scusa se sono troppo sincero

Se non riesco a perdonarmi
Di aver perso del tempo chissà dietro a che cosa
Invece di cercare te
Ma questo forse gia lo sai
Che certe cose accadono
Soltanto quando sembra chiaro
Che a te non può succedere

Tu portami via
Dalle spine del mondo
Aiutami ad essere uomo
Nel buio più pesto
Insegnami come si fa
A non sentirsi di troppo
E a non avere sempre dentro
Il mare d’inverno

così dice una canzone degli otto ohm. ma qualcosa mi suona strano in questo testo.

la parola scusa. cercavo di ricordare l’ultima volta che ho sentito un uomo chiedere scusa. proprio non me lo ricordo. eppure ho una buona memoria.

e così ho pensato a tutte le volte che ci sarebbe stata bene la parola scusa fra le labbra di un uomo, o sarebbe stato carino che lo dicesse.

in fondo cos’è scusa? una sola parola di cinque lettere e due si ripetono pure. non mi sembra difficile. e invece in tutte le circostanze in cui ci starebbe bene come, non so, il cacio sui maccheroni -perché poi pacca sulla spalla, ci si potrebbe guardare e sorridere di nuovo, e vedere come riprendere il discorso fra due esseri umani- sento una marea di frasi inutili e poco significative, tipo:

avevo capito che…

io credevo che…

non capisci…

eh, ma tu…

perché tu sei…

perché anche tu hai fatto, hai detto…

e poi si potrebbe portare ad esempio una sintassi esatta e ricca di paroloni per smontare la logica delle tue rivendicazioni; talvolta, per spiegare in modo logico e consequenziale le ragioni del soggetto, che se si è comportato in quel modo o ha detto quelle cose è per reazione a un tuo comportamento subdolo, come solo una donna sa fare o a un tuo modo di essere che non va e allora è meglio che tu te ne renda conto, perché altrimenti…

insomma tante scuse -che poi potrebbero anche essere vere in parte, ma tant’è- senza chiederti semplicemente scusa.

inserirò l’ultima perifrasi -che risale a oggi- nella top ten.

il soggetto dopo averla fatta davvero grossa risponde via sms:

capisco il perché delle tue reazioni ma dovresti meglio capire te stessa. analizzati, hai tutto il materiale ha (sic!) disposizione.

al che io scrivo:

devo dire che sono una donna fortunata (mi riferisco al fatto aver scoperto per tempo un suo comportamento poco responsabile). sei proprio triste.

contromossa?

lui dice: lo so.

e questo è un esempio tipico. ho capito che gli uomini -ma non solo nelle questioni d’amore ché questa non era una questione d’amore- non sanno pronunciare la parola scusa e poi andare avanti, sanno solo dire lo so -a volte nemmeno- e finirla lì. senza sguardo al futuro, senza uno spazio per la comprensione e la dolcezza.

sei stato antipatico. lo so. fine.

sei stato scortese. lo so. fine.

mi hai offeso. lo so. fine.

sei stato cafone. lo so. fine.

embè? che facciamo? sempre ognuno per la sua strada, eh?

UPDATE:  ovviamente in un post si generalizza e non penso che tutti gli uomini si comportino così! magari in queste situazioni, sono un po’ più sfigata della norma… ringrazio le mie amiche arkika e mitile ignoto per i bei discorsi sull’argomento e per avermi fatto sapere che gli uomini a cui si accompagnano sanno dire scusa la maggior parte delle volte. quando si dice speranza nell’umanità

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scelte e anniversari

quante volte da piccoli vi hanno chiesto: vuoi più bene alla mamma o al papà? preferisci il giocattolo verde o il giocattolo rosso? è più tua amica anastasia o genoveffa?

a parte il fatto che queste due erano le sorellastre cattive delle favole e mi stavano sul culo di default, devo dire che in effetti una era un po’ più buona dell’altra. così -quando leggevi quella favola- tenevi un po’ per lei, ma l’altra era formidabile nella sua cattiveria e arroganza, allora finivi per tifare un po’ anche per questa perchè poi cenerentola alla fine sposava il principe, mentre l’altra restava per tutta la vita una sfigata.

dunque, da un lato si preferisce sempre qualcuno o qualcosa perché è umano farlo ma poi uno capisce che, insomma, non si tratta proprio di preferire, perchè come si fa a confrontare cose diverse? nemmeno due mele dello stesso albero sono uguali e non lo sono nemmeno le metà di una mela. perciò, le dee se ne dovevano fregare se, alla fine, paride aveva scelto afrodite per avere quella stratosferica gnoccolona di elena. mo’ si doveva scatenare tutta quella guerra? ché poi amore amore secondo me non era.

figurarsi! a me lo vengono a raccontare? quella era bella e basta. sì, sarà stata intelligente la ragazza; sì, tanto onesta pareva che non le pareva vero scappare dal vecchio per andare nelle braccia di quel bonazzo.

vabbè, poi finisce sempre così: qualcuno ci resta male per una scelta che non c’entra nulla col confronto e si scatena un gran casino che non te lo immagini nemmeno.

e ora arrivo al dunque, tutta sta spatafiata perchè? cui prodest? per qualcosa di semplice e per salvarmi in extremis.

oggi due miei amici compiono gli anni e non posso fare due post diversi per ognuno. non posso dire che preferisco l’uno all’altro. quello che conta è che sono AMICI.

volevo scrivere qualcosa di carino per loro. ma come sempre, quando vuoi strafare non ti viene mai in mente niente. come dice il mio carissimo amico psychic translator, chi ha detto che bisogna per forza dire sempre cose interessanti?

anche perchè, a essere sinceri e a parte il fatto che sanno stupirti sempre, sugli amici non c’è niente da dire perchè loro SONO. basta così. basta così per sentirti al mondo.

perciò cara ARKIKA, fantasmagorica swamp, e caro CiPi, tecnico blu con una strana propensione all’elasticità del terreno e del divano, vi auguro BUON COMPLEANNO e assolutamente nessuno di questi giorni ché mi sembrate il lazzaretto! una con il febbrone e l’altro con un mal di testa da capogiro! oh, siete vecchi fatevene una ragione.

p.s. volevo dirvi che io voglio più bene al mio ranocchio verde. mi dispiace…

fatalismi

neru è felice di avere amici, pochi ma buoni. e tanti conoscenti. tanti pazzi soprattutto. e lei ci sguazza fra i pazzi. e ogni tanto si domanda perchè? ma certe domande non hanno risposte. la risposta è già la domanda e poi, signori giudici, i fatti servono. i fatti prima di tutto!

il fatto è che neru si ascolta e ascolta, e non riesce a capire bene cosa sia la normalità. così trova più semplice la pazzia. se neru fa questi ragionamenti, figurarsi quelli a cui si accompagna.

è per questo che oggi riporto qualche conversazione, buttata qua e là in mezzo al vento della blogsfera.

neru: oh, cipi. ma caspita, non ci credo!

CiPi: tu sai perchè? io no ma un motivo ci sarà. sai che ti dico? niente.

neru: cara qui si mette male. che facciamo?

arkika: ogni tanto mi domando le colpe di chi stiamo pagando

neru: ragazzi, io ci rinuncio.

rosscell: sai è semplice. per gli uomini 1+1=2, per le donne 1+1=random a seconda del livello ormonale.

neru: ogni tanto mi chiedo se mi posso rilassare un po’.

mitile ignoto: preparati al botto.

giò borso detto fuliggi: cari, vi annuncio che sono tornato tra voi. libero come un fringuello, pronto a morire di fame, a far baldoria fino a notte fonda! allora che si fa? eh, che si fa?

neru: non ti preoccupare. siamo separati dentro, non c’è un cazzo da fare.

templar: ma a te quando parte un embolo devi cantare?

neru: tesoro io combatto la disperazione e la stanchezza con il canto. dai apriamo i finestrini di sta macchina e cantiamo a squarciagola, anche iron titti se vuoi, ma cantaaaaa che ti passa e non fare quella faccia!

chicken’ uan –delle chicken’ five: perchè vedi, alla fine la verità si impone. in ogni caso, il fatto è che stiamo cercando la nostra autenticità.

neru: sì, ma come salvaguardare l’individualità dall’individualismo?

neru: ma com’è che questo destino non ne vuole sapere?

filosofo vigile: ma tu gli dai una spinta?

neru: miseria! spingo con tutta la forza che ho!

filosofo vigile: eh, no! se spingi troppo forte lo bypassi!

pareti labili

sarà che ultimamente la notte dormo poco, sarà che le nuove case hanno le pareti di carta pesta -se ci penso mi si attorcigliano le budella: soffitti sempre più bassi, intonaci mal fatti, pareti storte e sottili, insomma tutto un gioco al risparmio per case sempre più costose- sarà quel che sarà, io la notte sento strani rumori.

che poi a me piace fare il voyeur dei vicini. se sei da solo e stai in silenzio, senti i discorsi, i litigi, le discussioni, le telefonate e non è brutto. insomma ti fanno compagnia e tu puoi fare per un po’ i fatti degli altri senza pensare ai tuoi e ridertela anche.

ecco poi magari penso che anche gli altri, allo stesso modo, si fanno i cazzi miei e allora c’è poco da ridere…

comunque -per ritornare a me- io sono lì che scrivo e, anche se sono concentrata, sento.

solo che a volte ti viene l’invidia.

ieri sera, per esempio, i rumori si sono trasformati in ululati e non la finivano più.

però devo dire che -a parte nell’esatto momento in cui ho pensato: ecchec loro sì e io no?- non ho imparato niente di nuovo e non mi sono nemmeno divertita.

che dite, la prossima volta applaudo ugualmente?

sì però lei faceva finta!

benigni’s way

non dimenticare che non serve dimostrare di avere ragione. non ti ascolta nemmeno chi desidera farlo.

storie. bisogna raccontare storie come shahrazàd.

come dice paul auster:

perchè: cosa significa guardare una cosa, un oggetto reale nel mondo reale, un animale per esempio, e dire che è una cosa diversa da ciò che è? significa che ogni cosa vive una doppia vita, a un tempo nel mondo e nelle nostre menti, e che negare una sola di queste vite vuol dire uccidere la cosa, in entrambe, contemporaneamente.

io ho amato il libro di auster da cui è preso questo passo e alla fine ho aggiunto una frase:

è stato. vivi. sarà. scrivi. il tuo passato per il tuo presente per il tuo futuro per il tuo passato.

e così hermes mi ha lasciato scritto il dialogo fra remidio della chiarina (R) e guercio da vinci (G).

(tratto da uno spettacolo di benigni)

R: tu vien da vinci, da quei colli verdi. tu vien da vinci ma con me tu perdi.

R: te che tu sei il poeta e io il ciuco, dimmi quante formiche c’è in quel buco.

G: lì dentro ‘un ce n’è 20 e neanche 30, lì dentro ce ne sta quante ce n’entra.

R: tu sei un gran furbo e te lo dico in viso ma io ti ho chiesto il numero preciso.

G: precisamente sotto a quella zolla, ce n’è 8.000 contale e controlla.

R: controlla te che tu sei intelligente, perchè a me guarda ‘un me ne frega niente.

G: a dir ‘un me ne frega si fa presto, dimmi allora perchè tu me lo hai chiesto.

R: te l’ho chiesto perchè fa caldo a’agosto, il grullo tu sei te che mi hai risposto.

G: io sarò grullo a’agosto e ‘un è un gran danno ma tu sei grullo tutto l’anno.

chiedetelo alla fiat

dopo l’articolo di serra sul nuovo ruolo degli operai, non posso far altro che postare l’articolo sulla ripresa della fiat. ci si domanda se le genialate dell’accoppiata marchionne-montezemolo possano essere un modello per l’italia e per la sua ripresa, data l’efficacia del modus operandi del management fiat.

io direi che prima di tutto il signor marchionne-montezemolo dovrebbe ringraziare l’italia e gli italiani, e già che c’è, ringraziare gli operai della thyssen-krupp.

miracolo fiat

non dovevi farlo

mastella non dovevi proprio citare neruda. ma come ti sei permesso? adesso basta davvero. sono stanca dei vostri spettacolini da quattro soldi.

gli italiani hanno una dignità e vi lasciano fare i teatranti per tanti motivi che non capirete mai, voi che volete solo il potere e i soldi.

e il bello è che non ve ne frega niente di essere ridicoli.

e non siete voi che fate l’economia e non siete voi che fate l’italia e non siete voi che vogliamo e non siete voi che ricorderemo con stima e gratitudine.

fatevi un po’ più in là per favore!

e pensare che gaber e luporini l’hanno scritta nel 1978 sta canzone:

salviamo ‘sto paese.

UPDATE: non so se dire per fortuna, ma ho scoperto che la poesia che da anni gira nelle mails e sui blog come testo di neruda e che -con mio sommo dispregio- ha letto mastella ieri, non appartiene al poeta cileno. diciamo che questo mi conforta, dall’altro la situazione resta teribbile… se penso poi al commento dell’esimio sulla sua bella figura… ho perso le parole!

grazie ad angolo bianco. è da lui che l’ho saputo.

incontri ravvicinati del terzo tipo

essere amati è un bella cosa, anche essere desiderati lo è.

il metro di misura per capire se il nostro charme è alle stelle varia da persona a persona, c’è chi si accontenta e chi gode.

ieri ho realizzato che se scarpa gucciata ha venere nel suo segno, io devo avere la sorrellastra nel mio.

tutto questo perché. immaginatevi un’inquadratura su neru che cammina beata. siamo in esterna -tanto per essere al passo con i tempi-. il luogo è proprio nei pressi di un parco -che già il parco dovrebbe dare qualche indicazione di default-.

neru è pensierosa -uh, che novità-, ascolta musica dal suo lettore mp3 -sì quella che non riesce a postare sul blog!- e già che c’è si fuma una sigaretta che è meglio degli occhiali da sole per aumentare il carisma e il sintomatico mistero. la nostra eroina ha un buon umore, direi.

stop.

fermate una attimo la scena. devo fare una piccola digressione.

sono una di quelle persone che odia imbrattare il suolo pubblico. insomma la casa può anche essere un porcile ma gli spazi che si condividono devono essere rispettati. così quando finisco una sigaretta e sono in giro, devo buttare il filtro in un cestino. mi potrei fare chilometri per cercarne uno. a volte la civiltà di una città si vede anche dai suoi cestini.

occhei tornate pure in esterna.

dunque, neru fa per gettare il filtro che le si avvicina un uomo.

segue conversazione.

lui: fumare fa male.

neru: eh sì ha ragione.

lui: è meglio fare all’amore.

neru: eh sì ha ragione.

lui: no dico, perchè fumare se si può fare sesso?

neru:

lui: poi il sesso fa benissimo. lo sa che elimina il colesterolo, migliora il battito cardiaco, fa bene alla pelle, aumenta il tono muscolare? lei perchè fuma?

neru:

lui: nonono guardi smetta di fumare e faccia più sesso piuttosto.

neru: ecco…

lui: ma lei fa sesso?

neru: beh…

lui: no perchè una donna come lei non dovrebbe avere problemi.

neru:

lui: non è che vuole fare sesso con me?

neru: ecco, insomma. grazie eh, ma magari mi organizzo in un altro modo.

lui: ah ma io sono bravo

neru:

lui: ieri sera per esempio con mia moglie…

neru: ma ha una moglie? e fa queste proposte per strada?

lui: eh, perchè no? cosa vuol dire! fare sesso è bello e fa bene. gliel’ho detto, no? dicevo, con mia moglie ho fatto quella cosa lì. ma quella cosa bella, sa? -segue spiegazione con la mimica della lingua che si gira e rigira come un’anguilla- ecco, lei l’ha fatto a me poi io l’ho fatto a lei. che ne dice di un bel alberghetto? poi è più felice.

neru: … ma veramente io sono a posto. senta, facciamo così. bella la sua proposta, eh! interessante, ma magari ora vado. arrivederci e… mi raccomando, sempre in forma!

lui: vabbè peccato! arrivederci cara.

beh, non tutti i maniaci sono proprio delle cattive persone…

e poi mi domando perchè do sempre ascolto a tutti i pazzi…è che sono così così… boh! normali forse?

grazie alla vita

grazie alla vita perchè mi ha dato tanto. così dice una canzone di violeta parra. mi emoziona sempre ascoltarla. oggi mi emoziona di più, perchè oggi penso che sia così.

forse erano le doglie del parto quello che sentivo lunedì. per la nascita di un qualcosa che mi piace chiamare consapevolezza, a cui guardo con occhi di madre innamorata.

a volte sai le cose e, ugualmente, non le percepisci fino in fondo, non sono tue. restano lì a mezz’aria in attesa di un tuo sguardo e di un sentimento nuovo. perlopiù passano veloci nel pensiero e non si fermano, non mettono su casa.

oggi invece un’idea ha preso in afftto una stanza del mio pensiero. quest’idea ha trovato comoda quella stanza e sta cominciando a farla un po’ sua. la sta già arredando con i colori del rosso, dell’arancio e del prugna, proprio come la mia vera casa.

in fondo, sapevo che conni& aveva ragione quando mi ripeteva che vediamo la realtà come fa comodo a noi. me l’ha ribadito anche psychic translator -in attesa di un nick migliore!-, proprio oggi.

è così, prendiamo pezzettini di puzzle e cerchiamo di incastrarli alla meglio. poi ci arrabbiamo come matti se non si incastrano come avevamo pensato noi, senza capire che andrebbero messi da un’altra parte, in un altro modo o magari dovevano essere semplicemente girati. spesso prendiamo pezzi qua e là e costruiamo il nostro puzzle fregandocene alla grande del disegno stampato sopra. pensiamo che tutto torni e invece lo facciamo tornare.

ora tutto quello che posso dire è che ho capito che davvero non so e che mai nulla è come sembra. non che ora sia libera dalle mie categorie mentali e dal pregiudizio umano e necessario. so solo che quando mi domando perchè ho sempre ragione? molto probabilmente mi sto sbagliando.

posso solo rimanere in ascolto senza interpretare, lasciandomi cullare dalla meraviglia. e poi le cose accadono.

p.s. per ascoltare la canzone della parra c’è un grazioso box nella colonna a lato in basso. per ora beccatevi questo perchè altro non sono riuscita a fare. ecco non è essattamente come volevo io… 😉