maternità

è diverso tempo che si parla della legge 194, quella del 1978. per quello che ricordo, se ne parla ciclicamente da sempre come onde in risacca.

forse per via di sanremo se ne discute già meno. forse perchè dopo lo show di ferrara, che però non ho visto, non c’è molto altro da dire. ma mi dà l’impressione che sia un argomento marea, uno di quelli che sale e scende a seconda della fase lunare, la notte.

è diverso tempo che ne voglio parlare. ma ci ripenso sempre, perchè lo trovo troppo difficile. perchè credo che su certe cose non si possa essere leggeri.

ho sempre pensato che i post dovessero contenere almeno una manciatina di leggerezza. cioè possono parlare di cose serie ma sono un po’ come i post-it. magari ci scrivi sopra una frase di confucio o di jim morrison piena di pathos e poi accanto ci piazzi una faccina.

così appicchi il tuo post-it al frigo e lo lasci lì a coltivare la tua memoria.

ma certe cose no. non le puoi infilare in un post-it e sdrammatizzarle, perchè non si può. almeno io non ci riesco.

però ne vorrei parlare oggi, in un giorno senza inflazione mediatica.

perchè poi succede qualcosa e allora vuoi che resti nella memoria e vuoi che resti scritta. il perchè forse non lo sai o forse sì, ma certe volte è meglio non porsi le domande. a volte si dice che le domande contengano le risposte, a volte penso che certe frasi siano la domanda e la risposta, un po’ alla marzullo insomma.

ma nonostante pensi che dovresti parlare con competenza e serietà di un argomento come l’aborto, l’unica cosa che vuoi scrivere è che, al di là di tutte le questioni che si possono fare, dire o argomentare, nessuno può sapere cosa alberga nel cuore di una donna che vive un’interruzione di gravidanza.
nessuna donna uscirà mai indenne da un aborto, voluto o non voluto. un aborto segna la donna, e la cambia. non è semplice abortire ed è lacerante per qualsiasi donna che l’abbia scelto. ma di questo dolore non se ne parla quasi mai.

io non sono mai stata madre né ho mai provato l’umiliazione di un aborto, ma io ho visto gli occhi e lo sguardo di quelle donne e ho sentito l’urlo dal profondo anche di coloro che a parole dicevano altro. e mai nessuna mi ha detto che farlo fosse stato una passeggiata.

e lo dico oggi, in un giorno qualunque, quando una donna burbera e, a volte collerica, mi ha preso da parte e mi ha raccontato un pezzo della sua vita senza che io le chiedessi nulla.

mi ha raccontato di sua madre, di come l’abbia costretta a diventare adulta da giovane; di come non abbia mai potuto essere bambina e spensierata, perchè sin da piccola ha dovuto prendersi cura di questa madre che voleva restare bambina.

una madre che a undici anni ha messo al modo il figlio del proprio padre.

quel figlio non è mai stato suo. anni dopo quest’altra figlia le avrebbe fatto da madre, questa stessa figlia che la notte piangeva perchè non riusciva ad essere davvero madre.

3 pensieri su “maternità

  1. so che avresti voluto trattare questo tema in maniera più compiuta, ponderata e…mettici tu l’aggettivo che ritieni più idoneo.Ma pensi davvero si possa fare?Io credo sia un bene lanciare un sasso nello stagno, come hai fatto tu con questo post, e lasciare che le onde concentriche si espandano fino a riva.E basta.

  2. MITILE: ti dirò, non riesco ancora a rileggere sto post. lo sai quanto ho penato. ne ho avuto paura, paura di banalizzare, di dire cazzate ché a dire cazzate sono bravissima. sentire da quella donna -proprio lei- quella storia così toccante però mi ha mosso qualcosa. e dovevo scrivelo. scriverlo così. così che ancora non mi piace. ho sempre detto che per me la scrittura è dialogo con se stessi e con gli altri. e a volte il dialogo è necessario. a volte comunque una pena. non so se servità. io però l’ho detto. come ne sono capace.

    COLTRANE: veramente tu mi hai detto che era incommentabile! e invece sono contenta che hai cambiato idea. perciò grazie.

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