me siente?

mia mamma mi ha insegnato sin da piccola non tanto a perdonare quanto a comprendere.

e chi comprende me? domandavo io.

qualcuno era stato cattivo? qualcuno aveva fatto del male? qualcuno aveva sbagliato?

se il comportamento o le parole di quel qualcuno rigurdavavano anche me, prima di tutto dovevo mettere un forse davanti alle mie affermzioni e poi dovevo chiedermi se avevo fatto qualcosa io per prima. se non riguardavano me, dovevo capire che tutti possono sbagliare e che bisogna sempre guardare le due facce della medaglia.

trovavo tutto questo ragionamento spossante, alle volte.

ricordo che i miei genitori non mi hanno mai difeso nei confonti di adulti o bambini che mi aggredivano verbalmente o con i quali avevo degli screzi. tuttavia mi sono stati sempre vicini. non mi sono mai sentita sola contro il mondo. loro erano lì a farmi capire quello che un giorno avrei capito da sola, lasciando che me la sbrigassi da me.

questa mattina mia mamma mi ha chiamato, dopo un po’ le ho raccontato cosa è successo ieri sera con una certa persona. e ho aggiunto: adesso non dirmi che devo capire. mi sono stufata. prima la gente mi tira in mezzo e poi mi usa come capro espiatorio. ma che andassero tutti a farsi benedire!

lei prima è stata in silenzio, poi ha detto ah ecco perchè oggi mi è successo questo, va bè. sono passate due ore e ho capito che ormai sono craccata perché sorrido di quello che è successo ieri.

oggi non mi domando più chi capisce me. mi dico che un giorno qualcuno capirà, sennò pace. io faccio quello che posso e vado per la mia strada. e mi guardo intorno per non perdermi il panorama.

e se qualche volta sono spaesata con l’umore ballerino, che mi si lasci citare ad alta voce marguerite duras: que le monde aille à sa perte!

vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent

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2 pensieri su “me siente?

  1. comprendere va bene, ma mettere i paletti è salutare. Per noi stessi, per non relativizzare tutto, perchè comunque la differenza tra subire un torto e farlo, esiste. Se le ragione dell’altro sono sempre più importanti delle mie, non ho ragioni, ma credo Neru che mettersi troppo nei panni dell’altro sia un modo di evitare i contrasti e alla fine testimoni il bisogno di essere amati, a prescindere.
    Notte bella che domani è festa

  2. oh, non volevo dire questo. non che si debbano evitare i contrasti che invece sono salutari.
    è che se guardi bene ognuno ha le sue ragioni. per me possono essere giuste le mie, per un altro le sue che magari sono diametralmente opposte alle mie. e anche quando pensiamo di non aver fatto un torto, magari lo abbiamo fatto. magari quando diciamo di averlo subito, chi ce l’ha fatto credeva dal suo punto di vista di essere nel giusto.
    solo non bisogna essere presuntuosi. bisognerebbe credo ogni tanto tenere, ogni tanto prendere, ogni tanto dare.
    e se qualcuno non capisce le mie buoni intenzioni, pace! mica ho fatto pace con la persona con cui ho litigato ieri!
    grazie willi, già adesso è un giorno di festa!

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