma. è battiato che toglie la mia mano dalla maniglia, mitile. sure. lo canti insieme a me, cocca?

sono fuori dai corridoi. e allora mambo.

ringraziamenti. indifferentemente dal risultato del gioco non sempre è permesso di giocare e di passare dalla rumba al mambo. non sempre è permesso di destabilizzare. non sempre è importante farlo. ora mi andava. e se l’ho fatto è stato grazie a di.di.di. e a coltrane e ai loro preziosi consigli. nel frattempo ho rincuorato persone, ho smosso le acque e offerto possibilità. ma ora chi rincuora me? ora che, in ogni caso, la scelta cambierà equilibri che con tanta fatica avevo costruito? a volte vorrei essere un sasso e avere la sua intelligenza e sensibilità. forse tutto farebbe un po’ meno male.

7 pensieri su “e allora mambo

  1. …ma tu sei anche un sasso!anzi, una sassata…come contro un vetro:devi cambiarlo tutto.Se togli solo il sasso, restano comunque le incrinature.E il buco.
    Lacio drom, Neru…

  2. PROBABILMENTE ARRIVO TARDI PER COMMENTARE QUI sul tuo futuro destino lavorativo ma una cosa te la voglio dire: qualunque scelta tu faccia, noi sappiamo chi sei.

  3. cavolo ragazze, si vede che siete le mie amichette! 😉

    MITILE vedremo, ma gggiàssai… a volte ho paura di essere solo chiacchiere e distintivo! magari sono solo un sassolino nella scarpa da togliere!

    ARKI tu non arrivi mai tardi e grazie. ma forse sono io a non sapere chi sono. ma poi mi domando se è così importante sta scelta!

  4. infatti, sta diventando un vertigginoso vortice dove tutti dicono la propria creandoti solo tanta confusione, almeno credo. segui cmq l’istinto…xò già da stasera le cose dovrebbero delinearsi.

  5. infatti…aspetto sulla roccia in riva al mare e vedo in lontananza le onde…speriamo non sia uno tzunami! che dici, mi devo fidare del mio istinto????? sicuraaaaa?
    stasera sono tornata a casa sotto la pioggia come una vera irlandese…c’era un ragazzo al parco in piedi immobile sotto la pioggia. mi ha fatto un po’ impressione, non si muoveva. volevo chiedergli: anche tu? poi ho pensato che sarebbe stato meglio sbrigarmi a tornare a casa. ma la casa dov’è diceva jovanotti, giusto? 🙂

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