l'alba dentro l'imbrunire

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Monthly Archives: febbraio 2008

maternità

è diverso tempo che si parla della legge 194, quella del 1978. per quello che ricordo, se ne parla ciclicamente da sempre come onde in risacca.

forse per via di sanremo se ne discute già meno. forse perchè dopo lo show di ferrara, che però non ho visto, non c’è molto altro da dire. ma mi dà l’impressione che sia un argomento marea, uno di quelli che sale e scende a seconda della fase lunare, la notte.

è diverso tempo che ne voglio parlare. ma ci ripenso sempre, perchè lo trovo troppo difficile. perchè credo che su certe cose non si possa essere leggeri.

ho sempre pensato che i post dovessero contenere almeno una manciatina di leggerezza. cioè possono parlare di cose serie ma sono un po’ come i post-it. magari ci scrivi sopra una frase di confucio o di jim morrison piena di pathos e poi accanto ci piazzi una faccina.

così appicchi il tuo post-it al frigo e lo lasci lì a coltivare la tua memoria.

ma certe cose no. non le puoi infilare in un post-it e sdrammatizzarle, perchè non si può. almeno io non ci riesco.

però ne vorrei parlare oggi, in un giorno senza inflazione mediatica.

perchè poi succede qualcosa e allora vuoi che resti nella memoria e vuoi che resti scritta. il perchè forse non lo sai o forse sì, ma certe volte è meglio non porsi le domande. a volte si dice che le domande contengano le risposte, a volte penso che certe frasi siano la domanda e la risposta, un po’ alla marzullo insomma.

ma nonostante pensi che dovresti parlare con competenza e serietà di un argomento come l’aborto, l’unica cosa che vuoi scrivere è che, al di là di tutte le questioni che si possono fare, dire o argomentare, nessuno può sapere cosa alberga nel cuore di una donna che vive un’interruzione di gravidanza.
nessuna donna uscirà mai indenne da un aborto, voluto o non voluto. un aborto segna la donna, e la cambia. non è semplice abortire ed è lacerante per qualsiasi donna che l’abbia scelto. ma di questo dolore non se ne parla quasi mai.

io non sono mai stata madre né ho mai provato l’umiliazione di un aborto, ma io ho visto gli occhi e lo sguardo di quelle donne e ho sentito l’urlo dal profondo anche di coloro che a parole dicevano altro. e mai nessuna mi ha detto che farlo fosse stato una passeggiata.

e lo dico oggi, in un giorno qualunque, quando una donna burbera e, a volte collerica, mi ha preso da parte e mi ha raccontato un pezzo della sua vita senza che io le chiedessi nulla.

mi ha raccontato di sua madre, di come l’abbia costretta a diventare adulta da giovane; di come non abbia mai potuto essere bambina e spensierata, perchè sin da piccola ha dovuto prendersi cura di questa madre che voleva restare bambina.

una madre che a undici anni ha messo al modo il figlio del proprio padre.

quel figlio non è mai stato suo. anni dopo quest’altra figlia le avrebbe fatto da madre, questa stessa figlia che la notte piangeva perchè non riusciva ad essere davvero madre.

postatomico

ho chiesto al mio amico bucky di scrivere qualcosa per me. i giorni passano, io invecchio e la mia mente si fa labile.

le idee non scarseggiano, in verità e meno male ma la pressione della vita si fa sempre più ineluttabile. così, riporto le sue righe come visioni di raggi catodici in un cammeo. sembra quasi una di quelle poesie giapponesi che tanto ama mio fratello f.l.k.

Le tubature fan schifo, la pressione è troppo poca, non si riesce a fare una doccia decente se non alle 2 di notte”, post finito.

infatti ora, che sono le due di notte, mi vado a fare una doccia. ciao.

virtuosa complessità

location: ufficio. oggi. primo pomeriggio. scazzo totale.

nerule mani a imbuto sorreggono un mento triste, mentre i gomiti scivolano sul tavolo-: io non ci riesco a stare dietro alla vita in questo modo. silenzio. infatti ci devo stare avanti!

mitilefaccia incollata allo schermo, cervello otto metri più su-: eh già, sei così avanti che se guardi indietro, vedi il futuro.

nerucorpo fermo occhio mobile-: ?

mitilecorpo eretto testa mobile sorriso durbans-: smettila.

motto di mitile ultimamente: chi pensa avvelena anche te. digli di smettere.

motto di mitile contro neru: fai del male ma fai anche del bene.

nuovo motto di neru: i cazzi miei mai?

echar de menos

qualche anno fa, in una banchina della stazione di milano, ho rincorso un tizio e gli ho detto, lasciandogli un biglietto in mano, scusa ti è caduto questo. in quel biglietto c’era il mio numero di cellulare.

un famoso dj, un giorno, mi ha detto col carattere che hai non sfonderai mai. ammesso che si chiarisca cosa vuol dire sfondare, perchè potrei mettermi a dieta o all’ingrasso, dovendo. ammesso che sfondare voglia dire fama o fame di fama, nel qual caso non mi interessa.

in ogni caso dicevo di preferire i rimorsi ai rimpianti. credevo che né l’uno né l’altro mi appartenessero. credevo di avere solo dei dispiaceri. credevo di guardare avanti e voltandomi, credevo di vedermi sorridere.

ad ogni modo

ho sempre creduto che fosse meglio avere rimpianti che rimorsi.

ho sempre creduto che fosse meglio rischiare.

ho sempre detto che se qualcosa dovevo pur aver provato, forse avevo qualche rimpianto e forse nessun rimorso.

ecco, forse non è così.

cercavo il significato e la differenza fra echar de menos e añorar. parlandone con coltrane, lui mi ha detto getta in aria l’alfabeto e raccogli nuovi significati. non avevo ancora capito ma mi sono detta mo’ mi impegno.

guardando indietro, ho visto che ho rischiato e ho atteso. e ho visto che ho tanti rimpianti quanti rimorsi. e il bello è che vanno di pari passo, come le due facce di una stessa medaglia. dipende da che parte la guardi.

però non mi pento, né di avere rischiato né di avere atteso. diversamente non avrei saputo come. e i miei rimorsi e i miei rimpianti me li metto da parte come medaglie sul petto.

forse avrei voluto non averli provati, forse. ma va da sé che se si vive, non si può fare a meno di provarli.

e comunque, comunque vada, una cosa l’ho capita. la vita non finisce mai di stupirmi. e io adoro la vita quando mi stupisce.

cipi santo subito

ore 17.30

il telefono squilla. mi decido a rispondere dopo dieci telefonate a vuoto. non sempre rispondo. non quando ho le palle girate.

cipi: usciamo?

neru: no non mi va.

cipi: ma come?

neru: sono quattro giorni che torno alle 2. sono stanca.

cipi: …

neru: ok, sono arrabbiata.

cipi: oh, mi stai snobbando. esci con tutti tranne che con me. non parli più di me sul blog. ma almeno un tè me lo offri?

neru: ho ancora il pigiama. ho fatto le faccende di casa. ho ancora un sacco di cose da fare. non sono presentabile.

cipi: …

neru: ok, vieni.

ore 18

cipi suona alla porta. entra e subito mi cazzia perché il pc è acceso –stai ancora appresso al blog? basta!-. mi sposta e si siede al computer, dice di essere venuto solo per vedere le email. da un po’ non accede a internet da casa perché è andato via il suo vicino. gira per il web, mette una canzone di springsteen e dice che il ragazzo deve aver sbattuto la testa dato che ora fa canzoni gospel. poi cipi si gira, mi guarda e mi dice tu hai bisogno di aiuto. e parte la canzone.

e cominciamo a ballare in stile country, il gospel coverizzato dal boss. finiti i volteggi mi dice ma quanto puzza il tuo maglione? io rispondo ok mi faccio una doccia. dolce fantastica acqua che porta via i pensieri. mi rivesto, torno da cipi che è ancora al pc. mi dice sai di canfora, gli rispondo hai rotto i maroni. dopo di che parliamo del più e del meno. a un certo punto si alza e mi dice ciao vado, devo comprare l’ovetto per mio nipote. squilla il suo cellulare. una voce piccolina squittisce allora, zio dove sei? hai comprato il mio ovetto? cipi sorride e se ne va. sulla porta ci salutiamo con un fa la cosa giusta.

non tutti i giorni sono di merda.

l’ira del mitico thor

avete presente l’ira funesta che ti devasta? ecco io. ora. da ieri.

per fortuna c’è stata la mirabolante parentesi della festa da mitile ignoto. ché poi per tornare a casa che era tardi, ero stanca, ero molto poco vedente, ho dovuto seguire la scia luminosa dei fuochi accesi dalle lucciole. sembra una cosa romantica, non lo è. l’unica cosa certa in quel lungo tratto di strada è che è facilissimo fare incidenti…

comunque, bando alle ciance. sia chiaro che continuo ad essere arrabbiata e non per la faccenda delle bionde.

sia chiaro che non accetto che qualcuno mi dica cosa mi fa piacere, cosa voglio e cosa è bene per me. perchè se faccio una genilezza non si può essere stronzi. perchè NESSUNO e dico NESSUNO si può permettere di pensare e parlare per me. guai a chi si crede me. fine.

salvate la bionda

allora diciamolo. è un po’ di tempo che leggo sui blog e sulla carta stampata cattiverie sulle bionde. più del solito.

le bionde sono un luogo comune.

le bionde non sono affidabili e fanno perdere tempo.

gli uomini amano le bionde ma sposano le brune.

le bionde sono e non sanno.

non sanno guidare, soprattutto non sanno parcheggiare, non sanno pensare, non sanno dove si trovano. una cosa però la sanno fare: lo shopping!

sono sciocche, vanesie e superficiali. sono antipatiche perché se la tirano –ma poi ogni volta mi domando cos’è che si tirano?-, sono imbranate, oche, decerebrate, irritanti, sono in un mondo a parte.

sono le tipiche donne che un uomo vorrebbe incontrare solo distese su un letto.

insomma, non so se si è capito ma vado fiera della reputazione delle bionde. dopotutto, è una figata quando nessuno si aspetta niente da te, e ti reputa un’emerita cretina! perché IL MONDO E’ TUO!

ecco –che cretina!– l’ho detto! mo’ le bionde me menano. è un segreto che ci si tramanda da millenni…

però oggi lo devo dire perché sono arrabbiata. una va fiera della sua condizione di oca e cosa va a scoprire? che c’è una diceria che va per la maggiore in tema di bionde nel ventunesimo secolo.

le bionde sono esseri che si sentono bionde dentro.

e queste bionde dentro pretendono di avere un cervello.

prendete laura chiatti per esempio, lei mica è bionda, lei dice di essersi tinta perché si sente bionda dentro. e si sente attrice e donna pensante. oggi le bionde, che fanno rima con ossigeno, pretendono di pensare e pretendono rispetto.

ma insomma la grande marilyn monroe, mica aveva ste pretese. ed era ossigenata pure lei. ma non è finita qui. sentirsi bionda è come una fede calcistica. così, adesso ogni sciacquetta mora che si tinge si sente più bionda delle bionde e pretende di cambiare il cliché.

eh, no!

LIBERATE LE BIONDE! ridate il loro spazio alle vere bionde.

perciò oggi non mi cercate perché sono arrabbiatissima! uffi. oh, porc, mi si è spezzata un’unghia! ecco adesso sono ancora più incazzata di prima. accidenti alle more!

stupiscimi ancora

non sono una figlia che ama sostare a casa dei suoi genitori. è difficile convincermi ad andare da loro, perchè vorrei stare a casa mia dato che ci sto così poco. ma mia mamma ha la parola magica. pizza.

la pizza alla casa natale è una tradizione ed è l’unica cosa a cui non so resistere. perciò se mia mamma è decisa ad avemi lì e decide di giocare tutte le sue carte, mi telefona e mi dice oggi faccio la pizza, sei dei nostri?

così ieri ero lì.

se mai qualcuno nell’etere si domandasse com’era la pizza, gli risponderei ottima, grazie.

la ragione per cui lo racconto invece è che l’occasione mi ha dato motivo di stupirmi.

sul tavolo all’ingresso c’era un grosso mazzo di rose rosse. ora la cosa è un po’ strana dato che le ricorrenze o sono appena passate o arriveranno tra poco.

la mia faccia era un punto interrogativo, quella di mia mamma un sorriso, quella di mio papà non saprei, a metà fra l’indagatore, il sodifatto e l’adesso ti frego.

a domanda, la risposta mi ha colto impreparata. le rose erano lì per ricordare il primo bacio che si sono scambiati i miei genitori. il primo bacio di due adolescenti che dopo quello hanno detto eh, sì allora stiamo proprio insieme. cioè una cosa di 56 anni fa!

cioè questi due, dopo tutto quello che hanno passato si ricordano del primo bacio. con un solo gesto hanno buttato alle spalle mille delusioni e sono andati a ripescare sta cosa.

cioè quest’uomo grade e grosso, poco incline agli slanci di affetto, regala alla donna con cui, nel bene e nel male, ha vissuto da sempre, delle rose per ricordare qualcosa di leggero come una piuma eppure, a sto punto, forte come l’acciaio.

non mi interessa sapere se è una cosa che contraddistingue le persone anziane, non mi interessa sapere se è una cosa passeggera, non mi interessa conoscere il prima o il dopo. so solo che questa è una cosa bellissima e che mi ha lasciato, dopo tanto tempo, senza parole.

la fine di un’era in un’eclissi

porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria.

i la crus si sciolgono. lunedì sera con nata li ho ascoltati alla salumeria della musica ed è stata inevitabilmente una delle ultime volte. i la crus non ci saranno più. capito?

i la crus che ho seguito da quando ero una studentessa. i la crus che ho scoperto da sola e che mi hanno fatto scoprire cristina donà, anche se conni& sostiene di essere stato lui. i la crus che nel lontano non me lo ricordo sono andata a sentire da sola in culo ai lupi, in un quartiere malfamato della periferia di milano. e ci sono andata con i mezzi pubblici rischiando di perdere l’ultimo tram. i la crus che suonavano al leoncavallo con un’orchestra d’archi e gli amici coatti mi volevano menare per averli gabbati. insomma quei la crus lì. quei la crus che hanno cantato sta cosa qua:

Non esiste alba abbastanza chiara
non esiste notte abbastanza scura
non esiste luce che possa illuminarmi
non esiste sguardo che possa ferirmi
tutto è dentro me
tutto è dentro me…
e non esiste amore abbastanza grande
non esiste giorno abbastanza lungo
non esiste nulla che possa interessarmi
non esiste nulla, no
perché tutto è dentro me
tutto è dentro me
tutto è dentro me…
non esiste cibo che possa sfamarmi
non esiste amore abbastanza grande
ma quando io ti guardo
tutto quanto cambia
quando io ti guardo
il tempo si ferma
tu sei dentro me

ha detto bene paolo milanesi: “un prgetto buttato alle ortiche”. ma perchè? finisce sempre che a turno si subiscono le scelte di qualcun’altro, e finisce pure che te ne fai una ragione.

porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria porca miseria.

questa notte c’è stata l’eclissi di luna. doveva essere una luna grande e rossa. una luna bellissima. doveva essere un evento speciale perché non si ripeterà più fino al 2011. dovevo e sono tornata tardi, molto tardi. Mi sono detta: bello, così mentre torno a casa mi vedo lo spettacolo.

va da sé, che ieri sera c’erano le nuvole. ieri notte l’eclissi c’era ma io non l’ho vista e tutto quello che ho potuto fare è stato guardare l’evento sul web.

dovrei ringraziare il web o maledirlo come feticcio della vita vera? che dovrei fare? è un po’ approssimativa la questione, lo so, però si pone.

 

tuttavia non tutto è perduto. qualcosa rimane. una luce chiara di notte fra le nuvole e io sul balcone, d’improvviso un pensiero che si alza e un sorriso fra le mani.

 

nel caso un giorno il cielo esplodesse tu mi terresti le mani calde almeno sino a quando il peggio sarà passato? nel caso un giorno non credessi più a niente tu sapresti aiutarmi a correre ancora da sola desiderando ogni bene per me stessa? senza più sensi di colpa, niente più sensi di colpa. salvami dalla realtà quando arriva l’eclisse.

Visto da qui lo spazio sembra immobile
Come in attesa che cada qualcosa in più
Crateri che io non avevo visto mai
Dove si annidano i demoni e gli angeli

Oggi io e te siamo comete instabili
Luci intrecciate che fendono oscurità
Le tue braccia io riscalderò
Finche avrò fiato io soffierò via
Le tue nuvole

Tra tempeste ed eclissi
Le galassie e riflussi
Tra deserti e i ghiacciai
Il mio sole…
Il mio sole…
Il mio sole sarai…

 

neru ringrazia i la crus, cristina donà e i subsonica. ringrazia anche fuliggi perchè dicendole or ora con un’email che il suo blog fa ridere, l’ha incoraggiata a postare sta cosa che non le piace ma che non ha tempo di revisionare. soprattutto non ne ha voglia. perchè: oggi ha il cervello un po’ fritto, parlare di artisti che ama non le viene bene, proprio perchè li ama; francamente non ha tempo per scrivere poco -calvino docet…e se non la sapete ve la racconterò-.

ossimorica

molti dicono che io sia temeraria. e lo sono.

ma allora perchè ho sempre paura?

che sia più forte la mia curiosità come lo fu per ulisse?