Quando si mette il coprifuoco alle idee, quando un governo ritiene di doversi scagliare contro le critiche di un giornale, forse qualcosa non va nella nostra democrazia rappresentativa. In realtà, in Italia la gente ha una concezione sempre più leggera della democrazia rappresentativa. Sembra che basti solo assolvere al dovere del voto. E i politici (soprattutto quelli «nuovi», quelli che non provengono da una lunga formazione, ma dalle scuole del marketing), ritengono che i cittadini abbiano firmato loro una delega in bianco. Si sentono legittimati a fare tutto ciò che le regole della soddisfazione dei desideri impongono, quasi che l’ esercizio nobile dell’arte della politica, sia definita dalla migliore e scintillante soluzione dei desideri di ognuno. Siamo al paradosso che, proprio oggi, quando la politica sembra aver preso il sopravvento su molte altre attività (al punto che tutti ci si buttano), la partecipazione invece cala. E’ vero che la democrazia rappresentativa si risolve nella delega. Ma essa è intesa in maniera così forte dall’attuale classe politica (al governo e all’opposizione), che ha relegato in soffitta la democrazia di opinione. Siamo così all’antipolitica, che non è quella di Grillo o dei girotondi, ma quella della politica intesa come mercato della soddisfazione dei desideri. La classe politica italiana, ma anche gli intellettuali, hanno gravi responsabilità. L’ eterna transizione cui è costretta l’ Italia almeno da 15 anni e la promessa reiterata di riforme che non arrivano mai, hanno tolto credibilità alla politica e rafforzato chi, nella politica, vede un teatro da calcare con le sue truppe ordinate e ubbidienti a ogni ordine, senza discutere. Vale a destra come a sinistra. In un quadro simile, la partecipazione e, dunque, la democrazia di opinione spariscono.
le parole sono di don antonio sciortino direttore di famiglia cristiana, un settimanale cattolico ultimamente redarguito dalla chiesa perché in contrasto con il governo, anzi ad essere precisi verso metà agosto di quest’anno il vaticano ha preso le distanze da famiglia cristiana per gli scontri di quest’ultima con l’attuale governo.
il vaticano ha detto che il settimanale “è una testata importante della realtà cattolica, ma non ha titolo per esprimere né la linea della santa sede né quella della conferenza episcopale italiana” e che “le sue posizioni sono responsabilità esclusiva della sua direzione”.
da questo polverone è nata la lettera -o commento, non riesco ad essere più precisa- di cui riporto un estratto. è stata scritta a la repubblica il 25 settembre scorso.
anche queste parole mi sono sembrate interessanti. tutto il commento è qui.
non so ma il momento mi pare opportuno per ritirare fuori certe questioni. e per il momento queste non riguardano la chiesa. per il momento.




Posted by Sammy on 29 Settembre 2008 at 09:21
ma dai… si sono svegliati?
Posted by neru on 29 Settembre 2008 at 09:25
uomo di malafede!
Posted by ARKIKA on 29 Settembre 2008 at 20:28
ci sarà speranza quindi??
Posted by neru on 30 Settembre 2008 at 00:15
arki se muore la speranza siamo nella merda, simplement!