l'alba dentro l'imbrunire

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Monthly Archives: dicembre 2007

buoni propositi

e un altro anno sta finendo.

dovrei decidermi a stilare una lista di buoni propositi e di desideri. la mia vicina mi ha appena detto che non desidero nulla in verità e che sono troppo “utopica” (sic!).

e dire che ci vediamo sì e no una volta al mese. beata semplicità. è una donna pratica lei. io mi definisco sognatrice pragmatica. sarà per questo?

occhei, occhei la lista. miii che barba le liste, servono solo a far venire i magoni.

vediamo, cosa potrei desiderare? famiglia? sì. ma in un anno mi sembra troppo, allora le basi per formare una famiglia magari. sì mi sembra meglio.

poi: …

cosa si può desiderare nel ventunesimo secolo in occidente? dignità, onestà, semplicità, leggerezza. eh ma queste cose non le voglio solo per me!

vabbè devo chiedere alla mia vicina come si fa ad essere pratici… intanto faccio un tè, quello di natale.

ma femminismo è il contrario di maschilismo?

ieri sera sono andata al cinema a vedere un un thriller. una prostituta dà alla luce una bambina e poi muore; la levatrice che assiste al parto rimane coinvolta in un mondo molto vicino all’apocalisse.

non voglio spoilerare ma quello che importa ora è che la prostituta in realtà è una bambina di 14 anni – in fuga dalla miseria del suo villaggio e senza famiglia – rimasta incinta perchè struprata da un vecchio. tutto nel film gioca fra realtà e apparenza, fra ciò che è sentito e ciò che è detto. è un film di soprusi e amore.

dopo un film così, io e i miei tre amici – CiPi, conni& e giò borso – siamo andati ad aumentare il nostro tasso alcolico e a diminuire la nostra fame. sarà stato il film, sarà stato che si è aggiunto un altro uomo alla compagnia – e così ero in netta minoranza -, alla fine abbiamo finito per parlare di ruoli, di soprusi dei ruoli e di femminismo. ma di quale femminismo stavamo parlando? ancora ancorati agli anni ’70? e poi perchè? e perchè gli uomini si sentono inadeguati? perchè pensano che abbiamo noi donne il bandolo della matassa? che è, una richiesta di aiuto?

e cosa c’entra la lotta per i diritti, per la giustizia e la dignità con il rapporto fra due persone? perchè confondiamo i soprusi?

ho due immagini:

  • io a 23 anni di notte da sola mentre guido la macchina per tornare a casa dopo una bella serata con gli amici. penso a quanto sono fortunata, solo cinquantanni prima non avrei potuto permettermelo. e dentro di me ringrazio tutte le donne combattive che me l’hanno permesso, femministe e non.
  • io prima abbracciata a un uomo che amo e – cambio scena – io davanti a un uomo che stimo. quegli uomini mi dicono: non farmi male. e io che penso: ma se non farei male a una mosca? ma ho capito cosa vogliono dire e sorrido e sento la mia voce dire no. io donna non farò male a te uomo. entrambi quegli uomini anni più tardi mi feriranno e io lì a ricucire. a volte penso che gli uomini sono figli per le donne. siamo fatte per accogliere e per tessere la trama delle maglie, comunque.

e il mio ruolo? donna e?

non sempre rispondo

torno a casa e ci sono messaggi in segreteria, messaggi sul cellulare. uff, la famigghia è sempre all’erta nella preoccupazione.

leggo il messaggio su quel giocattolino odioso che ha un nome lunghissimo: cellulare, telefonino. sarebbe meglio chiamarlo scassapalle. è per questo che apprezzo tanto una canzone dell’ultimo album di cristina donà.

il messaggio dice: ci sono tre vecchie che ti pensano. qui tutto bene. un bacio dalle nonne. fine.

io di nonna ora ne ho una sola: la patriarca. nè lei nè le altre dimostrano l’età che hanno, come del resto la sottoscritta. come non si fa ad amare queste donne?

UPDATE: oggi il messaggio “suonava” così: come va…sei pronta per domani sera per il punto di domanda non so dove schiacciare baci da 2 tuoi amori.

il messaggio era di mia zia holy mary che fra pochissimo compie settantanni…la tecnologia le fa una pippa e non la ferma nessuno. quando si parla di carattere…

sogno o son desta?

sono una ritardataria cronica. ecco l’ho detto.

ma sì, lo posso dire, tanto tutto il mondo mondiale lo sa. se qualcuno volesse, per esempio, potrebbe fermare chicchessia per strada e chiedere: mi dici una caratteristica di neru? beh, quello senza nemmeno pensarci troppo direbbe, così su due piedi: il ritardo, ecchec!

ci ho pensato ieri al perchè. scrivendo ai miei amichetti, ho raccontato dell’uscita dell’altro giorno. appuntamento alle 20, alle 22 mi arriva il messaggio di rosscell: ma dove sei finita? fra le righe delle mie cazzate, ho detto la verità: sono persa nei miei pensieri.

et voilà il segreto dei miei ritardi. mi perdo nei pensieri e nei sogni ad occhi aperti e non ci posso fare niente. i pensieri e i sogni danno struttura alla mia esistenza, anche perchè poi la realtà o è comica o è tragica o è vaffanculo, insomma un caos pazzesco e allora come cavolo si fa ad orientarsi?

UPDATE: leggo ora fra le righe di un bel libro di amélie nothomb:  “chi dice ritardo dice confronto”… mi vorrà dire qualcosa?

colpa di alfredo

se ho finito una storia d’amore è colpa di alfredo – sì proprio come la canzone – se ho iniziato a scrivere qui è colpa di coltrane e tfm.

perchè in fondo sono convinta che tutti in qualche modo cerchiamo di scaricare la colpa. se siamo buoni la scarichiamo su qualcosa, se siamo meno buoni contro qualcuno, ops!

coltrane mi ha introdotto in modo sensato e ragionato nel mondo del blog, tfm mi ha avvinghiato alla “realtà” del mondo blog. a tutti e due dico fetecchie.

escludendo i blog di servizio, quelli usati per lavoro e una serie di altri ammennicoli, coltrane sostiene che il blog serve per raccontarsi e vedere l’immagine di sè riflessa e riletta dagli altri, tfm decisamente no. lui racconta storie e il signor tfm è un tizio che legge e rilegge la realtà e te la mostra con occhi che guardano e osservano. nella realtà l’alter ego di tfm ha altro da fare tipo vivere.

e io? che ne so. io non so cosa sia questa mia vita da blog. chi vivrà vedrà e qualche santo sarà. CiPi, il mio amico che non vuole la pillolina blu -bravo lui – e che quando era giovane l’unica cosa che voleva fare di notte d’estate con un alto tasso alcolico era tastare l’elasticità del terreno, direbbe – grazie ammè – que serà serà, the future’s not ours to see…e nun te incazzà!

incipit

mai dire mai.

lo so che non esistono gli avverbi adolescenziali e lo dovevo sapere quando ho comentato il post di mas, un ragazzo che ha fatto della semplicità il suo punto di forza, accidenti a lui. ha semplicemente suggerito indirettamente che era arrivato il mio momento e io ho risposto: nossiamai. e infatti. eccomi qui.

ma perchè?

ho cambiato in parte lavoro e questo non mi consente di scrivere stupidate tutti i giorni. dunque, ho bisogno di un esercizio catalizzatore.

negli ultimi sei mesi, ho vissuto due dolori e alcune fortune. una di queste è stata incontrare mitile ignoto, ‘na cozza insomma ma ‘na cozza lirica come ama definirsi. con lei ho scoperto che il tempo perso al lavoro è quello più proficuo. e soprattutto ho reinterpretato una strofa di battiato.

“…e il mio maestro m’insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunireeee…”

l’ho cantata per anni a squarciagola pensando che mi volesse dire com’è difficile cercare l’impossibile e l’assurdo. mitile ignoto mi ha guardato, mi ha sorriso e ha detto: sai mi piace quella canzone, l’ho ascoltata con mio figlio e quando mi ha chiesto cosa voleva dire gli ho risposto che è difficile ma non impossibile trovare un inizio dentro una fine.

stonk.

ok, ho detto. allora, adesso, hic et nunc, proprio ora proprio qui a cavallo di due anni, alla fine del 2007 e all’inizio del 2008, ora e ancora voglio trovare un inizio per ogni fine che c’è stata, che c’è e che ci sarà, perchè: i will survive. ma questa è un’altra storia.